I giovani al Giubileo hanno disturbato? Eppure nessuno si indigna per i concerti o le sagre

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In questi giorni è stato quasi impossibile non notare, scorrendo TikTok o altri social, il fiume di critiche rivolte ai partecipanti del Giubileo dei giovani. Video indignati, commenti piccati, polemiche da salotto digitale: “Hanno bloccato la metropolitana”, “Fanno rumore”, “Creano confusione”, “Portano il caos”.

Le immagini, certo, parlano chiaro: le stazioni affollate, i cori, la vivacità. Ma forse è il caso di fermarsi un attimo e domandarsi: davvero tutto questo disordine merita tanto astio? O forse il fastidio nasce più dalla natura dell’evento – esplicitamente cristiano e cattolico – che dai disagi logistici?

Perché la verità è che scene simili accadono puntualmente per eventi sportivi, concerti, raduni politici, manifestazioni ambientaliste o queer. Ma in quei casi, nessuno si scandalizza troppo. Anzi, si celebra la “partecipazione”, si esaltano la libertà, la democrazia o l’inclusività. Quando però migliaia di giovani cristiani si riuniscono per un evento di fede, allora – improvvisamente – diventa un problema di ordine pubblico. E nessuno citi le critiche per eventi religiosi di altre fedi perchè fino a prova contraria l’Italia è soprattutto un Paese cattolico.

Il discorso sui trasporti è altrettanto emblematico. Si sapeva del Giubileo da tempo. Forse il Comune di Roma poteva organizzarsi meglio, certo. Così come potevano anche organizzarsi gli uffici semmai prevedendo lo smart working. Ma che una città come Roma – che si vanta di essere internazionale, accogliente, turistica, centro di eventi mondiali – non riesca a gestire per qualche giorno un afflusso di giovani, è quantomeno paradossale.

C’è poi un altro elemento da considerare: l’accanimento, spesso sarcastico, di molti romani (e non solo) contro questi giovani pellegrini. È singolare: l’Italia è la patria delle sagre, delle processioni, delle feste patronali, dei volontari che tengono in piedi le parrocchie, le mense, i centri estivi. Molti di questi giovani che oggi vengono derisi per un canto in metropolitana, domani saranno quelli che animeranno quelle stesse realtà che tanto ci piacciono d’estate, quando vogliamo divertirci “in modo sano”.

Non saranno tutti santi, certo. Ma almeno sono giovani che portano avanti valori che, in un mondo sempre più cinico e individualista, fanno bene a chi li abbraccia e a chi sta loro attorno: altruismo, solidarietà, fraternità, senso della comunità. Non è poco. Anzi, è tanto.

E allora forse, prima di lamentarsi del rumore in metro, varrebbe la pena ringraziarli. Perché mentre altri gridano, distruggono o pretendono, loro camminano. E pregano. Anche per chi li insulta.

M.S.

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Voci diverse, radici comuni: autori e pensieri che hanno contribuito a Secolo Trentino

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