martedì, Febbraio 10, 2026
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Gina Lollobrigida, bersagliera sempre innamorata

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La storia di Gina Lollobrigida sarà una lunga traversata, ma prima ci permettiamo un aneddoto. Molti anni fa la diva di seconda fila Silvana Pampanini (1925/2016) raccontò che, dopo un’ovazione in America latina, si dichiarò “embarazada” e ne nacque un equivoco, poiché quella parola, in spagnolo, significa incinta; molto tempo dopo abbiamo ascoltato lo stesso episodio da Laura Pausini. Capito cos’è il divismo? Una continua parata di cartapesta in cui, aveva forse ragione lo spietato Paolo Villaggio, le autobiografie sono piene di invenzioni per non deludere la platea in attesa di sogni.

A noi però il divismo è sempre piaciuto. Forse perché è venuto meno un certo senso religioso della vita, lo avevamo sostituito con un olimpo di nuovi dei, che proiettavano i nostri desideri.

Il secondo dopoguerra è stato un trionfo per il nostro cinema. Merito della creatività italiana? Senza dubbio, ma pure di robusti finanziamenti USA, intesi a costruire le nuove narrazioni: di talché artisti come Vittorio De Sica, manifesti di una morbidezza anni trenta, telefoni bianchi e “salotti ungheresi”, coadiuvati da sceneggiatori new age, si impegnarono a diffondere l’immagine di un’Italia stracciona, come denunciò Giulio Andreotti, formula che perdura tuttora: i nostri maggiori successi cinematografici e letterari del terzo millennio devono contenere mafie e camorre, delinquenza da strada e corruzione, cialtroneria e, ultimamente, trame inclusive di tutto tranne che dei valori italiani di laboriosità e versatilità. Non siamo noi a dirlo; è sufficiente guardare una vecchia pellicola come “Il Gaucho” ,1964,  regia dell’immenso Dino Risi, che vede tra gli interpreti proprio la Pampanini: la quale, sempre un po’ tronfia, amava ricordare di aver lanciato Gina, cooptandola in una particina nel suo film “Il trionfo di don Giovanni”.

Veniamo dunque alla nostra Ginona, nata Luigia, appartenente a una famiglia dove si trovavano giornalisti, politici, una pattinatrice e, per li rami, fino a oggi, Francesco Lollobrigida, ex cognato della premier Giorgia Meloni e attuale ministro dell’agricoltura, sovranità alimentare e foreste.

Gina nacque a Subiaco, provincia di Roma, ma già Ciociaria nell’anima, il 4 luglio 1927, da una coppia benestante, decaduta dopo il conflitto mondiale, che in tutto ebbe sei figli. La piccola, pur nelle ristrettezze, si diede da fare in campo artistico, mostrando talento nelle arti figurative, come disegnatrice di bozzetti; ebbe l’occasione di studiare recitazione, evidentemente non ostacolata in famiglia e iniziò con piccole rappresentazioni.

Si leggono storie a bizzeffe sul suo cursus honorum, di cui non si può sondare l’autenticità, non da ultimo poiché il giornalismo rosa ha campato alla grande su di lei e la presunta rivalità con Sofia Loren ( sette anni più giovane), astro nascente quando lei era già affermata.  Tra i veleni più pubblicizzati, gira che la Lollo si sarebbe vantata di aver lottato con le proprie forze, senza il marito produttore ammanicato con i tycoon californiani alle spalle (chiara allusione al coniuge di Sofia, Carlo Ponti).

Leggenda vuole che l’eccentrico e misterioso miliardario, cineasta e aviatore americano Howard Hughes le avesse offerto un contratto stratosferico, e magari anche un matrimonio, avvezzo com’era a compagne attrici, una delle quali anche moglie (Jean Peters); ma Lollo, dopo aver firmato, si sarebbe tirata indietro, impaurita dalla “gabbia dorata” che la attendeva. Non è l’unica ad averlo dichiarato, un esempio per tutti Virna Lisi, che lavorò negli USA, ma ruppe il contratto.

In questi casi è più probabile che il consorte della star ostacoli questo tipo di trasferte (sia Gina che Virna erano già sposate); e a far paura sia un meccanismo che, da “straniere”, non si governa, rischiando cadute drammatiche. Lollo, per tale decisione, dovette rinunciare per anni a girare in set americani, ma poteva lavorare in produzioni statunitensi su set europei: fu così che si mise in luce in “Trapezio” (1956, regista Carol Reed); e “Salomone e la regina di Saba” (1959) inizialmente con Tyrone Power, funestato dalla morte di quest’ultimo durante le riprese e ricominciato con Yul Brinner, regista King Vidor.

Trapezio, con Burt Lancaster e Tony Curtis

D’altro canto Gina ripeteva sempre (anche perché glielo domandavano spesso) la storia del suo incontro con Marilyn Monroe, una sua affine in toni più chiari: entrambe di forme morbide e rotonde, gambe meno brillanti (ginocchia larghe e una leggera stortura l’americana, caviglie non troppo fini l’italiana). Un mistero circonda l’incontro, che non può essere avvenuto nel 1950, come raccontava Gina: le foto mostrano una Monroe post “Quando la moglie in vacanza” film del 1954, infatti la bionda indossa proprio quel famoso  vestito. L’italiana ci teneva a dire che la collega, carina e gentile, era fragile rispetto a lei, che invece sapeva difendersi: quanto a questo, nessun dubbio, almeno fino a un certo punto della sua vita.

Gina e Marilyn

I successi di Lollo sono tanti, impossibile elencarli tutti, poiché lavorò proficuamente un po’ ovunque, in Regno Unito, in Francia e, ovviamente, molto nel suo paese. Si cimentò nel registro drammatico e in quello brillante; in “ La donna più bella del mondo”, disse di aver cantato “Vissi d’arte” da “La Tosca” di Puccini con la propria voce, ricevendo i complimenti di Maria Callas.  Tuttavia è indubbiamente rimasta nella memoria di tutti come “la bersagliera” di “Pane amore e fantasia” e “Pane amore e gelosia”, affiancata da uno sfavillante De Sica: il maturo maresciallo femminaro Carotenuto, arrivato nell’immaginario paese del centro sud, Sagliena,  che la mangia con gli occhi, mentre corteggia la levatrice; e lei, Maria De Ritis, in groppa all’asino, civettona, ma innamorata del timido  carabiniere trentino Pietro Stelluti. In quelle pellicole c’è tanta roba: la vecchia Italia, il sud ancestrale, i meridionali sfruttati, ma maliziosi e strafottenti, tanto che lo Stelluti lamenta:” Voialtri della bass’Italia me credé tonto”.

Una scena di “Pane amore e fantasia”

La carriera procede a gonfie vele, senza cadute di stile.  Per lei viene coniato il termine “maggiorata”, usato nel film ‘Altri tempi’, diretto da Alessandro Blasetti nel 1952, declamato da Vittorio De Sica nell’episodio “Il processo di Frine”. Arrivano anche tanti premi e riconoscimenti e la stella sulla “Walk of fame” di Hollywood, mai l’Oscar come miglior attrice: quello, lo becca Sofia, l’aveva preso la Magnani, e per le italiane è tutto.

Nel frattempo esiste una vita sentimentale, definita spesso dai rotocalchi “misteriosa”, che riassumiamo su base mediatica. 

Negli ultimi anni di vita Gina pubblicizzò una vecchia storia: da ragazzina, attrice in ascesa, sarebbe stata violentata da un calciatore della Lazio.

A 21 anni Lollo sposa, al Terminillo, vestita in tenuta da sci, il medico italo sloveno Milko Skofic, che smette la professione e diventa il suo manager, canzonato nelle cronache per essere ben poco comunicativo.

Nel 1957 nasce Andrea Milko jr. Paparazzi e cineoperatori hanno fatto le notti in bianco per beccarla fugacemente in premaman, mentre saranno appagatissimi nel post partum: la super puerpera si mostra trionfalmente, ancora a letto, col pupo in braccio e il marito a fianco ( Sofia Loren, undici anni dopo, non sarà da meno). Per il bimbo viene scelta una balia ciociara.

Copertina per la nascita di Andrea Milko

Il matrimonio dura formalmente fino al 1971, anno del divorzio, ma era finito da parecchio. Nel frattempo vengono attribuiti a Gina innumerevoli storie con colleghi e persone dell’ambiente, capi di stato e notabili. Lei espresse simpatia per Rock Hudson (insieme nel film “Torna a settembre”, regista Robert Mulligan), dichiarando di ritenerlo sensibile al suo fascino e che doveva aver cambiato “sponda” in seguito; che Orson Welles era “vulcanico”, ma il suo partner lavorativo più sexy era stato Sean Connery, nel film “La donna di paglia”, 1964, regista Basil Dearden: una pellicola perfino coraggiosa, nell’adombrare, in finale, un amore nascente interrazziale tra Maria Marcello, interpretata da Gina, e il governante caraibico.

La donna di paglia

Emerge il super gossip a fine anni sessanta: un’avventura con il sudafricano d’origini olandesi Christiaan Barnard. Oggi questo nome dice poco, ma allora era solo un gradino sotto gli dei: il primo chirurgo a effettuare un trapianto di cuore e, per giunta, omarino dall’aspetto accattivante e propenso alla mondanità, che si vantò della conquista, con disappunto di Lollo.

Gli anni settanta vedono il declino e forse anche un poco di stanchezza, dopo un trentennio di intensa attività e peripezie personali. Si registra, nel 1972, una partecipazione televisiva alla fiction “Le avventure di Pinocchio”, diretta da Luigi Comencini nella parte, ovviamente, della fata turchina; i giornali rivelarono che l’interprete del burattino, il fanciullo toscano Andrea Balestri, le aveva fatto vedere i sorci verdi per canzonature e dispetti. Lui dà una versione diversa: Gina si comportava da diva capricciosa, con ritardi e pretese eccessive per la pazienza di un bambino e quasi erano venuti alle mani.

Una pausa e Lollo si reinventa: sfruttando la sua antica abilità per le arti figurative inizia a dipingere ma, soprattutto, scolpire, acclamata nuovamente nell’orbe terracqueo, con qualche ironia da parte dei giornalisti, poco inclini ad attribuirle meriti di questo tipo; diventa fotoreporter per i soliti famosi e intervista celebrità. Ricordiamo le chiacchierate con Bo Derek e Burt Reynolds, che non ci sembrarono interessanti, e il mega scoop con Fidel Castro, che senza meno se ne dichiarava ammiratore.

Gina e Fidel Castro

Ogni tanto la ora sessantenne Lollobrigida viene chiamata per apparizioni televisive, ma di tornare sul set non si parlerà più, se non per qualche breve apparizione e un cameo. Ginona non sembra incline a interpretare mamme, zie o nonne e, dicono, non ama il contraddittorio, vuole l’adorazione incondizionata: era così in gioventù e non è cambiata.

E l’amore? Ci sono tante altre dive e divette di cui occuparsi, è arrivato il web, a chi interessa più il viale del tramonto di una pur celebrata star? E invece no, colpo di scena: a un certo punto, al suo fianco, appare un  giovanotto alto e biondo, tenue sorriso, braccio in appoggio a Gina: un accompagnatore, un cavalier servente, un amico fidato?

Si tratta del catalano Javier Rigau, trentaquattro anni meno di lei, imprenditore con beni al sole, insomma non uno spiantato, che le sta accanto con discrezione, si dice, da quando lui era adolescente e lei già nella mezza età; nel 2006 la coppia esce allo scoperto e Lollo, raggiante, annuncia al mondo il loro amore e il prossimo matrimonio, previsto a New York alla presenza di vip del calibro dei coniugi Clinton, dell’ex premier spagnolo Aznar e altri invitati di fama.

Gina e Xavier Rigau

Le nozze in Grande Mela non si fanno, con il motivo dell’eccessiva esposizione mediatica;  si pensa di spostarle a Roma, poi tutto si sgonfia. Per qualche anno scende il silenzio sull’attrice, residente a Montecarlo, ma rintanata nella villa sull’Appia antica, tranne qualche estemporanea sortita, fino a quando esplode lo scandalone della quarta età.

Gina si invischia in una serie di cause contro Rigau, accusandolo di averla sposata con l’inganno a Barcellona, nel 2010, in chiesa. La sposa aveva firmato una procura a tale Maria Pilar Gabilondo, amica di Rigau. Le nozze si erano celebrate con rito canonico: validità solo religiosa, non civile.

Le spiegazioni sono complesse e la Lollo, ultranovantenne mordace, cerca di fornirle in tribunale, a Roma,  dove però l’imputato è il giovane Andrea Piazzolla, lei parte lesa, il figlio Milko parte civile e Rigau accusato di diffamazione nei confronti di Andrea: ma chi è costui?

Non è facile saperlo. Pare arrivi da una residenza a Dubai, ma lo ritroviamo nel 2009 come sorta di governante, domestico, non si sa bene, in casa di Gina, che gli si affeziona incondizionatamente e lo eleva a chaperon, mettendolo al posto che era di Rigau; Milko viene lentamente emarginato; sua moglie e suo figlio, Dimitri, che abitano nella dépendance della villa sull’Appia della celebre suocera/nonna, ricevono l’avviso di sfratto.

E’ appena immaginabile il pandemonio giudiziario e umano scatenatosi dopo l’irruzione del giovincello nella vita della Lollo. Proviamo a semplificarlo.

Milko Jr, Gina e Andrea Piazzolla

Secondo l’ultima versione di Gina, Rigau era una sorta di “uomo dello schermo”; l’aveva conosciuto solo nel 2004 e mai c’è stata intimità tra loro; facendole firmare documenti in spagnolo, l’ha truffata con le nozze farsa; definisce la giustizia iberica peggiore di quella del terzo mondo; ammette che in passato voleva sposare Xavier, ma si era trattato di uno sbandamento, un momento di debolezza. A suo dire, si è costituita un’associazione a delinquere contro di lei, con la complicità del figlio, che le ha addirittura fatto assegnare un amministratore di sostegno: scopo, naturalmente, la spoliazione del suo patrimonio.

Secondo Milko ( che non appare ostile a Rigau), l’entrata in scena di Piazzolla ha fatto perdere alla sua famiglia dieci anni di vicinanza alla madre, che aveva occhi solo per il nuovo venuto; lo aveva nominato amministratore di società fantasma a Montecarlo e forse anche altrove, per l’amministrazione dei beni e il rilancio delle mostre di scultura della sua famosa patronessa, ma i guadagni erano scarsi, mentre il giovane acquistava macchine di lusso e si manteneva la compagna e un figlio nato nel frattempo.

Secondo Rigau, tutto era stato fatto in regola, come stabilito dai tribunali spagnoli, che hanno periziato anche le firme di Lollobrigida; e d’altronde il matrimonio non aveva effetti civili, quindi nessun vantaggio ereditario era previsto per lui. In seguito, a suo dire, il vincolo non è stato annullato ( azione che serve agli effetti civili), ma sciolto.

Piazzolla, in aula, parla poco, sostanzialmente per screditare Rigau con un video sul telefonino: si capisce ben poco e Xavier protesta che è ampiamente tagliato e montato, a uso e consumo del Piazzolla. Le accuse di diffamazione per Rigau cadono.

Le udienze sono state trasmesse, ovviamente solo in parte, su “Un giorno in pretura”. Nei momenti in cui viene inquadrata la giudice monocratica ci è parso di intravedere un sorriso divertito sul suo viso, perché ascoltare Gina è comunque spassoso. La sua cadenza laziale esce prepotente, mentre lei riferisce fatti, in effetti, poco credibili; nel mentre, va a piangere in televisione sul suo triste destino di un’anzianità senza pace.

Da quanto ascoltato si intuisce una lotta feroce tra le fazioni: talora sembra che Gina sia stata addirittura in difficoltà economiche, tanto da dover chiedere un prestito per cure dentistiche; talaltra par di capire che certamente non è così, lei con fama di braccio corto per gli altri ( lo sapevano i parenti): ma le era sfuggito di mano il controllo delle sue notevoli sostanze, con le firme delegate a Piazzolla.

Lo chaperon factotum, per il momento, ci risulta condannato per circonvenzione di incapace e anche in causa per gli alimenti al figlio. Milko dovrebbe aver recuperato la sua parte spettante di eredità, che la madre voleva destinare tutta a Piazzolla. Non abbiamo visto, in aula, il legale di Gina, quell’Antonio Ingroia, non più giudice antimafia e nemmeno politico, oggi avvocato e conferenziere.

“Gina…Ginaaa…” erano i versi iniziali di una canzone cantata da Johnny Mathis, a lei dedicata, come pure fece Tony Bass, con il pezzo “Gina Lollobrigida”. Quanto onore, quanta gloria, che sfavillio di monili e paillettes, perfino su quei capelli cotonati, che lei diceva tagliarsi da sola. La fine sopraggiunge il 16 gennaio 2023.

Il 4 luglio 2022, suo ultimo compleanno, a Subiaco, ospite d’onore dove era nata, Lollo aveva espresso perfino il suo terrore per il Covid: sapevi bene, Ginona, quello che ti accadeva intorno, e dovremmo credere che eri così rintronata da firmare senza leggere, e fidarti di sconosciuti? Suvvia, si sa che molte donne ricche si comportano come i pari grado maschi: esce qualche soldino per l’amico, il fidanzato, l’accompagnatore e, a volte, tanti, tanti soldoni per qualche marito avido.

Preferiamo pensarti innamorata e sensuale fino al tuo ultimo respiro, forse un po’ vergognosa di provare sentimenti da ventenne alla soglia dei settant’anni, degli ottanta, dei novanta e oltre, ma mai vittima di nessuno.

Carmen Gueye

carmengueye
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Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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