sabato, Febbraio 7, 2026
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Ucraina tra neutralità e NATO: il bivio di fronte a Trump e Putin

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Nel pieno dei serrati colloqui diplomatici tra Kiev e le capitali europee, in vista dell’incontro annunciato tra Trump e Putin in Alaska il prossimo 15 agosto, Zelensky ha ribadito che la Russia non potrà dettare le scelte sovrane di Kiev in materia euro-atlantica. «Mosca non può mettere il veto su Kiev nell’Ue e nella Nato», ha detto il presidente ucraino, così come riportato da ANSA il 13 agosto.

Prima del vertice, si è tenuta oggi una videoconferenza tra Trump, Zelensky e i leader europei per allineare le posizioni occidentali: l’obiettivo condiviso è che nessuna decisione sul futuro dell’Ucraina venga presa senza l’Ucraina. Lo si legge, tra gli altri, in Reuters e in un live di Al Jazeera.

Sul fronte europeo, Emmanuel Macron ha indicato che Washington punta almeno a un cessate il fuoco e che Kiev deve avere voce su ogni discussione territoriale, così come pubblicato da Reuters. A Berlino, Friedrich Merz ha affiancato Zelensky sottolineando la necessità di solide garanzie di sicurezza, sempre secondo i resoconti della stampa internazionale.

Dal quartier generale della NATO, il segretario generale Mark Rutte ha elogiato la coesione tra alleati e la leadership statunitense, aggiungendo che «la palla è ora nel campo della Russia», così come pubblicato dall’Independent.

Tra le ipotesi discusse negli anni di guerra torna a circolare l’idea di una neutralità “alla austriaca” per l’Ucraina. Non è una novità: già nel marzo 2022 Mosca ventilò modelli di neutralità «come Svezia o Austria», ma anche lo scorso maggio con le dichiarazioni di Medvedev.

Ma che cosa significa, in concreto, “modello austriaco”? La Legge costituzionale del 26 ottobre 1955 vincola l’Austria alla neutralità permanente e preclude adesione ad alleanze militari e basi straniere sul territorio, senza però impedirle la piena vita politica ed economica europea. A riguardo Vienna è nell’Unione Europea dal 1º gennaio 1995 anche se non ha mai aderito alla NATO a differenza invece di Paesi che facevano parte del Blocco sovietico.

Applicare oggi un assetto simile a Kiev significherebbe, almeno sulla carta, togliere dal tavolo l’adesione alla NATO — principale punto di attrito con Mosca — lasciando invece aperta la porta dell’Unione europea e legando la neutralità a garanzie di sicurezza robuste e verificabili. È un’opzione che torna ciclicamente nel dibattito diplomatico; poco importa se Ucraina e Paesi europei pongono come condizione essenziale la partecipazione di Kiev a qualsiasi accordo perchè nei fatti qualsiasi accordo dovrà essere sempre firmato dal Governo ucraino.

Sul piano politico-strategico, se un accordo dovesse maturare nella cornice definita dagli USA, è realistico attendersi una regia americana, se non del solo Trump, predominante sui tempi e le modalità di un eventuale cessate il fuoco. È una valutazione analitica — non un fatto — che deriva dalla dinamica degli ultimi giorni.

In questo scenario, l’Europa rischia di uscire ridimensionata, con un assetto delle sfere d’influenza che qualcuno ha già evocato come “nuova Yalta”. È una metafora politica utile a fotografare il rischio di una pace imposta più che condivisa; resta da vedere quanto spazio reale avranno le capitali europee nel definire garanzie e monitoraggi sul terreno.

M.S.

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Voci diverse, radici comuni: autori e pensieri che hanno contribuito a Secolo Trentino

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