Trump e la guerra perfetta: la Russia salva la NATO, gli europei pagano il conto

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C’è qualcosa di profondamente ironico nella scena di Washington. Donald Trump, tra Zelensky e i leader europei, non sta celebrando la pace, ma una vittoria geopolitica americana: avere trasformato la Russia nel nemico ideale per dare senso alla NATO e scaricare i costi della guerra sull’Europa.

Dopo la Guerra Fredda, l’Alleanza Atlantica era apparsa in crisi d’identità. Il terrorismo internazionale aveva fatto da collante, ma non sufficiente per giustificarne l’esistenza. Gli accordi di Pratica di Mare del 2002 avevano poi archiviato la contrapposizione con Mosca e Paesi come Germania e Italia hanno a lungo flirtato con la Russia di Putin: basti pensare agli accordi sul gas o alla presenza di militari russi in Italia durante l’emergenza pandemica.

Un avvenimento dettato dalla volontà di collaborare contro un virus invisibile, certo, ma comunque eccezionale se si pensa che truppe russe erano entrate nel nostro Paese.

Poi è arrivata l’invasione dell’Ucraina: e così la NATO ha ritrovato unità, missione e nuovi membri. Come hanno scritto già nel 2022 in molti e questi giorni ne sono una conferma Putin ha ridato nuova vita alla NATO.
L’Ucraina combatte, ma la regia è americana. Obama e Biden hanno rilanciato la linea di Washington; oggi Trump promette di chiuderla. Due stili diversi, stesso risultato: gli Stati Uniti restano al centro.

E Trump lo ha detto chiaramente: «Gli Stati Uniti aiuteranno, ma saranno gli europei a pagare le armi e a garantire la difesa dell’Ucraina». Traduzione? Washington detta la linea, Bruxelles paga il conto.
La domanda che pesa è anche un’altra: come fa una potenza come la Russia, con risorse militari quasi paragonabili all’intera Europa – è proprio per questo che esiste la NATO – a non avere inflitto un colpo decisivo all’Ucraina? Da tre anni avanza nelle pianure ucraine, ma con lentezza e costi altissimi. Kiev ha resistito, ma solo grazie ai nostri aiuti?

Non è complottismo dire che questa sproporzione solleva dubbi. Forse in Europa se ne rendono conto, ma preferiscono distrarsi con narrazioni divisive. Intanto, la guerra grava principalmente sui nostri conti.
Il segnale più umiliante? Trump e Putin si incontrano ad Anchorage. Solo dopo i leader europei hanno bussato a Washington. Non c’è una voce europea, ma tante presenze isolate.

Nessun portavoce dell’Europa unita a trattative di pace che potevano essere avviate anche prima dell’incontro del 15 agosto. Meloni, Merz, Starmer, von der Leyen e Rutte sono rimasti ad aspettare, evitando contatti che avrebbero potuto creare problemi politici. L’unico a muoversi cercando di incontrare Putin è stato Macron, ma quella è un’altra storia. L’Unione ha dimostrato, in questo conflitto, di essere composta da Stati incapaci di agire con autonomia.
La Russia è tornata così a essere il nemico perfetto, anche perché non si riesce a spingere l’Europa ad affrontare il vero avversario degli Stati Uniti: la Cina. Troppi interessi economici, tra cui quelle auto elettriche e quelle batterie inquinanti che servono all’Europa Green.

Putin ha, paradossalmente, “salvato” la NATO. Trump ne raccoglie i frutti. L’America resta potenza centrale, l’Ucraina campo di battaglia. L’Europa? Solo bancomat e spettatrice. Una potenza economica che resta politicamente irrilevante, e che paga una guerra che, alla fine, ha soltanto subito.

M.S.

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Voci diverse, radici comuni: autori e pensieri che hanno contribuito a Secolo Trentino

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