Rave party in Maranza? FdI denuncia: “Città ostaggio di eventi illegali”

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La montagna cittadina di Trento, nello specifico la località di Maranza, torna al centro delle polemiche. Secondo quanto denunciato dai consiglieri comunali di Fratelli d’Italia, Daniele Demattè e Giuseppe Urbani, nelle ultime ore la zona sarebbe stata teatro di un nuovo rave party non autorizzato.

I due esponenti parlano di un “ennesimo sfregio al territorio”, accusando la “tolleranza del centrosinistra” di aver trasformato Trento in un “terreno di conquista per eventi illegali”. Per Demattè e Urbani il nodo più grave riguarda la sicurezza: le immagini raccolte mostrerebbero auto parcheggiate in modo selvaggio lungo la strada che porta al Rifugio Maranza, al punto da “impedire persino il passaggio dei mezzi di soccorso in caso di incendio o emergenza sanitaria”. Da qui la richiesta alla Polizia Locale di intervenire almeno sul fronte della viabilità, posto che lo sgombero di un rave rientra nelle competenze delle forze dell’ordine.

Le montagne intorno a Trento non sono nuove a episodi di questo tipo: già a Ferragostosecondo segnalazioni raccolte da residenti e politici, la zona della Maranza sarebbe stata occupata da un rave di tre giorni.

A prescindere dal caso specifico, la disciplina italiana sui cosiddetti “raduni illegali” è oggi contenuta nell’articolo 633-bis del Codice penale, introdotto in sede di conversione del D.L. 31 ottobre 2022 n. 162 dalla L. 30 dicembre 2022, n. 199. La norma punisce chi organizza o promuove l’invasione di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di realizzare un raduno musicale o di intrattenimento, quando dall’invasione derivi un concreto pericolo per la salute pubblica o per l’incolumità pubblica in ragione dell’inosservanza delle regole su stupefacenti, sicurezza e igiene degli spettacoli, anche in rapporto al numero dei partecipanti o allo stato dei luoghi. La cornice edittale è la reclusione da tre a sei anni e la multa da 1.000 a 10.000 euro. In conversione il legislatore ha sostituito la versione originaria collocata all’art. 434-bis c.p., approdando all’attuale art. 633-bis c.p. tra i delitti contro il patrimonio e circoscrivendo la responsabilità ai soli organizzatori e promotori del raduno.

Questo articolo riporta le dichiarazioni dei consiglieri Demattè e Urbani; la nota non fornisce dati ufficiali su presenze o interventi e ogni accertamento è di competenza delle autoritàLa redazione resta a disposizione per integrazioni, rettifiche o repliche.

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