Un manuale pratico per gli amministratori urbani per la creazione di tetti e facciate verdi in città, strumenti efficaci per il ripristino della natura nelle città europee.

Lo ha pubblicato, sul Joint research center (Jrc) Publications repository, il portale della produzione scientifica della Commissione europea, un gruppo di esperti coordinato dal laboratorio Planes del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’Università di Trento.
Il titolo è: “Implementing green roofs and walls: lessons from European experiences” (“Implementare tetti e pareti verdi: lezioni dalle esperienze europee”).
Lo studio fa parte del progetto BioAgora, l’attività di ricerca finanziata fino al 2027 dalla Commissione europea nell’ambito di Horizon Europe con lo scopo di creare il Science Service for biodiversity, in collaborazione con l’hub della Commissione europea, per la gestione strategica delle conoscenze sulla biodiversità (Knowledge centre for biodiversity).

In questo scenario UniTrento rappresenta l’unico referente italiano in una rete di 22 partner europei, la cui attività è coordinata da Syke, l’Istituto finlandese per l’ambiente.
Il quadro di riferimento è costituito dalla Strategia Ue sulla biodiversità per il 2030 e dal Regolamento dell’Unione europea 1991 del 2024, conosciuto più comunemente come la legge europea sul ripristino della natura. Si tratta di una norma che stabilisce obiettivi vincolanti per chi gestisce città e territori, prevedendo il ripristino di almeno il 20% degli ecosistemi terrestri e marini degradati entro il 2030 e il 90% entro il 2050.
L’obiettivo è contrastare la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico, ma l’applicazione non risulta sempre immediata. In questo senso interviene, ponte tra scienza e istituzioni, proprio il Science service for biodiversity.
In merito è intervenuto Davide Geneletti, ordinario al Dicam e responsabile del progetto per UniTrento, affermando: “Si tratta di un servizio nato per collegare gli esiti della ricerca scientifica con le politiche ambientali. Permetterà agli amministratori e ai decisori europei di interrogare la comunità scientifica e ricevere in risposta una sintesi della conoscenza disponibile su un tema specifico, strutturata secondo le esigenze del richiedente”.
Anche Maria Susana Orta Ortiz, assegnista di ricerca al laboratorio PLANES coordinato dal professor Geneletti, sull’argomento ha specificato: “In sostanza il sistema è di ticketing. Il Science service riceve una richiesta di approfondimento di un tema specifico: a questo punto viene assegnato a un referente di BioAgora il ruolo di “focal point”, di coordinamento e interfaccia tra il richiedente e il gruppo di esperti che si occuperanno del progetto”.
Aggiungendo poi: “UniTrento è leader tra gli atenei e i centri coinvolti per quanto riguarda le soluzioni basate sulla natura. Perciò è stata scelta come “focal point” per la richiesta di elaborare una guida pratica per l’implementazione dei tetti e delle facciate verdi”.
L’articolo pubblicato su Jrc Publications repository analizza casi di studio, monitorati mettendo a confronto diverse tipologie di soluzioni, e ne valuta i benefici.
Ortiz, successivamente, ha sintetizzato i risultati: “I tetti e le pareti verdi sono soluzioni collaudate e scalabili per ripristinare la natura nelle città e offrono al contempo benefici misurabili per la resilienza climatica, la biodiversità, l’efficienza energetica e il benessere umano. L’analisi di vari casi studio in tutta Europa dimostra che i tetti verdi di tipo “estensivo”, cioè a bassa manutenzione, dominano l’attuale implementazione; tuttavia, i tetti “intensivi” e i sistemi di verde verticale offrono un valore sociale e di biodiversità superiore, se supportati da una progettazione, una gestione e una manutenzione adeguate”.
Infine, elencando i benefici riscontrati, Ortiz ha evidenziato: “I siti monitorati riportano significativi risparmi energetici per il raffrescamento, un’efficace ritenzione delle acque piovane e il sostentamento di centinaia di specie, in particolare impollinatori e insetti. I risultati evidenziano che le prestazioni dipendono dalla tipologia del sistema, dalla diversità della vegetazione, dalla complessità strutturale e dall’integrazione all’interno di reti verdi urbane più ampie. Fondamentali sono anche i modelli di governance ibrida, che combinano la leadership pubblica con il coinvolgimento di privati e comunità”.
Ricordando inoltre che il rapporto evidenzi come, “sebbene gli approcci partecipativi, il monitoraggio della biodiversità e le strategie multifunzionali rimangano ancora sottoutilizzati, essi rappresentano un’opportunità per aumentare l’efficacia, l’accettazione e l’impatto a lungo termine degli interventi”.
Le radici: un manuale per il rinverdimento urbano. Catalogo commentato di 59 strumenti
Il rapporto “Implementing green roofs and walls: lessons from European experiences” non è però il primo rivolto ai policy maker di cui si occupa Planes: del 2025 è infatti l’“Handbook of tools for informing and monitoring urban greening strategies and nature plans”, un vero manuale di strumenti per l’elaborazione e il monitoraggio delle strategie di inverdimento urbano e dei piani per la natura.
La richiesta in questo caso era stata avanzata dalla Direzione generale Ambiente della Commissione europea e riguardava gli strumenti a supporto dello sviluppo dei piani del verde urbano, sempre nell’ambito dell’implementazione delle previsioni della Strategia europea per la biodiversità al 2030. Curatore dello studio era lo stesso Science Service for biodiversity e il laboratorio Planes era stato chiamato a svolgere un duplice ruolo, di coordinamento e di studio. Davide Geneletti figura, infatti, tra gli autori della pubblicazione, mentre tra gli “editor” vi sono le ricercatrici del Dicam Chiara Cortinovis e Maria Susana Orta Ortiz.
Il manuale mappa 59 strumenti, tra software, metodologie e modelli, utili per i decisori urbani nell’attuazione delle politiche comunitarie: si spazia da semplici dashboard a modelli spaziali avanzati, progettati per pianificare, monitorare ed espandere le aree verdi urbane. Gli strumenti sono stati valutati in base alla facilità d’uso, ai costi, ai dati necessari e alla rilevanza politica.


