Colpi di Marco: Possa tu, un giorno, ritrovare la tua stella.

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Ho letto con piacere sul “nostro” Secolo Trentino, ma preferisco pensare che sia Secolo Nazionale, l’articolo a riguardo la nuova edizione del capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe, aggiornata ed animata dallo studio grafico londinese Minalima (qui l’articolo, n.d.r.).

Uhmmm… ho borbottato dentro me, con tutto il rispetto per Minalima famosi per avere illustrato il famosissimo Henry Potter, il mio è un diniego romantico poiché il Piccolo Principe, in formato originale, contiene le illustrazioni a matita di Antoine de Saint-Exupéry. In quelle vignette ho perso il conto delle volte in cui ho spiccato il volo della fantasia e, come il sottoscritto, immagino milioni di persone. Ognuno rapito nel suo volo per questo libro dedicato stranamente ai bambini, ma si capisce solo da adulti, perché uno scritto, come una canzone o una poesia, non appartiene mai esclusivamente all’autore, ma a chiunque si riconosca in un solo rigo, in una virgola, oppure in un giro di valzer. “Mi domando se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua”. Pensate alla forza dirompente di questa frase, altrimenti citata, in altre edizioni, “Chissà se le stelle risplendono perché, un giorno, ognuno possa ritrovare la sua”. Una riflessione capace di esprimere il desiderio di riuscire a trovare il proprio posto nel mondo, di riconoscere quel legame assoluto che possa essere un amore, ma pure che sia il luogo per placare la rabbia ed il dolore e finalmente calmare il tumulto del cuore.

Ed è questa la frase che auspico e dedico al bambino con la mano stretta al padre morente, sul selciato di una piazza massese, un padre ammazzato per il suo senso civico da un gruppo di bastardi criminali. Un bambino a cui è stato strappato non solo il padre, ma pure l’infanzia, insieme all’ingenuità degli anni dove gli altri sono tutti bravi, tutti buoni, tutti… Tutti maledetti! Sarà questo il rancore e la rabbia da portare addosso, un fardello gigante per un bambino di 11 anni, con un futuro da guardare gli altri sempre con sospetto; un futuro dalle notti insonni, miste a risvegli di soprassalto, madido di sudore con il cuore ad echeggiare in gola; un futuro che parlerà solo del passato perché quel giorno dei banditi tornerà ogni giorno, ridondando di rabbia e di dolore, perché quando una lacrima scende, su un solco di lacrime passate, fa due volte più male. Possa tu un giorno ritrovare la tua stella, ragazzo, affinché lenisca il tuo dolore per la tua infanzia rubata da mani assassine.

Starò attento di capire l’evolversi questo crimine, quali e quante scuse tenteranno di imbastire per sottrarre alla pena massima gli autori. Già immediatamente dopo il delitto, con le trombe dei giornali di sinistra lesti a strombazzare che i criminali fossero tutti italiani, lascia intendere come sia ridotto quel che fu il Belpaese. Una strampalata tesi, uscita ancor priva di accertamenti alcuni e diffusa dai webeti dei social per quella oramai conclamata anti italianità, un razzismo nei confronti degli italiani sventolato come una bandiera da esibire. Come se fosse una partita di calcio, dove ognuno tifa i suoi, mentre l’arbitro ammazza tutti. Le Forze dell’Ordine hanno arrestato gli autori: due rumeni ed un albanese. Pardon, quest’ultimo definito italiano di seconda generazione. Italiano, un cazzo! Italiani si diventa per merito, troppo facile esserlo per nascita.

Marco Vannucci

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