La riforma varata dal Governo in campo sanitario non convince l’associazione Codici.
In particolare, viene giudicato negativamente quello che è stato ribattezzato come lo scudo penale per i medici. Con le modifiche al Codice Penale, si stabilisce che il personale sanitario sarà perseguibile per i reati di lesioni personali colpose o omicidio colposo soltanto in presenza di colpa grave, a patto che il medico abbia seguito le linee guida accreditate o le cosiddette buone pratiche assistenziali.
Su questo tema, è intervenuto Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici, affermando: “Proteggere in via preventiva una categoria a discapito dei cittadini non ci sembra una conquista, appare semmai come un clamoroso passo indietro sul fronte dei diritti civili. La riforma crea un netto squilibrio tra gli operatori sanitari ed i pazienti, il tutto a vantaggio dei primi. La carenza di personale, le lacune organizzative, le poche attrezzature a disposizione sono tutti fattori che possono, di fatto, assolvere il medico. Attenzione, sono elementi reali, ma in questo modo mettono al riparo il professionista da ogni errore”.
Successivamente, proseguendo nel suo intervento, Ivano Giacomelli ha aggiunto: “Per questo riteniamo che lo scudo penale non sia la soluzione ai problemi della sanità italiana. Le criticità sono altre, come appunto la cronica carenza di personale, le strumentazioni esigue e obsolete, l’organizzazione dei reparti, a partire dal Pronto Soccorso, spesso inadeguato a far fronte alle emergenze. È su questi aspetti che bisogna intervenire, sia per tutelare veramente gli operatori sanitari sia per garantire ai cittadini un servizio efficiente. Con la riforma dello scudo penale, invece, si aumenta il divario tra le due realtà, con i pazienti che si ritrovano in un ruolo sempre più subalterno. E tutto questo, è bene sottolinearlo, in un quadro generale estremamente negativo”.
Aggiungendo poi: “Le denunce per malasanità aumentano, le segnalazioni di morti sospette a causa di ritardi nei soccorsi o di cure somministrate non in maniera corretta sono sempre più frequenti. Non è un accanimento giudiziario, ma l’inevitabile reazione ad una sanità che non funziona, che mostra dei limiti innegabili. Pensiamo solo al caso eclatante delle ambulanze che arrivano in ritardo sul luogo della chiamata, magari perché si trovano a chilometri di distanza, oppure che giungono prive di un medico”.
Infine, concludendo il suo intervento, il Presidente di Codici ha ulteriormente specificato: “Questa è la triste realtà. Bisognerebbe finalmente prenderne atto, affrontando il problema alla radice. Con lo scudo penale, invece, si mettono i medici al riparo, si abbandonano i pazienti al loro destino e si scarica tutto sulle strutture sanitarie e sulle direzioni ospedaliere, senza che vengano date indicazioni su come quest’ultime possano vigilare ed intervenire per migliorare le prestazioni. Per limitare le denunce per malasanità, alla fine si impedisce soltanto ai cittadini di chiedere giustizia”.
(Fonte: Associazione Codici)

