Global Sumud Flotilla: perché Israele ritiene legittimo il blocco navale su Gaza

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L’abbordaggio della Global Sumud Flotilla è finito dov’era scritto: nella zona grigia dove politica, guerra e diritto del mare si toccano. Israele lo presenta come un atto dovuto: esiste un blocco navale dichiarato nel contesto del conflitto con Hamas e, secondo la sua lettura, chi punta a violarlo può essere fermato anche in alto mare.

legittimità del blocco navale a Gaza

La tesi giuridica ufficiale, ripetuta nei comunicati delle ultime ore, si fonda su formule come “active combat zone” e “lawful naval blockade”. Il riferimento giuridico è il San Remo Manual (1994), restatement autorevole del diritto consuetudinario: il blocco deve essere dichiarato, efficace e imparzialenon può avere la finalità di affamare i civili e deve consentire il passaggio di aiuti essenziali sotto controllo e ispezione, anche richiedendone la consegna in porti designati. In tali condizioni, la sua applicazione può estendersi in alto mare contro navi dirette a violarlo. Israele richiama anche la nozione operativa di “zona di combattimento attiva”, ma il titolo giuridico resta il blocco e le eventuali exclusion zones non lo esonerano dagli obblighi di proporzionalità e di passaggio sicuro per terzi neutrali. 

Sono paletti giuridici chiari, che spiegano perché Israele rivendichi la legittimità di intercettare una flottiglia prima dell’ingresso nelle sue acque territoriali. A sostegno di questa impostazione viene richiamato spesso il Palmer Report(Panel d’inchiesta del Segretario generale ONU, 2011) sul caso Mavi Marmara: il Panel concluse che il blocco navale, come misura di sicurezza per impedire il traffico di armi verso Gaza, era compatibile con il diritto internazionale, pur giudicando eccessiva la forza usata nell’abbordaggio del 2010. Una conclusione contestata, ma che Israele continua a considerare un precedente utile.

Nelle ultime ore la linea israeliana ha combinato due elementi: il divieto di ingresso nell’area definita “zona di combattimento” e l’offerta di un canale alternativo per gli aiuti. Da un lato l’avvertimento ufficiale e la minaccia di sequestro; dall’altro l’invito a sbarcare i carichi in un porto israeliano per un inoltro “coordinato” verso Gaza.

legittimità del blocco navale a Gaza

Dal punto di vista del diritto del mare, Israele si muove con sicurezza: i suoi argomenti rientrano nello schema giuridico internazionale. Altro discorso resta quello dei diritti fondamentali, che continua a sollevare il nodo etico e politico di fondo.

M.S.

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Voci diverse, radici comuni: autori e pensieri che hanno contribuito a Secolo Trentino

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