martedì, Febbraio 10, 2026
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María Corina Machado, la sorpresa del Nobel per la Pace

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La vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 2025 è stata una sorpresa per molti — forse per tutti. Niente da fare per il grande favorito che era Donald Trump. Il riconoscimento è infatti andato a María Corina Machado, la donna che da anni sfida apertamente il regime di Nicolás Maduro, pagando sulla propria pelle il prezzo della libertà.

La notizia ha attraversato il mondo come una scossa politica.
Il Nobel a Machado è un segnale forte: un modo per ricordare che la pace non è solo l’assenza di guerra, ma anche la resistenza civile contro la tirannia.
Per altri, invece, la scelta appare controversa: una presa di posizione apertamente anti-Maduro, in un momento in cui la geopolitica latinoamericana è tornata al centro degli equilibri globali.

Nata a Caracas nel 1967, ingegnera industriale e poi imprenditrice, Machado è oggi il volto più noto dell’opposizione venezuelana.
Leader del movimento Vente Venezuela, si è sempre definita liberale e convinta sostenitrice di un’economia aperta e di uno Stato “che non teme i cittadini, ma li serve”.

Negli anni Duemila fondò Súmate, un’organizzazione civile che vigilava sulle elezioni e denunciava le frodi del regime. Da allora, la sua vita è diventata un braccio di ferro continuo con il potere chavista:
espulsa dal Parlamento nel 2014, interdetta dalle cariche pubbliche per quindici anni, perseguitata e più volte arrestata, Machado è diventata un simbolo di quella lotta silenziosa e testarda che nel mondo raramente trova spazio sui giornali.

Questo Nobel non è tanto un riconoscimento solo di un lavoro fatto, ma anche una dichiarazione.
Un messaggio al regime venezuelano, e indirettamente a tutti i governi che reprimono il dissenso.
Non è un caso che la giuria norvegese abbia scelto una donna “scomoda”, poco accomodante e lontana dai toni diplomatici. Machado non è una pacifista nel senso classico del termine: è una combattente. Crede che la pace passi per la riconquista della libertà, non per la rassegnazione.

Il riconoscimento, inevitabilmente, sposta l’asse dell’attenzione internazionale sul Venezuela, riportando sotto i riflettori una crisi dimenticata: un Paese che ha le più grandi riserve petrolifere del mondo ma dove milioni di persone vivono nella miseria, e dove la libertà di stampa e di voto sono diventate un miraggio.

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