Diane Keaton, un tempo irripetibile

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Gli anni settanta furono inquieti e minimalisti e le dive che emersero non avevano nulla a che fare con bionde platinate burrose o fatalone con lo sguardo presago di emozioni forti, dovendo esprimere lo spirito di un tempo di rivolgimenti e sommosse. Preceduta da esempi americani ed europei come Jane Fonda e Brigitte Bardot, Catherine Deneuve e Natalie Wood, modelli già più problematici e con una sensualità meno prorompente ma più sfrontata, si fece strada una figuretta apparentemente timida e sottile fino alla trasparenza.

Nata in California nel 1946 da famiglia whasp/cattolica della media borghesia, tre fratelli, Diane si appassionò subito al teatro, e teatro voleva dire New York, città con cui lei di identificherà, “rinnegando” la natia Los Angeles. Cambiato il cognome da Hall al più suggestivo materno Keaton, che rimandava a Buster, di cui però non era parente, la giovane apprese una tecnica basata sulla recitazione corale, oggi in disuso, e l’interazione tra interpreti; esordì al cinema con “Amanti e altri estranei” una dolce e dolente commedia in cui era affiancata da notevoli colleghi oggi un po’ dimenticati, come Bea Arthur e Gig Young. Una volta notata da Francis Ford Coppola, che le assegnò il ruolo di fidanzata e poi moglie del boss emergente Michael Corleone ( Al Pacino, suo compagno nella vita per diverso tempo), la carriera spiccò il volo, ma sempre con un understatement che non prevedeva clamori o pose.

Woody Allen si accorse di lei e ne fece la sua musa, oltre che fidanzata per un certo numero di anni, e nessuno può dimenticare i loro lavori insieme, da  “Io e Annie” a “Manhattan”; Diane era la ragazza coi vestiti larghi e le cravatte, la cui femminilità un po’ androgina si doveva scoprire, non esibire.

Nel 1977 uscì la pellicola in cui Diane si esprime da protagonista assoluta, “In cerca di Mr. Goodbar”, diretta da Richard Brooks, affiancata dall’ancora semisconosciuto Richard Gere, dall’interprete di “Radici” LeVar Burton, da William Atherton, amante che tenterà inutilmente di salvarla, e, infine, da Tom Berenger: storia di una maestrina di grande coscienza sociale, che di notte si trasforma in una girl degli anni sex drug and rock and roll, presa nella spirale delle sue paure e insicurezze (ha una malformazione dorsale),  sprofondando nella voragine della metropoli monstre.

Gli anni ottanta si snodano attraverso varie prove di consolidamento della sua ormai assestata celebrità, tra le quali vogliamo ricordare il tenero “Baby boom”, in cui Diane è una manager in carriera newyorkese con partner altrettanto ambizioso, che si ritrova madre affidataria della bimba di un cugino deceduto: perderà tutto, ma ritroverà se stessa.

Nel terzo millennio Keaton si è affacciata spesso in film con la ormai “vecchia guardia” hollywoodiana, interpretando madre matura, consuocera, donna sfiorita che ritrova la voglia di vivere ( “Tutto può succedere”, con NIcholson, “Big Wedding” con De Niro, “Il padre della sposa” con Steve Martin, “Amore matrimoni e altri disastri” con Jeremy Irons) commedie leggere, rette dal carisma dei protagonisti.

Quasi autocelebrativo è “Ruth e Alex – l’amore cerca casa” del 2014, con Morgan Freeman: coppia interrazziale partita con ostacoli sociali un trentennio prima, nella pur tollerante Grane Mela, invecchia senza figlia sostenuta dall’amore, rinunciando a cambiare abitazione per rimanere in quella vecchia, più scomoda, che ha fatto da cornice alla loro vita insieme, mentre intorno a loro il mondo è cambiato.

Mai sposata, riservatissima sul suo privato, dopo le storie con Warren Beatty, Pacino e Allen, Diane non ha fatto più parlare nemmeno al minimo standard cui ci aveva abituato, a parte una ipotetica relazione con Steve Jobs; madre adottiva di due figli, si sa che ha sempre lottato con problemi di alimentazione, con il problema di perdere troppo peso e non il contrario, come molte colleghe.

Sì, gli anni settanta al femminile sono lei: una nevrotica dipendente dall’analisi con medico, fidanzato e amiche non goyim, che passeggia per Manhattan parlando delle sue paranoie di donna non realizzata: ma con speranza.

Carmen Gueye

Carmen Gueye
Carmen Gueye
Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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