martedì, Febbraio 10, 2026
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E chi sarai…Alain Delon!

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Nel dopoguerra è esistito un solo archetipo, una sola pietra di paragone per la bellezza maschile, mai veramente soppiantato da nessuno, con ogni dovuto rispetto a Marcello nostro, a Richard Gere e a Brad Pitt; e questo era lui, Alain.

Nato l’8 novembre 1935 in un paesino de l’ Île-de-France, papà Fabien gestore di un cinemino, mamma Édith commessa, al divorzio dei due fu sistemato da amici di lei, poi messo in collegio dalle suore. In seguito arrivarono un fratellastro da parte di padre, Jean François e una sorellastra, Paule Edith Boulogne, nata dalle seconde nozze della madre con un salumiere.  Jean François, anch’egli impegnato nel cinema, in anni recenti ha avuto parole non troppo benevole verso il famoso parente, mentre il rapporto con Paule fu decisamente buono.

Fin da subito in evidenza per le sue fattezze angeliche e i suoi modi insofferenti e selvaggi, il ragazzino studiò poco e andò presto a lavorare, affiancato dall’ amico intimo Gérard, con cui condividerà le esperienze giovanili. All’inizio il patrigno lo avviò al suo stesso mestiere, ma il ragazzo, pur adattandosi, a diciotto anni preferì arruolarsi in Marina. Non tutto filò liscio e il giovane Delon combinò qualche marachella, furtarelli, finendo al fresco e spedito in Indocina, senza dimenticare un’esperienza adolescenziale: aveva recitato in un piccolo film artigianale diretto dal padre di un amichetto. Infine congedato senza onore, il ventenne Alain, ritrovatosi a Parigi, avrebbe fatto la trafila attribuita a molti futuri divi, lavori umili, ma forse anche altro: si dice attore hard, gigolò. Ricordiamo che quest’ultima “attività” non è quel leggiadro saltellio visto nell’omonimo film e comporta passaggi in rudi letti maschili: giusto per chiarire.

E giusto per non discostarsi dai misteri che connotano le biografie delle star, non si sa bene cosa abbia portato l’ormai fulgido giovanotto fuori dai gironi infernali di Pigalle, ma lo ritroviamo amico di Jean Claude Brialy, al tempo già in carriera, dichiaratamente bisex, anche se inclinato all’uomo, per sue stesse dichiarazioni; lungo queste vie il nostro venne notato dal regista Yves Allégret (ex marito di Simone Signoret) e da quel momento in poi il dado sarà tratto.

Di quel periodo ricordiamo film segnati da quella “audacia” francese che tanto colpiva gli americani: quadrilateri amorosi, ragazze disinvolte, maschi tenebrosi e vitaioli (come il coevo “rivale” di Delon, Jean Paul Belmondo), peccati senza redenzione, atmosfere confluite in lavori come “Le donne sono deboli” (1959) o “Delitto in pieno sole” (1960), a cui si ispirerà “Il talento di Mr.Ripley” , diretto da Anthony Minghella, con un cast stellare in cui spicca Matt Damon.

Intanto, sul set de “L’amante pura”, scocca la scintilla tra Alain e la giovanissima Romy Schneider, diva adolescente dopo il successo della trilogia di Sissi l’imperatrice. Naturalmente la coppia glam fece versare oceani di inchiostro e forse creare qualche leggenda di troppo. La venere mignon, austriaca naturalizzata francese, classe 1938, figlia della famosa attrice Magda ( madre anche nella finzione della saga di Sissi), fu certamente uno dei grandi amori del collega, ma ebbe a subire anche il lato oscuro della medaglia, stando accanto a un compagno in ascesa. Alain era entrato nel “cerchio magico” di Luchino Visconti, dopo celebrità come Lancaster, Girotti e Mastroianni, e prima di Helmut Berger, e anche nel suo cuore. Romy, romantica e passionale, condivise tutti i turbamenti di un ménage a trois mai negato dagli interessati e ne rimase segnata, anche se la sua precoce fine, nel 1982, fu determinata da una malattia e dalla atroce scomparsa del figlioletto, infilzato in un cancello. Esemplare fu l’altro film girato insieme dai due già ormai ex, “La piscina” (1969), improntato al tormento che permea i loro bellissimi corpi in esposizione: mentre si insinua tra loro una acerba Jean Birkin, filiforme inglesina importata oltre Manica, altra esponente dello “scandalismo” sessuale alla francese (e per la seconda volta, dopo “Delitto in pieno sole”, Delon fa fuori il povero Maurice Ronet).

Alain, Luchino e Romy

Fu così che, grazie a Visconti, godemmo della vista di Delon in improbabili panni, prima nella parte dell’immigrato lucano Rocco Parondi, in “Rocco e i suoi fratelli”, poi in quella del nobile siciliano Tancredi Falconeri ne “Il Gattopardo”. Non sarà certo l’ultima esperienza nel nostro paese (Alain parlava un discreto italiano); tra le più famose restano “L’eclissi” (1962) di Antonioni e “L’ultima notte di quiete”(1972), regia di Valerio Zurlini, cupa e contorta storia d’amore di un professore con l’allieva figlia di una prostituta, in cui lo affiancava nuovamente l’amico Renato Salvatori, scomparso prematuramente nel 1988.

Non si contano le pellicole poliziesche, polar, e hard boiled dell’attore, anche se noi prediligiamo una cifra più nevrotica, come quella espressa in “Madly, il piacere dell’uomo” (1970), nella parte di un antiquario disposto a morire per un pezzo di valore, assecondato dalla fedele moglie, interpretata da Mireille Darc, che tollera anche un flirt del marito con la sorellina (Monica Guerritore).  Mireille ebbe una lunga storia con Alain, che le rimase amico, come soleva fare con le sue ex: per esempio con Dalida, che lo fece cantare con lei in “Paroles paroles”, versione francese del brano praticamente omonimo di Mina e Alberto Lupo.

Un’eccezione a questo fair play amoroso è forse rappresentata dal rapporto con la prima moglie, la statuaria Louise Canovas, attrice a tempo perso col nome di Nathalie Delon, che ebbe con lui, nel 1965, il suo secondo figlio, Anthony, primogenito ufficiale per Alain.

Forse questa distanza è dovuta al cosiddetto “affare Markovic”?

Stevan Markovic, ex tuttofare e guardia del corpo dell’attore, fu trovato morto in una discarica parigina il primo ottobre 1968, avvolto in una fodera di lenzuolo; aveva ventinove anni. Corse voce che l’uomo, pregiudicato, organizzasse festini per il suo famoso datore di lavoro, ai quali avrebbe partecipato la moglie del presidente francese Pompidou, Claude, di cui girarono fotografie osé, poi rivelatesi fotomontaggi a cura di una fazione dei servizi segreti francesi avveri al presidente. Fu indagato un suo connazionale slavo, che risultava in possesso del tipo di fodera che avvolgeva il cadavere e conosceva Alain, ma finì con un proscioglimento per mancanza di prove. Si parlò, e pare l’interessata abbia confermato, di una relazione tra Markovic e la moglie di Delon, e dunque dell’attore come mandante di un delitto per vendetta. Sta di fatto che i due divorziarono subito dopo.

Un altro bambino presuntamente suo girava già dal 1962, nato da una fugace relazione (parallela a Romy) con la cantante tedesca Nico (musa di Lou Reed ed Andy Warhol), Christian Aaron Boulogne. L’attore non volle mai riconoscerlo, respingendo anche azioni giudiziarie intentate dal ragazzo; ma se la madre di Alain ha inteso dargli il suo nome da risposata, supplendo al disinteresse di Alain, forse le voci di paternità non erano infondate. Nico, pesantemente provata dalla tossicodipendenza, morì cinquantenne a Ibiza, ufficialmente cadendo dalla bicicletta; Christian, fotografo, che lei chiamava Ari, a sua volta padre di due bambini, è mancato nel 2023 per overdose, ritrovato in casa un mese dopo la morte.

Christian Aaron Boulogne

Negli anni ottanta la carriera di Alain declina, a parte alcuni lavori in patria (“Un amore di Swann” con Ornella Muti, “Notre Histoire” con Nathalie Baye, “Nido di spie”, coproduzione molto apprezzata in Unione Sovietica), l’avventura da produttore e dopo la parentesi americana, di non grande rilievo (unico ruolo di qualche importanza come pilota di Concorde nel genere catastrofico “Airport ‘80”). I premi sono arrivati, César (l’Oscar francese), David di Donatello, Orso d’oro in Germania.

Il sessantenne divo mette giudizio e inizia una solida relazione con la giovane modella olandese, Rosalie Van Breemen, da cui nascono Alain Jr e Anouchka, ma la donna rompe l’unione nel 2001; pare che Alain amareggiato, abbia dichiarato di rinunciare a capire le donne. La terza età non ha portato pace in famiglia: Alain prende la cittadinanza svizzera, pare su iniziativa della figlia, che per questo avrà contro i fratelli; nel frattempo diventa nonno di tre nipoti, figli del primogenito (quelli di Christian per lui non contavano).

Benché le penne rosa non attendessero altro, non c’è mai stata una storia con l’altro simbolo della beltà gallica, Brigitte Bardot, con cui Alain ha condiviso però un’amicizia e idee politiche.

Infatti Delon non ha mai nascosto simpatie di destra forte, ovvero per Le Pen, e anche il figlio Anthony è sembrato condividerle (una volta quest’ultimo dichiarò che credeva al dialogo tra uomo e donna, non alla parità); ma in un’occasione sostenne un sindaco della sinistra ambientalista. Scalpore hanno suscitato le sue dichiarazioni contro le adozioni gay, per i suoi trascorsi, non espliciti, ma nemmeno negati; d’altro canto, essere libertari è un conto, credere a questo tipo di famiglie un altro, anche se molti fanno fatica a capirlo.

Alain con Jean Marie Le Pen

Un’altra sua posizione non troppo apprezzata riguardava la Francia, da lui considerata una nazione “di razza bianca”, il che gli valse accuse di xenofobia. Né Brigitte né Alain (dettosi devoto alla Madonna) convincono molto nella parte dei tradizionalisti; d’altronde il rapporto di un paese colonialista con i suoi ex cittadini è complesso, difficile da giudicare con i nostri parametri.

Guarito da una depressione, Alain si è acquietato tra i monti elvetici ma, dopo l’ictus che lo colpì nel 2019, è tornato all’ovile, morendo tra le valli della Loira il 24 agosto 2024, mancando di poco la novantina che sarebbe scoccata quest’anno.

Al momento risulta una pesante “querelle” per l’eredità, lasciata tutta in gestione alla prediletta Anouchka, sulla base di un testamento del 2022 che gli altri figli giudicano falso o scritto quando il padre versava già in pessime condizioni psicofisiche; la storia rischia di superare, per clamore, quella che ha visto protagonisti gli eredi della più famosa rockstar francese, Johnny Hallyday, scomparso nel 2017.

Queste biografie, sul finale, si somigliano tutte.

Carmen Gueye

carmengueye
carmengueye
Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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