venerdì, Febbraio 6, 2026
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Putin neanche nel 2025 è caduto e l’Europa sempre più sola

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Si continua a ripetere che la Russia sia ormai ai margini, chiusa dentro un isolamento politico destinato a consumarla. È una frase comoda, rassicurante, quasi terapeutica per l’opinione pubblica europea. Ma poi arriva la realtà, puntuale come sempre a smentire le narrazioni fragili.
La visita di Vladimir Putin in India verrà ricordata — anche per l’intervista rilasciata a India Today – come ennesimo segnale di una verità che in Europa non si vuole vedere: Mosca non è affatto un attore in ritirata. Sta facendo esattamente l’opposto.

L’intervista, concessa a Nuova Delhi durante il vertice con il Primo Ministro Narendra Modi, non è un riempitivo diplomatico. È una dichiarazione di esistenza politica, una dimostrazione che la Russia non solo non è isolata, ma continua a muoversi con una sorprendente libertà nello scacchiere mondiale. L’India, partner privilegiato nel settore militare e tecnologico, non ha alcuna intenzione di ridurre il legame con il Cremlino, anzi: parla apertamente, così come riporta TASS, di “fiducia reciproca”, di cooperazione “di livello superiore”, di una condivisione di tecnologie che gli Stati occidentali non concedono a quasi nessuno.

Nel frattempo, l’Europa insiste sulla favola dell’isolamento russo. Una favola che si incrina ogni volta che Putin vola in Cina, dialoga con Xi Jinping, stringe accordi energetici con il Golfo o perfino — come è successo — mette piede ad Anchorage, in Alaska. Se la Russia fosse davvero confinata entro una cortina di sanzioni, tutto questo non sarebbe semplicemente possibile.

Nell’intervista rilasciata a India Today, Putin ha richiamato ancora una volta il cuore della disputa con l’Occidente: le promesse fatte negli anni Novanta sulla non espansione della NATO verso est, la neutralità originariamente riconosciuta all’Ucraina nella sua Dichiarazione di Sovranità, la percezione — per Mosca, non per l’Europa — che un allargamento dell’Alleanza rappresenti una minaccia diretta. Una narrazione che non piace a Bruxelles, ma che trova ascolto in Asia, Medio Oriente e Africa, dove la posizione occidentale non è affatto un dogma condiviso.

Ed è qui che emerge il vero nodo strategico. Mentre ripete che la Russia è isolata, l’Europa scopre di esserlo lei stessa. Non ha relazioni solide con le grandi potenze asiatiche, non guida più alcun processo politico globale, non controlla le filiere industriali critiche da cui dipende. Gran parte delle sue materie prime arriva da Paesi che non hanno alcun interesse a seguire l’agenda europea. E proprio India e Cina, gli attori decisivi nel nuovo ordine multipolare, sono sempre più lontani dalle priorità di Bruxelles.

La domanda, allora, non riguarda la Russia. Riguarda l’Europa. Che cosa accadrebbe se un giorno — anche per ragioni puramente commerciali — Cina e India decidessero di ridurre o rallentare i flussi verso l’Unione? Che cosa resterebbe di una struttura economica che vive di importazioni critiche senza avere un piano alternativo?

È una prospettiva che nessuno vuole evocare, ma che esiste. E che mostra un paradosso ormai evidente: la Russia non è affatto tagliata fuori dal mondo. È l’Europa che rischia di ritrovarsi ai margini, vittima di un isolamento autoindotto, incapace di leggere la trasformazione geopolitica in cui è immersa.

Putin in India, Russia India 2024, non è solo il titolo di un incontro diplomatico. È la fotografia di un mondo che cambia e di un continente, il nostro, che sembra non accorgersene.

giorgiocegnolli
giorgiocegnolli
Spirito polemico e indipendente, non cerca consensi facili né amicizie di circostanza. La politica resta la sua più grande passione.

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