Dallo scorso 16 gennaio in Messico è vietata la vendita di sigarette elettroniche (svapo), ma non il consumo. Motivo: la salvaguardia della salute. Non è il primo Paese a farlo. Nelle zone a noi vicine è vietato nello Stato del Vaticano, mentre ci sono alcune limitazioni in Italia e in altri Paesi europei.
Il Messico ha preso questa decisione “bizzarra” di vietare la vendita ma non il consumo, per cui ha di fatto favorito i mercati clandestini (che, comunque, anche col divieto di consumo, non sarebbe stato molto diverso).
E cosa poteva succedere, in Messico più che altrove? Che la delinquenza organizzata si è impossessata del mercato. Cioè, nella fattispecie messicana, i cartelli della droga, con il gruppo Jalisco Nuova Generazione – primo fra tutti – impegnato anche nel riconfezionamento di prodotti importati dall’Asia.
Se c’era bisogno di dimostrarlo, ecco un nuovo caso del fatto che il proibizionismo non paga mai. Soprattutto quando riguarda prodotti di largo consumo che – in aggiunta – per i consumatori divengono anche più attraenti in quanto vietati.
Chissà perché, visto che fanno male anche più dello svapo, non si vieta produzione e consumo di tabacco, e dell’alcol. Non accade perché per queste droghe legali vige l’interesse dello Stato. Non a caso – Italia per esempio – nell’ultima manovra di bilancio, per raccattare soldi, c’è l’aumento delle accise sul tabacco…. motivo, per cui ci si aspetta l’aumento del mercato delle sigarette di contrabbando (mai sopito in Italia e non solo).
Per capire meglio. Se ai gruppi criminali (ben strutturati e organizzati con mano d’opera sempre disponibile viste le alte remunerazioni e la disoccupazione sempre presente)… se ai gruppi criminali dediti a traffici di droghe illegali, si offre la possibilità di nuovi mercati per prodotti di largo consumo, va da sé che vi si dedichino. Fa che questi divieti dello svapo si generalizzino un po’ dovunque, e vedremo la “nostra” ‘ndrangheta – già capofila nei mercati delle droghe illegali nel mondo – buttarcisi a capofitto.
Offriamo queste riflessioni ai nostri legislatori. Soprattutto quelli che si preoccupano della sanità pubblica e che credono di fare del bene vietando prodotti che sono dannosi ma che, continuando ad essere consumati massicciamente, diventano più dannosi perché mancano norme e controlli che solo la legalità può imporre.
Legislatori tra i quali includiamo anche quelli che si ricordano di essere per le legalizzazioni solo durante le campagne elettorali.


