In questi giorni sui principali quotidiani mondiali è tornato in auge il tema dell’embargo americano posto nei confronti di Cuba; tale tematica storica (ed ora vedremo perchè è considerata tale) è rinvenuta in questi giorni grazie alla notizia della partenza della ‘Nuestra America Flottiglia’ proprio verso il paese caraibico. Prima di giungere ad una qualsiasi conclusione è bene creare un quadro completo della situazione.
Le tensioni tra Washington e L’Avana affondano le loro radici negli anni Sessanta, in particolare nella crisi dei missili del 1962, momento che segnò l’apice dello scontro tra Stati Uniti e Unione Sovietica e consolidò la frattura politica tra il sistema socialista cubano e l’area d’influenza statunitense.
Cuba subisce un embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti ben da prima del 1992, anno nel quale è invece stato rafforzato attraverso il Cuban Democracy Act e dall’Helms-Burton nel 1996). La motivazione ufficiale degli USA riguarda presunte violazioni dei diritti umani da parte del governo cubano. Tuttavia, l’embargo appare soprattutto come una punizione ideologica: Cuba è un paese socialista e anticapitalista, indipendente e libero dalle logiche del mercato statunitense, e questo ha storicamente generato tensioni nei rapporti bilaterali.
Ma in cosa consiste concretamente questo embargo? Significa che Cuba non può commerciare liberamente con gli Stati Uniti, accedere a finanziamenti internazionali tramite istituzioni bancarie statunitensi, rendendo così estremamente difficile l’approvvigionamento di beni essenziali. Gli effetti sul Paese sono rilevanti: rallentamento economico, scarsità di beni di prima necessità e difficoltà nel garantire servizi essenziali. Il punto, qui, è la selettività: Washington mantiene relazioni economiche e strategiche con diversi Paesi spesso criticati sul piano dei diritti umani, mentre su Cuba adotta da decenni una linea punitiva e isolante.
Da decenni l’Assemblea Generale dell’ONU approva con larghissime maggioranze risoluzioni che chiedono la fine dell’embargo; si tratta però di atti a forte valore politico, non giuridicamente vincolanti. Secondo Cuba e molti Stati, l’embargo contrasta con principi del diritto internazionale, richiamando – tra l’altro – la Carta ONU e i diritti economici e sociali. Nello specifico: Carta delle Nazioni Unite, articolo 1, comma 2: sancisce che uno degli scopi dell’ONU è “sviluppare relazioni amichevoli tra le nazioni basate sul rispetto del principio di uguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli”. L’embargo statunitense viola questo principio, perché impedisce a Cuba, Stato sovrano e indipendente, di esercitare pienamente il suo diritto all’autodeterminazione economica e politica; Carta ONU, articolo 2, comma 4: vieta l’uso della forza o minacce contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di uno Stato. L’embargo può essere interpretato come una forma di pressione coercitiva non militare, che limita la libertà di scelta economica e politica di Cuba; Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR): garantisce il diritto di tutti i popoli a godere delle risorse naturali, a uno standard di vita adeguato e allo sviluppo economico.
L’embargo statunitense mina quindi questi diritti fondamentali, creando scarsità alimentare, difficoltà nell’accesso alla salute e impedendo lo sviluppo sostenibile del paese.
La flottiglia verso Cuba si spera quindi non essere solo un gesto mediatico, ma un richiamo al rispetto della legge internazionale, un principio che oggi sembra troppo spesso ignorato e piuttosto sostituito con la logica del ‘’più forte’’.


