Il debutto nazionale dello spettacolo dedicato a Giorgio Gaber ‘’mi fa male il mondo’’ firmato Neri Marcorè ha scelto come primo teatro del suo tour il Teatro Sociale di Trento. Una scelta che si è rivelata vincente: la prima di giovedì 5 marzo ha dato il via a quattro serate consecutive – giovedì, venerdì, sabato e domenica – tutte sold out, segno di un grande interesse e di un successo immediato per uno spettacolo capace di unire teatro, musica e riflessione civile, solo come Gaber sapeva fare.
‘’E allora suona chitarra, non farli mai pensare
Al buio, alla paura, al dubbio, alla censura, agli scandali, alla fame
All’uomo come un cane schiacciato e calpestato’’.
Il tutto si apre con l’attore che, partendo da in mezzo al pubblico intona ‘’suona chitarra’’ trasportandoci subito in quel fantastico mondo del ‘’signor G’’. Da quel momento lo spettacolo diventa un viaggio attraverso parole, monologhi e musica che riportano al centro i grandi interrogativi morali e sociali che Gaber ha saputo raccontare per tutta la sua carriera; il tutto facendo forza anche su personaggi significativi per l’epoca, passando da Pasolini a Berlinguer ed a Saramago, accompagnati da quattro pianoforti
Uno dei momenti più significativi è sicuramente quello costruito attorno alla metafora di un sogno: un uomo si trova su una zattera in mezzo al mare e vede qualcuno che sta annegando avvicinarsi. Il dubbio morale è immediato: salvarlo, rischiando di affondare insieme a lui, oppure lasciarlo morire per sopravvivere? Proprio sul punto decisivo, come tutti i sogni più intensi, il sogno si interrompe. L’uomo decide allora di riaddormentarsi per capire cosa avrebbe fatto davvero, ma quando il sogno riprende i ruoli si ribaltano: non è più sulla zattera, bensì in acqua, ed è lui a dover essere salvato. A quel punto l’interrogativo svanisce: la risposta è evidente, si dispera: ‘’ma che interrogativo morale! è ovvio che lo avrei salvato! Su, guardami! Salvami!. Un’immagine stupenda per farci rendere conto di come spesso basti semplicemente provare ad immedesimarsi nell’altro per capire quanto futili siano certi discorsi complicati e contorti su immigrazione e guerre che oggi trovano spazio nel dibattito pubblico. Lo spettacolo attraversa poi le parole e il pensiero di figure fondamentali della cultura e della politica italiana. Viene evocato Pier Paolo Pasolini, con la sua celebre riflessione sulla libertà: abbiamo conquistato la libertà di scrivere, ma spesso dimentichiamo di esercitare quella di pensare. Un invito a recuperare uno spirito critico che sembra sempre più raro.
Il percorso si chiude con il richiamo a un discorso di Enrico Berlinguer, che riporta al centro l’idea di comunità e di umanità condivisa, valori che appaiono oggi lontanissimi dal dibattito politico e sociale di tutti giorni ma che oggi, più che mai, sarebbero essenziali.
E dopo questo susseguirsi di monologhi, di racconti, tutti accompagnati da una canzone mai scontata di Gaber, lo spettacolo trova il suo epilogo nella celebre canzone che da il titolo proprio a quest’ultimo: “Mi fa male il mondo”, della quale lascio qui sotto un pezzo emblematico, che, già nel 1994 suonava più attuale che mai.
‘’Mi fa male non capire, perché animali della stessa specie si ammazzino tra di loro.
Mi fa male chi crede che le guerre si facciano per ragioni umanitarie.
Mi fa male anche chi muore in Somalia, in Ruanda, in Palestina, in Cecenia. Mi fa male chi muore.
Mi fa male chi dice, che gli fa male chi muore, e fa finta di niente sul traffico delle armi, che é uno dei pilastri su cui si basa il nostro amato benessere.’’

