Referendum, Biancofiore e Urzì difendono Meloni: “Nessuna sconfitta del governo, avanti con la spinta riformista”

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Nel centrodestra il dopo-referendum viene letto come una battuta d’arresto sulla riforma della giustizia, ma non come una bocciatura politica del governo. È questa la linea che emerge dalle dichiarazioni della senatrice Michaela Biancofiore, presidente del gruppo Civici d’Italia, Nm, Udc, Maie, e dell’onorevole Alessandro Urzì, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia del Trentino-Alto Adige, intervenuti all’indomani del voto che ha visto prevalere il No a livello nazionale con il 53,74% e, in regione, con un margine molto più ristretto, pari al 50,59%.

Biancofiore difende apertamente la postura tenuta da Giorgia Meloni dopo il responso delle urne e respinge la lettura di chi ha parlato di una sconfitta della premier. Nel suo ragionamento, la presidente del Consiglio avrebbe semplicemente rispettato il programma di coalizione e il pronunciamento dei cittadini, mantenendo un atteggiamento coerente con il mandato ricevuto. Il bersaglio politico principale è Matteo Renzi, che nelle ore successive al voto ha definito il risultato una “sconfitta sonora” del governo: per Biancofiore, invece, questa lettura sarebbe contraddittoria e ridurrebbe una consultazione costituzionale a terreno di polemica contro Meloni.

Nella dichiarazione della senatrice c’è anche un passaggio autocritico rivolto al centrodestra. Biancofiore riconosce infatti che, soprattutto nei territori amministrati dalla coalizione, non si è riusciti a spiegare fino in fondo il peso del voto né a mobilitare l’elettorato come ha fatto il fronte del No. Da qui l’idea che la vera sconfitta non stia tanto nel merito del referendum, quanto nella sua politicizzazione, che avrebbe finito per spostare il confronto dal piano della riforma a quello dello scontro tra schieramenti.

Su un versante molto vicino si collocano le parole di Urzì, che invita a leggere il risultato regionale come il segnale di una spinta riformista tutt’altro che marginale. Nelle sue dichiarazioni il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia sottolinea che quasi metà dell’elettorato del Trentino-Alto Adige ha sostenuto il cambiamento e interpreta questo dato come una base politica da cui ripartire. Pur parlando di “occasione perduta”, Urzì insiste sul fatto che il voto vada rispettato senza ambiguità e che la riforma della giustizia restasse un impegno legittimo della maggioranza, coerente con il programma presentato agli elettori.

Il punto centrale, nella lettura dell’esponente di Fratelli d’Italia, è che il referendum non possa essere trasformato in un giudizio complessivo sull’esecutivo. Secondo Urzì, il voto riguarda una singola riforma costituzionale e non modifica gli equilibri di governo, mentre la spinta riformista del centrodestra sarebbe destinata a proseguire lungo l’intera legislatura. È una linea che si salda, almeno sul piano politico, con quella espressa da Meloni nel suo messaggio post-voto, quando la premier ha detto di rispettare la decisione dei cittadini ma di voler andare avanti nell’azione di governo.

Le due dichiarazioni, lette insieme, offrono dunque una risposta compatta del centrodestra alle opposizioni: il referendum, per Biancofiore e Urzì, non avrebbe sancito la fine della stagione riformatrice né indebolito la presidente del Consiglio, ma avrebbe semmai mostrato quanto il terreno della giustizia resti uno dei più esposti alla polarizzazione politica.

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