Infermieri, le nuove lauree cliniche entrano nei decreti: cosa cambia davvero da ora al 2026/2027

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Per gli infermieri italiani non si tratta più soltanto di una prospettiva annunciata, ma di una riforma ormai entrata nei decreti. Con la pubblicazione degli atti ministeriali firmati dal MUR, prende corpo una revisione che punta a ridisegnare la formazione infermieristica, soprattutto sul versante delle competenze cliniche avanzate. È il passaggio che FNOPI definisce decisivo per un’assistenza sempre più specializzata ai cittadini e per nuovi sviluppi di carriera all’interno della professione.

Il cuore della novità è nel DM n. 159 del 6 febbraio 2026, che interviene sulla classe delle lauree magistrali delle professioni sanitarie e sostituisce il vecchio assetto della LM/SNT1, distinguendo il profilo infermieristico da quello ostetrico e introducendo, per la parte infermieristica specialistica, tre nuovi percorsi formativi: Cure primarie e infermieristica di famiglia e di comunità, Cure neonatali e pediatriche, Cure intensive e nell’emergenza. Non è dunque solo una riforma lessicale degli ordinamenti, ma la formalizzazione di una filiera formativa più articolata e più vicina ai bisogni reali del sistema sanitario.

Accanto a questo, il DM n. 177 del 25 febbraio 2026 si inserisce nello stesso ridisegno complessivo e viene presentato dal MUR come il provvedimento che revisiona la classe di laurea infermieristica. Letti insieme, i due decreti mostrano che il Ministero non sta intervenendo solo sulla specializzazione finale, ma sull’intero impianto formativo della professione, dal corso di laurea fino alla magistrale clinica.

Il dato forse più importante, però, è un altro: il decreto sulla magistrale non si limita a istituire i nuovi indirizzi, ma fissa anche il passaggio operativo. L’articolo 2 stabilisce infatti che le università dovranno adeguare i propri regolamenti didattici per l’avvio dei nuovi corsi già nell’anno accademico 2026/2027. Allo stesso tempo, il decreto tutela gli studenti già iscritti ai corsi esistenti, garantendo la conclusione dei percorsi secondo gli ordinamenti vigenti e disciplinando anche la possibilità di opzione verso i nuovi corsi. In altre parole, la riforma è stata scritta in modo da aprire subito i nuovi sbocchi senza lasciare scoperti coloro che stanno completando il vecchio sistema.

Questo passaggio aiuta anche a leggere meglio il significato politico e professionale del comunicato FNOPI. Quando la Federazione parla di “nuovi sviluppi di carriera” e di riconoscimento, anche economico, delle competenze cliniche avanzate, lo fa su una base che adesso ha un fondamento normativo preciso. Le nuove magistrali cliniche non nascono infatti come semplice rivendicazione di categoria, ma come risposta a una revisione costruita attraverso un lungo confronto istituzionale. Lo stesso decreto n. 159 richiama il lavoro del tavolo tecnico sull’infermieristica istituito nel 2023, con il coinvolgimento di MUR, Ministero della Salute, FNOPI, CUN, ANVUR e Conferenza permanente delle lauree delle professioni infermieristiche.

Il testo ministeriale ricostruisce anche un iter tutt’altro che improvvisato. Prima dell’adozione definitiva sono arrivati il parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità il 30 luglio 2025, quello della CRUI il 4 dicembre 2025, i pareri delle commissioni parlamentari di Camera e Senato il 21 gennaio 2026 e infine il parere favorevole del CNSU il 3 febbraio 2026. È un dettaglio importante, perché mostra che la riforma delle lauree infermieristiche non è frutto di un’accelerazione dell’ultimo momento, ma l’esito di un percorso tecnico, accademico e istituzionale già ampiamente istruito.

Sul piano sostanziale, i tre nuovi indirizzi specialistici fotografano bene i punti di maggiore pressione del sistema salute italiano. Da un lato c’è il territorio, con il rafforzamento delle cure primarie e dell’infermieristica di famiglia e di comunità, coerente con l’evoluzione dell’assistenza prevista anche dai nuovi modelli organizzativi della sanità territoriale. Dall’altro ci sono due aree ad altissima intensità clinica e organizzativa: l’assistenza neonatale e pediatrica e quella in terapia intensiva ed emergenza. È qui che si gioca una parte decisiva della capacità del Servizio sanitario di rispondere a bisogni complessi con personale sempre più qualificato.

Per questo la novità può avere un impatto che va oltre le università. Se gli atenei tradurranno rapidamente i decreti in corsi attivi, posti disponibili e percorsi realmente accessibili, il sistema sanitario potrà contare nei prossimi anni su infermieri formati in modo più aderente alle aree di maggiore criticità.

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