Mentre i casi di epatite B e C arretrano, in Italia è l’epatite A a tornare sotto i riflettori. I dati del sistema di sorveglianza SEIEVA, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, fotografano un 2025 in netta crescita per questa forma virale: 631 casi contro i 443 del 2024. Nello stesso periodo l’epatite B è scesa da 189 a 148 casi, la C da 60 a 51, mentre la E è salita da 70 a 92, confermando un quadro epidemiologico in movimento e tutt’altro che secondario per la sanità pubblica italiana.
Il dato che colpisce di più, però, è quello dei primi mesi del 2026. Secondo l’ISS, a marzo si è registrato un nuovo picco di epatite A, con 160 casi con esordio dei sintomi nel solo mese di marzo, dato aggiornato al 24 marzo. In Campania, dove è in corso un focolaio seguito a livello nazionale, i casi totali dall’inizio dell’anno erano già 110 al 17 marzo. La crescita riguarda soprattutto tre aree: Lazio, Campania e Puglia.
Dietro l’aumento dell’epatite A non c’è un solo fattore. L’analisi epidemiologica indica soprattutto il consumo di frutti di mare come elemento trainante del rialzo osservato nel 2026: 262 casi nei primi tre mesi dell’anno riportano questa esposizione, contro i 43 dello stesso periodo del 2024. Nei dati del 2025 ricorrono anche il consumo di frutti di bosco, i viaggi in aree endemiche e la trasmissione sessuale tra uomini che fanno sesso con uomini, già in aumento nell’ultimo anno. Non a caso l’ISS sottolinea che oltre quattro casi su dieci del 2025 riguardavano persone per cui la vaccinazione era già raccomandata.
Il bollettino segnala inoltre che nel 2025 le regioni con più casi di epatite A sono state Lazio e Lombardia, ma gli incrementi più marcati rispetto all’anno precedente si sono osservati anche in Campania e Puglia. Le fasce più colpite sono quelle adulte, in particolare tra 25 e 54 anni, con prevalenza maschile. Sul piano clinico sono stati registrati cinque decessi, per lo più in persone anziane o con gravi patologie pregresse, oltre a un caso fulminante in un giovane di 22 anni. È un richiamo alla prudenza: l’epatite A nella maggior parte dei casi si risolve, ma non è una malattia da prendere alla leggera.
Se la A cresce, anche le altre epatiti continuano comunque a raccontare qualcosa di importante. Per l’epatite B i fattori di rischio più frequentemente riportati restano i trattamenti estetici, le cure odontoiatriche e i comportamenti sessuali a rischio. Per l’epatite C pesano ancora esposizioni estetiche, nosocomiali e sessuali. L’epatite E, invece, continua a salire e nel 2025 ha superato ancora una volta la C, diventando la terza causa più frequente di epatite virale acuta in Italia, spesso associata al consumo di carne di maiale o cinghiale cruda o poco cotta.


