Con la riapertura completa della rete ciclopedonale provinciale, il Trentino torna a puntare su una delle sue infrastrutture turistiche e di mobilità più riconoscibili. Da venerdì 27 marzo sono di nuovo percorribili tutti i 492 chilometri di tracciati, chiusi nei mesi invernali per ragioni di sicurezza legate a neve e ghiaccio. La riattivazione coincide con l’avvio della stagione di maggiore frequentazione e arriva dopo un 2025 che, secondo i dati diffusi dalla Provincia autonoma di Trento, ha fatto segnare oltre 3 milioni di passaggi rilevati lungo la rete.
Il dato complessivo indicato è di 3.068.411 transiti, registrati attraverso 17 postazioni di monitoraggio. Numeri che confermano la centralità del cicloturismo nell’economia territoriale e nel sistema degli spostamenti lenti, con un ruolo che ormai va oltre la semplice dimensione ricreativa. La rete trentina si presenta infatti come una dorsale che intercetta residenti, famiglie, sportivi e flussi turistici internazionali, soprattutto lungo gli assi che collegano l’area gardesana e la Valle dell’Adige.
A trainare ancora una volta i flussi è la Ciclovia dei Laghi. Nell’area del Basso Sarca, e in particolare a Linfano, nel comune di Arco, sono stati conteggiati 805.339 passaggi, il dato più alto dell’intera rete provinciale. È la conferma del peso specifico del Garda trentino nel mercato delle due ruote e del richiamo esercitato da un territorio che unisce paesaggio, servizi e collegamenti ciclabili ormai consolidati.
Bene anche la Ciclovia della Valsugana, dove il tratto di Valcanover, lungo il lago di Caldonazzo, ha sfiorato i 248 mila transiti. Più articolato il quadro nell’Alta Valle di Non, dove quasi la metà degli utenti, il 48%, è composta da pedoni: un dato che racconta una fruizione meno sportiva e più orientata al tempo libero, alle passeggiate e a un turismo lento che convive con la mobilità ciclistica.
Resta strategico anche l’asse della Valle dell’Adige, che si conferma uno dei principali corridoi d’accesso al Trentino per il cicloturismo europeo. Secondo quanto riferito dalla Provincia, i flussi mostrano una prevalenza di utenti diretti verso sud, in larga parte provenienti da Austria e Germania e indirizzati verso il lago di Garda. In questo quadro la ciclabile assume anche una funzione di collegamento sovralocale, non più soltanto interna al territorio provinciale.
La manutenzione ordinaria, il decoro e la sicurezza dei percorsi sono affidati alle squadre del “Progettone”, coordinate dal Consorzio Lavoro Ambiente. In tutto sono 65 i lavoratori impiegati, organizzati in 17 squadre operative che seguiranno pulizia, verde, arredi e aree di sosta. Nel comunicato provinciale il vicepresidente Achille Spinelli ha definito questo presidio un elemento aggiuntivo di qualità, capace di valorizzare il territorio e sostenere forme di turismo culturale ed ecosostenibile.
La rete, intanto, è destinata ad ampliarsi. Entro l’estate è prevista la conclusione dei lavori nei tratti Campitello-Alba di Canazei e Nago-Torbole. Sono già avviati i cantieri per Sarche-Limarò e per il tratto di Rovereto in via Caproni, mentre il collegamento del Chiese è indicato come di prossimo avvio. In fase di progettazione risultano inoltre Pergine-Piné, Trento-Cadine, Ballandin-Ponte Arche, Avio, Mezzocorona-Rocchetta e la ciclabile del Tesino.
La riapertura di Pasqua, insomma, non è soltanto una notizia stagionale. È la fotografia di una rete che nel tempo è diventata una componente stabile dell’offerta trentina, capace di mettere insieme manutenzione del territorio, attrattività turistica e mobilità sostenibile. Con un dato ormai chiaro: la bicicletta, in Trentino, non è più un segmento accessorio, ma una delle chiavi con cui il territorio si racconta e si fa attraversare.


