Oggi le forze israeliane hanno lanciato un massiccio bombardamento su Beirut, causando decine di morti e centinaia di feriti in quella che Israele ha definito la più imponente offensiva aerea mai realizzata finora contro Hezbollah. L’attacco è avvenuto poche ore dopo l’annuncio di un cessate il fuoco di due settimane proclamato da Stati Uniti e Iran, un segnale che sembrava promettere una temporanea distensione.
Mediazioni internazionali mandate in fumo?
Idf ha a anche sparato contro un mezzo Unifil: questo ha scatenato il panico generale, oltre che una grande paura per i militari italiani e la Brigata Sassari a bordo. Crosetto chiede l’intervento dell’Onu e attualmente il Governo Meloni è in attesa dei chiarimenti dell’Ambasciatore israeliano che potrebbe non essere in grado di tornare sul favore, considerato il recente cessate il fuoco. L’attuale tregua ha scomodato anche Pakistan e Cina, mai pronunciati prima.
L’ufficio del Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha però chiarito che questa escalation non riguarda il Libano nel suo insieme. Il governo israeliano ha ribadito con fermezza che l’azione militare contro Hezbollah, il potente gruppo armato sostenuto dall’Iran, continuerà senza sosta. Questa posizione contraddice nettamente la linea del Pakistan, principale mediatore nei negoziati per il cessate il fuoco, il quale aveva auspicato una tregua estesa anche al Libano. Nel frattempo, la sospensione degli attacchi diretti contro l’Iran da parte di Israele e Stati Uniti ha retto solo a singhiozzo nelle prime ore di mercoledì.
Morti e feriti civili, un disastro
Il bilancio preliminare delle vittime è drammatico: decine di morti e centinaia di feriti, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute libanese. Il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha descritto gli attacchi come “colpi a sorpresa” mirati a colpire militanti e postazioni strategiche di Hezbollah. In appena dieci minuti, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver distrutto oltre cento obiettivi a Beirut, nella valle della Bekaa e nel Libano meridionale, dimostrando la potenza e la rapidità dell’offensiva.
Questa nuova ondata di violenza segue la risposta di Hezbollah. Il raid israeliano sul Libano mette in crisi tutto il discorso di pace che riguarda l’intero pianeta. Non solo certamente il Libano, da sempre nemico di Israele per motivi storici non tanto e non solo per motivi politici. La questione economica del transito delle navi a Hormuz ha rischiato di nuovo di andare all’aria, laddove i leader occidentali non attendono agli accordi fino ai prossimi negoziati venerdì.
Gli attacchi
Il Primo Ministro libanese Nawaf Salam ha condannato duramente gli attacchi, definendoli un assalto deliberato a “zone abitate densamente popolate”, una strategia che ha mietuto vittime tra civili innocenti in tutto il Libano, con un impatto devastante soprattutto a Beirut. Il governo israeliano, appoggiato da Washington, ha tentato disperatamente di evitare un’escalation catastrofica, sollecitando interventi urgenti da parte dell’amministrazione Trump e degli alleati occidentali, tra cui la Francia, che si è esposta offrendo persino negoziati con Israele su un terreno finora considerato proibito.
Mentre Israele ordina un’invasione terrestre del sud del Libano, impone l’evacuazione di oltre il 10% del territorio nazionale, distrugge ponti vitali e minaccia di radere al suolo interi villaggi vicini al confine, Katz ha esplicitato che circa 600.000 sfollati non potranno fare ritorno alle loro case fino a quando non sarà garantita la sicurezza nel nord del paese. Queste dichiarazioni alimentano il timore diffuso di una nuova, lunga occupazione israeliana nel territorio libanese.
La strage si conferma con: 1.500 feriti, 200 morti tra cui 130 civili, e in totale dall’inizio dell’offensiva oltre un milione di sfollati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni sotto il peso di un’offensiva senza precedenti. Questo dramma umano si svolge sullo sfondo di un ambiente internazionale che, seppur mosso da intenti di pace, appare ancora incapace di disinnescare completamente la miccia dell’odio.
L’Europa non concorda
Il presidente francese Emmanuel Macron, che ha cercato di mediare un cessate il fuoco, ha accolto con favore la tregua tra Stati Uniti e Iran, ma ha sottolineato con forza che includere il Libano è “indispensabile” per una reale stabilità. Parallelamente, i leader di Francia, Gran Bretagna, Germania, Giappone, Canada, Italia e Spagna hanno espresso il loro sostegno alla pausa di due settimane nella guerra contro l’Iran, esortando tutte le parti coinvolte a rispettare il cessate il fuoco anche sul fronte libanese.
MC
Foto Washington Post


