Colpi di Marco: Il quesito.

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La notizia che Gianni Alemanno, leader e fondatore del Movimento Indipendenza, sia confluito in Futuro Nazionale, quest’ultimo il nuovo movimento politico del Generale Roberto Vannacci, seppure non abbia avuto una cassa di risonanza merita più di un’attenzione perché sulla carta questo connubio potrebbe avere i numeri per farsi valere alle prossime elezioni politiche.

I due leader si erano già annusati più volte e ad Orvieto, il 5 agosto 2024, una stretta di mano sancì una reciproca simpatia politica. Di Gianni Alemanno sappiamo tutto, in questo momento sta finendo di scontare la pena di carcerato, a Rebibbia, dove lo hanno “sbattuto” la notte del 31 dicembre del 2024. Ho usato volutamente il verbo “sbattere” per sottolineare la violenza subita dal ex ministro ed ex sindaco di Roma, reo di un reato inesistente, per l’accanimento di qualche personaggio perfido al punto di firmare il mandato di cattura la notte di Capodanno; chissà che abbia pure sorriso, al momento della firma, tronfio di una carcerazione, la notte di capodanno, neppure se fosse il fratello di Totò Riina, oppure il nuovo Gino Girolimoni di Roma. Quest’ultimo, soprannominato “il mostro di Roma”, in realtà risultò innocente ma la sua vita fu distrutta.

Repetita iuvant, il secolo scorso subì la galera da innocente Girolimoni, dal 31dicembre del 2024 è toccato a Gianni Alemanno. Il leader, già missino, “dovrebbe” tornare libero alla fine di giugno di questo anno 2026. L’uso del condizionale, in questo caso, è noblesse oblige. Dopo aversi visto respinto tutti i ricorsi, suscitando la meraviglia del proprio avvocato difensore, la fine pena, per Alemanno, ricorda l’antica poesia di Lorenzo de Medici: di doman non v’è certezza.

Il Generale Roberto Vannacci, grazie al suo libro “Il mondo al contrario”, ha conquistato una popolarità enorme. Nel bene e nel male. Matteo Salvini, leader di una Lega in crisi di voti, ha visto in Vannacci l’occasione per risalire la china offrendo al Generale la candidatura per le elezioni europee in lista Lega. Pur ottenendo un successo strepitoso, e malgrado la spilla di Alberto da Giussano appuntata sull’occhiello della giacca, se fosse esistita un’agenzia di scommesse dove giocare la rottura a breve del fidanzamento, tra Salvini e Vannacci, avrei giocato pure i risparmi della mia anziana zia. Era scontato che non potesse durare, un Generale dell’Esercito italiano nella separatista Pontida, non scherziamo… Se fosse stato un cavallo lo avrebbero dato a mille, ovvero di quelli subito ritirati all’apertura delle gabbie. Seppure la Lega abbia abbandonato la strada del ce l’ho duro, e della Roma ladrona, lo zoccolo leghista è pur sempre quello; tant’è la recente moria di voti, probabilmente, è dovuta ad avere abbandonato la propria radice.

Vannacci, da buon stratega militare, ha usato la Lega come cavallo di Troia per entrare in politica approfittando dell’offerta ricevuta. Avrebbe potuto entrare in Fratelli d’Italia? No. Il partito della Meloni da tempo si agita nel sciogliere qualsiasi nodo col passato, la Fiamma nel logo è solamente un simbolo per loro senza ragione, con l’ingresso di Vannacci, oramai bollato come fascista dalla sinistra, avrebbe scombussolato il partito fin dalle fondamenta.

E Lega è stata, quindi, e Lega fu. Lasciando il dubbio dell’opportunismo. Vannacci-Alemanno: due leader in un unico partito. Coesisteranno? L’area della destra sociale è famosa per fare e disfare, come una specie di tela di Penelope 2.0, potranno contare sulla passione dei militanti in cerca di autore dal dopo Almirante? Si, ma pure sui tanti camaleonti da quattro soldi pronti nel salire sul carro in cerca di privilegi ad uso personale. Il punto interrogativo sarà di capire le intenzioni dei due leader nel guidare il Movimento. Alemanno, reduce dall’esperienza carceraria, non è più quel sindaco di Roma arrogante nei modi e nei fatti; l’uomo è profondamente cambiato avendo vissuto le difficoltà degli ultimi. Dalle sue lettere dal carcere lascia intendere un percorso terribile, ma capace di avergli trasmesso quell’umanità sconosciuta nei palazzi della Capitale.

Ad Alemanno, da sempre fautore di un’apertura a sinistra, l’amicizia all’interno del carcere con il suo compagno di cella, Fabio Falbo, gli è stata utile per la difesa dei diritti sociali al di là di qualsiasi colore politico. In questa scrivania a due siederà Vannacci, il Generale Roberto Vannacci, il militare pluridecorato, quattro lauree, dialettica sciolta e pungente, modi di fare da comandante. Il Generale gode di un seguito importante, tant’è i rivelatori statistici lo figurano ben oltre la soglia del 4%, un dato che potrebbe sigillare la propria leadership assoluta nel movimento. Due leader, due galli in un unico pollaio, se potessi consiglierei pure un terzo: quel Marco Rizzo da Torino, seppure agli antipodi come percorso politico ai due leader, potrebbe fungere da ago della bilancia di un trio progressista e sovranista, sociale, attento a guardare il Palazzo con gli occhi del Popolo e non a guardare il Popolo con gli occhi del Palazzo.  Qualcuno potrà obiettare che Rizzo abbia un seguito con il Che Guevara nella bandiera… Vero! Ma al di là di una base da potere contare sulle dita di una mano, o poco più, il grande filosofo del 900, Giovanni Gentile, amava ripetere la analogia tra i due poli opposti: i fascisti? Sono dei comunisti con meno pazienza.

Chissà se un Movimento, con questi tre al comando, fosse capace di chiudere la pagina del 900. Una pagina lasciata volutamente aperta ad uso e consumo degli sciagurati, una pagina sempre buona alla bisogna scritta col sangue della guerra civile e degli anni di piombo, una pagina dove degli irresponsabili sono talmente incoscienti dal tentare di riaprire per un maledetto voto in più. Tanto i morti saranno i nostri, mica i loro. Chiusa questa ultima parte romantica e crudele, con Rizzo o senza, Alemanno e Vannacci dovranno decidere quale futuro gli attende. Correranno da soli o saranno alleati di un’area politica? Se correre da soli fosse nobile il timore di restare con un pugno di mosche in mano, regalando la maggioranza a Ilaria Salis e compagnia, è alto. Sarà la soluzione di questo quesito la prima tappa da affrontare per il movimento, ma saranno accettati o sarà la solitudine dei numeri primi?

Marco Vannucci

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