Il Trentino deve farsi trovare pronto all’arrivo delle nuove terapie per l’Alzheimer. È questo il senso dell’interrogazione presentata in Consiglio provinciale dalla consigliera Vanessa Masè, che nella prima giornata dei lavori d’aula ha chiesto alla Giunta, e in particolare all’assessore alla Salute, quali azioni preventive intenda mettere in campo per accompagnare l’evoluzione dei centri di diagnosi e cura delle demenze e garantire ai pazienti un accesso tempestivo ai nuovi farmaci, presumibilmente disponibili a partire dal 2027.
Il nodo, come emerge dal testo, è soprattutto quello del tempo. Negli ultimi anni la ricerca ha infatti portato allo sviluppo di trattamenti innovativi capaci di intervenire sulla progressione della malattia nelle sue fasi iniziali. Ma proprio qui sta il punto critico: l’efficacia di queste terapie dipende in modo stretto dalla tempestività della diagnosi, che deve arrivare in una finestra limitata dall’insorgenza dei sintomi, in particolare nei soggetti con disturbo cognitivo lieve.
In Trentino il percorso diagnostico è oggi affidato ai Centri per la diagnosi e la cura dei disturbi cognitivi e delle demenze, i cosiddetti CDCD. Si tratta però di un iter articolato, che comprende valutazioni neuropsicologiche, esami strumentali e visite specialistiche. Proprio alla luce delle nuove prospettive terapeutiche, Masè sostiene che diventi necessario rafforzare ulteriormente la rete organizzativa, con attenzione al ruolo dei neuropsicologi, al coordinamento dei percorsi e alla presa in carico dei pazienti.
Nella risposta in aula, l’assessore alla salute ha ricordato che il Piano provinciale demenze richiama già in modo esplicito l’impegno a garantire una diagnosi tempestiva della malattia. Ha inoltre sottolineato che l’eventuale disponibilità di nuovi farmaci avrà un impatto importante sia sulla diagnosi precoce sia sulla successiva presa in carico dei pazienti.
L’assessore Tonina ha però precisato anche un punto decisivo: i nuovi farmaci per l’Alzheimer non sono ancora disponibili in Italia nel Servizio sanitario nazionale, perché l’Aifa sta ancora decidendo sulla rimborsabilità. Ha aggiunto che questi medicinali sono stati approvati dalle autorità regolatorie europee al termine di un iter molto discusso, data la complessità del rapporto tra rischi ed efficacia. Solo dopo l’individuazione dei centri prescrittori da parte del Ministero, ha spiegato, anche il sistema sanitario trentino potrà adeguare il proprio piano terapeutico per le demenze.
Da parte sua, Masè ha insistito sull’urgenza di non aspettare l’ultimo momento. Pur ringraziando l’assessore per la risposta, la consigliera ha sollecitato un impegno specifico già da ora, osservando che oggi i tempi della diagnosi sono lunghi, mentre quando le nuove cure saranno disponibili si parlerà di una somministrazione entro 18 mesi dall’insorgenza dei sintomi. Per questo, sostiene, occorre iniziare subito a lavorare anche sul reclutamento del personale sanitario.


