Il rischio radon in Trentino torna al centro del confronto politico. La consigliera provinciale del Partito Democratico Francesca Parolari ha depositato un’interrogazione a risposta scritta per chiedere alla Giunta chiarimenti sui criteri di monitoraggio adottati negli anni, con particolare attenzione agli edifici scolastici, ai luoghi di lavoro e ai Comuni che non risultano ancora adeguatamente mappati.
Alla base dell’iniziativa c’è la deliberazione provinciale n. 287 del 27 febbraio 2026, con cui è stata approvata la prima individuazione delle aree prioritarie a rischio radon, in attuazione del D.Lgs. 101/2020 e del Piano nazionale d’azione per il radon 2023-2032. Ma, secondo quanto emerge dall’atto richiamato nell’interrogazione, il quadro disponibile resta ancora incompleto.
Il punto più delicato riguarda l’ampiezza effettiva del monitoraggio. Nei dati tecnici richiamati da Parolari si legge che tra il 1995 e il 2025 sono stati misurati 1.373 edifici, composti per il 74% da abitazioni, per il 21% da scuole e per il 5% da luoghi di lavoro. Nello stesso arco temporale risultano classificati 51 Comuni su 166, mentre altri 115 restano ancora in una fascia definita “da approfondire”. Di questi, 79 hanno un numero di misurazioni inferiore alla soglia minima prevista dal Piano nazionale e 36 non presentano alcuna misurazione.
È soprattutto sul fronte delle scuole che la consigliera segnala una possibile discrepanza. A fronte della comunicazione pubblica secondo cui APPA avrebbe promosso campagne rivolte a tutte le scuole di ogni grado, il numero degli edifici scolastici effettivamente misurati risulterebbe pari a 288. Un dato che, osserva Parolari, appare difficilmente conciliabile con la consistenza reale del patrimonio scolastico provinciale, considerando che solo per i servizi educativi 0-6 anni gli edifici potenzialmente interessati sarebbero circa 350.
Da qui la richiesta di chiarire se le misurazioni svolte finora siano il risultato di un piano sistematico oppure di interventi nati soprattutto da richieste specifiche di enti e privati. L’interrogazione chiede infatti l’elenco dettagliato degli edifici scolastici monitorati, comprese le strutture per l’infanzia, e domanda di conoscere anche le eventuali azioni di mitigazione adottate nei casi in cui sia stata superata la soglia di 300 becquerel per metro cubo.
Nel testo depositato in Consiglio provinciale viene richiamato anche il profilo sanitario della questione. Il radon, si legge, è indicato come seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di tabacco, con un rischio particolarmente rilevante nei locali situati al piano terra o nei seminterrati, cioè proprio in ambienti frequenti sia negli edifici scolastici sia in molti luoghi di lavoro.
L’iniziativa di Parolari non si limita però alle scuole. La consigliera chiede alla Giunta anche quanti edifici produttivi siano stati controllati nel tempo, quali valori siano stati registrati e quante azioni di mitigazione siano state avviate per tutelare i lavoratori. Un altro capitolo riguarda invece le abitazioni private: la richiesta è di chiarire come la Provincia intenda attuare le misure previste dall’articolo 19 del D.Lgs. 101/2020, che impone di promuovere campagne e incentivi per spingere i proprietari a effettuare misurazioni nelle case, soprattutto nelle aree considerate prioritarie.
Nell’interrogazione trova spazio anche il tema dei materiali da costruzione. Parolari sollecita la possibilità di introdurre linee guida o strumenti regolamentari che favoriscano l’utilizzo di materiali certificati a bassa emissione e sistemi costruttivi capaci di ridurre il rischio di accumulo del gas, prevedendo magari forme di premialità negli interventi edilizi e nelle ristrutturazioni.


