Elettrodomestico e auto, Donazzan: Europa a rischio deindustrializzazione

Share

Il manifatturiero europeo è sotto pressione e, senza una correzione rapida delle politiche industriali, il rischio di una deindustrializzazione sempre più marcata è concreto. È questo il messaggio lanciato da Elena Donazzan, europarlamentare di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento europeo, al termine del confronto in Commissione ITRE sul futuro del manifatturiero avanzato.

Secondo Donazzan, il tema non riguarda solo la produzione industriale in senso stretto, ma tocca direttamente la tenuta economica e sociale dell’Unione. Il manifatturiero, ha ricordato, vale circa il 20% del Pil europeo, occupa 30 milioni di persone e rappresenta l’80% delle esportazioni. Un peso che rende il settore decisivo non solo per la competitività europea, ma anche per la stabilità della classe media.

L’eurodeputata di FdI ha parlato di segnali già evidenti. Dal 2024, ha osservato, sarebbero andati persi 200 mila posti di lavoro, mentre altri 600 mila sarebbero oggi a rischio. Numeri che, nel suo ragionamento, mostrano come l’industria europea si trovi in una fase delicata, stretta tra rallentamento produttivo, aumento dei costi e concorrenza internazionale sempre più aggressiva.

Nel mirino finiscono soprattutto i vincoli che, secondo Donazzan, l’Europa continua a imporsi da sola. Il riferimento è ai costi energetici elevati, alla burocrazia e a un quadro regolatorio che rischia di frenare la capacità delle imprese di trasformare ricerca e innovazione in produzione reale. Per l’esponente di Fratelli d’Italia, l’Unione resta forte sul piano delle competenze, ma fatica a tradurre questo vantaggio in una politica industriale efficace.

Un altro nodo indicato è quello della dipendenza strategica. Donazzan ha richiamato la crescita delle importazioni di beni considerati cruciali, sostenendo la necessità di accelerare in settori come l’intelligenza artificiale industriale e la robotica e di riportare in Europa una parte più consistente della produzione. L’obiettivo, nelle sue parole, è ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei e rafforzare l’autonomia industriale del continente.

Nel suo intervento ha poi insistito su un punto politico: non si può difendere un singolo comparto senza tenere insieme l’intera filiera. Il ragionamento vale, ha spiegato, per l’acciaio come per altri settori strategici, dai prodotti lavorati ai semilavorati, fino a comparti come plastica, pelle, alluminio e legno. Il rischio, altrimenti, è quello di adottare misure parziali incapaci di produrre effetti reali.

Sul fronte internazionale, Donazzan ha indicato due modelli concorrenti. Da una parte la Cina, sostenuta da una forte regia statale e da regole meno stringenti su ambiente e lavoro; dall’altra gli Stati Uniti, che da tempo hanno legato la politica industriale alla sicurezza nazionale, puntando su incentivi, investimenti pubblici e reshoring. In questo scenario, secondo l’europarlamentare, l’Europa rischia di restare schiacciata se non sceglierà una linea più netta.

Da qui l’avvertimento finale: senza un cambio di passo rapido, la deindustrializzazione non sarebbe solo un problema economico, ma anche sociale, con effetti diretti sull’occupazione, sulla ricchezza diffusa e sulla capacità produttiva europea.

Leggi anche

Ultime notizie