Trumpismo o no, c’è un problema

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La controversa figura di Donald Trump con il suo movimento MAGA e il suo Trumpismo spinto, ci pone di fronte a un problema non da poco: in una corsa folle per correre ai ripari dopo che 8 anni di incauta inattività hanno consentito all’oriente, complice la pandemia, di sviluppare le strategie peggiori dittatoriali per il controllo della popolazione, della società, della comunicazione e dell’economia militare, gli Stati Uniti d’America perdono il podio per la potenza militare, al netto della NATO, perdono il podio per la potenza monetaria e si chiudono a riccio in una strategia economica che ha una sola conseguenza diretta: aumentare il divario tra i ricchi e i poveri in USA, mentre ha molte conseguenze indirette, come ad esempio indebolire l’export, impoverirsi rispetto alle regioni limitrofe, andare in crisi monetaria rispetto al diretto competitor, in piena salute, l’euro.

In questo stato di disgrazia la guida presidenziale di Trump ha certamente messo mano ad alcune cosette: dal Venezuela all’Iran, lasciando indietro, come si percepiva, la questione Ucraina. Il Presidente Trump è riuscito in questo modo ad assicurarsi (per il bene delle grandi aziende americane) il netto sul petrolio, cosciente di perdere molto relativamente alla questione medio orientale. Attualmente il Presidente degli Stati Uniti d’America ha riportato indietro la federazione agli anni Sessanta, quando le riforme per il lavoro, per il sociale e per l’economia regionale, non erano ancora state attuate e la distanza tra le classi sociali era tale da essere incolmabile.

Atlantismo ma anche indipendenza

Certamente non doveva essere questo il piano di un Presidente regolarmente eletto, che ha sempre peccato nella più totale mancanza di liberalismo. Il Presidente Trump, infatti, che stia simpatico o meno, non ha mai rappresentato in alcun modo il mercato inteso come forza in quanto tale, bensì è sempre stato un chiaro e netto esponente di una certa parte economica, quella legata all’economia delle imprese e delle multinazionali e fondamentalmente dei super ricchi, ma non ha mai avuto picchi di eccellenza e di lungimiranza, facendo scelte impopolari e vantaggiose solamente per una piccola parte di investitori.

Donald Trump non è un assolutista e non è un autocrate, ma è un potente mercante di bolle di sapone, che sa colpire in modo puntuale il nemico, senza farne segreto, ma che pur essendosi appoggiato ampiamente sulla base populista ha un comportamento individualistico e presuntuoso, talmente altezzoso da essere chiuso nel suo programma in modo molto pericoloso, perdendo gran parte dell’elettorato, quello della strada della destra, che da un presidente non si aspetta scelte personalistiche, che lo portano spesso (a torto) ad essere paragonato a personaggi del sovranismo assolutistico, come Putin od Orban, che però sono fondamentalmente dei dittatori, di sinistra e di destra. Quello che accomuna Trump a questi personaggi è il carisma e il modo di fare, che però nel caso di Trump appoggia su una Costituzione liberale, che ha ben chiaro cosa e come si deve fare.

Trump firma tutto, non legge niente, parla tanto

Ad ogni modo, quando iniziano le guerre la componente sociale tendenzialmente prende una chiara e netta posizione e si schiera e qui, a prescindere, è abbastanza chiaro che la dittatura è in primis quella russa, preceduta solo quella iraniana, ma in mezzo troviamo enormi potenze, come la Korea del Nord, che è assimilabile all’Iran e la Cina, che ha qualche assonanza con la Federazione russa. A latere nazioni influenti come la Bielorussia e l’Ungheria, la Turchia e Israele completano il quadro di una intera zona geografica in fiamme, dove sono in atto scontri religiosi, etnici, di civiltà enormi.

Trump certamente sta disintegrando in gran parte quello che per un americano medio corrisponde allo Stato di diritto, a quella situazione che per l’Europa, al contrario, è primaria. L’Europa attualmente è l’unico baluardo delle libertà e i fatti recenti (Ungheria e Italia) dimostrano che la nostra idea è diversa certamente da quella del Medioriente, ma anche da quella degli USA.

Tutti bravi (a parole) in Europa, ma di fatto?

Non a caso la Germania e la Francia hanno cominciato finalmente a sentire il bisogno di un risveglio, per cercare di intervenire separatamente dagli USA, senza prendere in considerazione la NATO, che è ormai too big to fail, ma anche too big to act, in quanto non c’è più modo di fare delle scelte senza scomodarne altre. Se volessimo dire che Trump è riuscito ad ottenere anche questo, ovvero di porre in questione se abbia un senso, oppure no, continuare a portare in testa alle guerre la NATO, potremmo dirlo, perché fa parte della lista di obiettivi che il presidente si era dato, allentare e abbandonare la difesa in Europa.

La politica trumpiana fa un favore a noi, che abbiamo l’occasione per svincolarci da tutti i legami storici che ci siamo portati via dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, fosse vero che si possono terminare i collateralismi militari con Israele, che ci sta conducendo in terreni di guerra che non ci appartengono, ma anche con i paesi non europei, che non meritano la nostra visione, molto difficile da difendere. Con questo non si vuol dire che Israele abbia perso l’occasione di aver ragione, almeno in Libano, ma si vuol dire che la prima regola per una federazione liberale, dovrebbe essere quella di rispettare le altrettanto valide scelte liberali degli altri stati.

Al netto delle crisi economiche transitorie, gli Stati Uniti d’America, possono ancora serenamente vantare infinite possibilità, sia economiche che sociali, fermo restando che il Presidente Trump non riesca a creare talmente un ampio discredito e sfavore, da smantellare lo Stato sociale, in nome di una guerra che non sappiamo nemmeno come finirà, aumentando le spese militari, i debiti di guerra e isolandosi: dall’Asia, dall’Europa, dal Vaticano. Certamente un uomo controverso.

Alla guida dei pochi, alla mercé dei tanti

Se il presidente degli Stati Uniti d’America è una persona folle che non sa che cosa fa? Certamente una fake news, in quanto raramente si sono viste condurre delle guerre vere, come questa, come se si stesse per prendere parte a un party. Appare immediatamente chiaro che il Presidente Trump è a capo di un sistema che non potrà durare dopo questa intrapresa.

L’uso della violenza, la repressione della libertà di espressione, la difesa della vita privata in quanto tale, dei valori occidentali è rimasta sempre in cima alle nostre priorità, nessuno oserebbe mai mettere sullo stesso piano le dittature con il populismo, solo l’ignorante lo fa, ma questa esperienza ci portiamo a casa una lezione molto importante: non esistono leggi di diritto internazionale che possano trattenere delle super potenze durante un conflitto e i conflitti costano molto, motivo per cui uno strumento di leva pesantissimo, che potrebbe questo sì diventare dittatura, è la dittatura economica. Se dovessimo e potessimo fare una disamina su Donald Trump, di certo non potrebbe essere definito un fascista, visto che è stato il primo ad essere bannato dai social, non potrebbe mai essere un dittatore sociale, perché per primo e da solo infrange qualsivoglia norma di educazione etica e morale, famigliare e sociale, dai divorzi alle orge, dalla presa di distanza dal Papa al collateralismo sionista, dal percorso di studi che è quello che è alla violazione di qualsiasi norma di classe sociale, ebbene no, Trump non potrebbe nemmeno essere definito teocratico, ma sa usare una sola cosa, molto bene: il suo potere, dato dalla ricchezza, e mettendo in ginocchio il sistema di accaparramento delle risorse petrolifere, creando una gabbia dorata per il dollaro e automaticamente ledendo i diritti della suo popolazione appartenente alle fasce deboli ed i migranti.

Per intervenire al fianco di Israele, Trump sta mettendo duramente alla prova l’immagine degli Stati Uniti e sta sempre più cadendo nella trappola della guerra per procura, a dispetto del fatto che nelle prossime ore non si chiuda definitivamente la linea di guerra contro il Libano degli Hezbollah, il nemico basico di Israele. MC

martinacecco
martinacecco
Giornalista pubblicista e facebook blogger. Scrivo per Donnissima il blog in rosa dal 2005. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Laureata in Filosofia Politica presso l'Università degli Studi di Trento. Lavoro dal 2024 come PR e Merchandiser presso Eventi, GDO, Retail e Ristorazione. Collaboro con YouGov per il monitoraggio degli andamenti di mercato come Data Insert. Ho concluso un mastering post laurea, la Scuola di Formazione Politica presso la Fondazione Luigi Einaudi. Sto frequentando il Master in Giornalismo presso la RCS Business Academy, presso il Corriere della Sera.Nel tempo libero scrivo poesie, brevi saggi, innesti filosofici, pratico molto sport. Socio sostenitore di Secolo Trentino e Lodi Liberale, sostengo UNHCR per i rifugiati politici e alcune associazioni che pagano cure mediche per malattie rare e supporti tecnici per i disabili. :-)

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