Deepfake, il Garante Privacy chiede più poteri contro le piattaforme

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Il Garante per la protezione dei dati personali torna a lanciare l’allarme sui deepfake e chiede strumenti più rapidi per intervenire contro le piattaforme che permettono di creare e diffondere contenuti falsi a partire da immagini o voci reali.

Nel comunicato trasmesso l’Autorità richiama in particolare i servizi che consentono di “spogliare” virtualmente persone senza il loro consenso, generando immagini sessualizzate o degradanti. Secondo il Garante, questi utilizzi possono comportare possibili reati e gravi violazioni dei diritti fondamentali, con conseguenze anche sanzionatorie in base alla normativa europea sulla protezione dei dati personali.

Il problema, sottolinea l’Autorità, è anche la velocità con cui questi contenuti possono circolare online. Una volta condiviso, un falso può diventare virale in pochi minuti, rendendo difficile limitarne gli effetti sulla reputazione e sulla vita privata della persona coinvolta.

Per questo il Garante ribadisce la necessità di poter interdire dall’Italia il collegamento a determinate piattaforme o servizi. Un potere di questo tipo, spiega l’Autorità, permetterebbe di bloccare più rapidamente la “catena virale” delle condivisioni e la diffusione incontrollata di dati e materiali dannosi.

Il tema è tornato d’attualità anche dopo il caso delle immagini false generate con l’intelligenza artificiale e attribuite a Giorgia Meloni. Ma il punto va oltre la politica: oggi una fotografia presa dai social, o scattata in un contesto ordinario, può essere manipolata per creare un falso nudo o un contenuto lesivo della dignità personale.

Già a gennaio il Garante aveva adottato un provvedimento di avvertimento nei confronti degli utilizzatori di servizi basati sull’intelligenza artificiale, citando strumenti come Grok, ChatGPT, Clothoff e piattaforme analoghe. Clothoff era già stata destinataria di un provvedimento di blocco nell’ottobre 2025.

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