Festival dell’economia. Oltre l’astensionismo: la speranza dei giovani alla prova della democrazia

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Al Festival dell’Economia di Trento 2026 si è discusso del rapporto tra giovani e democrazia, sfatando l’idea che le nuove generazioni siano disinteressate alla politica. Il panel ha riunito Antonio Campati (Università Cattolica), la sindaca di Firenze Sara Funaro, Andrea Scavo (Ipsos-Doxa), il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, la vicepresidente Mariachiara Franzoia e il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani.

Astensionismo solo alle urne ma molto presenti in piazza

Andrea Scavo ha mostrato che il calo dell’affluenza tra 2022 e 2025 è legato soprattutto a condizioni economiche, lavorative e sociali, non alla mancanza di interesse. I giovani seguono la politica, ma lo fanno in modi diversi rispetto al passato. Male i Millennials. Male le donne ma solo di una certa classe sociale, male gli esclusi, i troppo poveri e le persone senza scolarizzazione.

Campati ha evidenziato che oltre metà dei giovani si informa tramite influencer e creator, che in parte sostituiscono i partiti come mediatori. Questo comporta rischi di semplificazione, ma anche la necessità per le istituzioni di capire e usare nuovi linguaggi.

Per Funaro, i giovani partecipano eccome, ma fuori dalle forme classiche: chiedono strumenti più snelli, digitali, immediati. La politica deve ascoltarli e trasformare le loro richieste in risposte concrete.

Stefani ha concluso ricordando che la vera sfida politica è pensare oltre il domani, costruendo istituzioni capaci di dialogare con le nuove generazioni e affrontare le trasformazioni sociali e culturali.

Al Festival dell’Economia di Trento è mancato il punto centrale

Al Festival dell’Economia di Trento si è parlato di giovani e democrazia, di partecipazione e nuovi linguaggi, di influencer che sostituiscono i partiti e di un’astensione che non sarebbe disinteresse. Tutto vero, tutto utile. Ma qualcosa di fondamentale è rimasto fuori dal quadro: le condizioni materiali che rendono quasi impossibile, per un giovane italiano tra i 18 e i 28 anni, avvicinarsi davvero alla politica.

Si è discusso di come i giovani “partecipino in modi diversi”, ma non del fatto che partecipare richiede tempo, denaro e stabilità. Tre cose che la maggior parte dei ragazzi non ha. In Italia, fare politica significa spesso lavorare gratis per anni, spostarsi, studiare, formarsi, essere disponibili a orari impossibili. È un investimento che solo chi parte da una posizione privilegiata può permettersi.
E qui emerge un’altra grande assenza del dibattito: la distanza crescente tra giovani ricchi e giovani poveri, non solo nel lavoro o nella scuola, ma anche nella possibilità di coltivare passioni civiche, associative, culturali. Chi ha risorse può dedicarsi alla politica; chi non le ha, resta fuori.

Mentre esistono scuole e programmi dedicati agli atleti agonistici, non esiste nulla di equivalente per chi vuole dedicarsi alla politica. Nessuna borsa di studio, nessun percorso strutturato, nessun sostegno economico. Eppure la politica, come lo sport, richiede allenamento, disciplina, studio, competenze.
All’estero – soprattutto nei Paesi anglosassoni – esiste un ecosistema fatto di think tank, fondazioni, programmi di leadership, fellowship retribuite, che permette ai giovani di formarsi senza dover rinunciare alla propria autonomia economica. In Italia, invece, i think tank restano ai margini delle grandi occasioni pubbliche, come se il loro coinvolgimento fosse un dettaglio e non una necessità.

Il costo in tempo e denaro per i giovani

Il risultato è un paradosso: chiediamo ai giovani di partecipare, ma non creiamo le condizioni perché possano farlo.
Parliamo di democrazia, ma ignoriamo il fatto che la democrazia costa, e che oggi quel costo ricade quasi interamente sulle spalle dei ragazzi.

Il panel del Festival ha mostrato interesse e sensibilità, ma ha lasciato fuori la domanda più urgente: come può un giovane fare politica se non può permetterselo? Finché non si affronterà questo nodo – economico, sociale e culturale – continueremo a parlare di partecipazione giovanile senza vedere che, per molti, resta un lusso.

Martina Cecco

Foto PAT

martinacecco
martinacecco
Giornalista pubblicista e facebook blogger. Scrivo per Donnissima il blog in rosa dal 2005. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Laureata in Filosofia Politica presso l'Università degli Studi di Trento. Lavoro dal 2024 come PR e Merchandiser presso Eventi, GDO, Retail e Ristorazione. Collaboro con YouGov per il monitoraggio degli andamenti di mercato come Data Insert. Ho concluso un mastering post laurea, la Scuola di Formazione Politica presso la Fondazione Luigi Einaudi. Sto frequentando il Master in Giornalismo presso la RCS Business Academy, presso il Corriere della Sera.Nel tempo libero scrivo poesie, brevi saggi, innesti filosofici, pratico molto sport. Socio sostenitore di Secolo Trentino e Lodi Liberale, sostengo UNHCR per i rifugiati politici e alcune associazioni che pagano cure mediche per malattie rare e supporti tecnici per i disabili. :-)

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