Il bullismo cambia forma e il disagio giovanile diventa sempre più silenzioso. Il 38% degli adolescenti intervistati dichiara di aver subito almeno una volta episodi di bullismo, mentre un ragazzo su cinque afferma di aver pensato almeno una volta di farsi del male o di non voler vivere.
Sono alcuni dei dati del nuovo Rapporto nazionale sul disagio giovanile realizzato dall’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile, sulla base delle risposte di mille studenti tra i 14 e i 19 anni. L’indagine è stata presentata a Roma durante la seconda edizione della Maratona Bullismo e Disagio Giovanile, organizzata in collaborazione con Adnkronos.
Rispetto allo scorso anno, il dato sul bullismo cresce dal 34% al 38%. Ma a preoccupare non è solo l’aumento numerico. Cambia anche la natura del fenomeno: le aggressioni fisiche rappresentano oggi una quota residuale, pari al 3,96%, mentre la forma di sofferenza più diffusa è l’esclusione sociale, indicata dal 16,67% degli studenti.
Il disagio si sposta sempre più sul piano emotivo e identitario. Il 41% dei ragazzi riferisce ansia da inadeguatezza, il 30% prova vergogna per il proprio corpo e il 25% racconta un persistente senso di vuoto. Quasi un giovane su due, il 47%, dichiara inoltre di trovare difficile chiedere aiuto, mentre il 43% percepisce gli adulti come distanti.
Nel rapporto emerge anche il peso crescente del digitale. Il 44% degli adolescenti afferma di controllare continuamente il telefono e il 52% riconosce l’influenza degli algoritmi sul proprio stato emotivo e sulla percezione di sé. Un dato particolarmente significativo riguarda l’intelligenza artificiale: il 31% dei ragazzi dice di sentirsi più compreso dall’AI che dalle persone.
Secondo Luca Massaccesi, presidente dell’Osservatorio, la riduzione delle aggressioni fisiche è un segnale incoraggiante, ma non consente di abbassare la guardia. “Il disagio giovanile sta cambiando forma”, avverte Massaccesi, sottolineando la crescita di una sofferenza meno visibile, legata all’autostima, all’identità e al bisogno di sentirsi accettati.
La psicologa Elisa Caponetti, presidente del Comitato Scientifico che ha coordinato l’elaborazione della ricerca, evidenzia come i social siano ormai diventati luoghi emotivi nei quali molti ragazzi cercano ascolto, conferme e riconoscimento.
Nel quadro complessivo emerge però anche un elemento positivo. Il 64% degli intervistati riconosce nello sport uno strumento fondamentale di equilibrio emotivo e benessere psicologico. Per l’Osservatorio, la relazione umana resta il principale fattore protettivo: famiglia, scuola, sport e comunità sono ancora i luoghi decisivi per intercettare una fragilità che spesso non fa rumore.

