Nuove regole UE per cani e gatti: microchip e annunci più trasparenti

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L’Unione Europea introduce nuove regole comuni per cani e gatti, con un obiettivo preciso: rendere più trasparente il mercato degli animali domestici, contrastare traffici illegali e pratiche di allevamento scorrette, e permettere una tracciabilità più efficace degli animali venduti, ceduti o introdotti nel territorio europeo.

Il Consiglio dell’UE ha approvato una nuova legislazione che stabilisce, per la prima volta, standard armonizzati a livello europeo su benessere, allevamento, identificazione e tracciabilità di cani e gatti. Il regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea, ma molte disposizioni saranno applicate con periodi transitori, per consentire a Stati membri, operatori e piattaforme online di adeguarsi.

Il cuore della riforma è l’identificazione degli animali. Cani e gatti dovranno essere dotati di microchip e registrati in banche dati nazionali interoperabili. L’obiettivo è costruire un sistema che consenta di seguire l’animale lungo tutta la filiera: dalla nascita o dall’ingresso nell’Unione fino alla vendita, all’adozione o alla cessione. Il testo del regolamento estende gli obblighi di identificazione e registrazione a tutti i proprietari di cani e gatti nell’Unione, compresi operatori e proprietari di animali da compagnia.

La nuova disciplina punta soprattutto a colpire il mercato irregolare degli animali domestici, cresciuto negli ultimi anni anche attraverso gli annunci online. La stessa documentazione europea richiama il rischio di operatori commerciali illegali che si presentano come semplici proprietari privati, pubblicando inserzioni apparentemente ordinarie ma difficili da verificare.

Per chi vuole comprare un cane o un gatto, la conseguenza concreta sarà una maggiore trasparenza. Gli annunci online dovranno contenere informazioni verificabili sull’identificazione dell’animale e sul soggetto che lo immette sul mercato. In altre parole, non basterà più una fotografia, una descrizione generica e un numero di telefono: l’animale dovrà essere riconducibile a dati registrati e controllabili.

Questo passaggio è decisivo, perché una parte rilevante del commercio irregolare si muove proprio nella zona grigia tra vendita occasionale, allevamento non tracciato e importazione mascherata. Il regolamento mira a rendere più difficile la pubblicazione di inserzioni opache o riconducibili a soggetti non identificabili, rafforzando anche la tutela del consumatore.

Le regole intervengono anche su allevamenti, custodia e cure veterinarie. Sono previsti requisiti comuni per la gestione degli animali, con attenzione alle condizioni di detenzione, alla salute, al benessere e alla formazione di chi si occupa degli animali negli stabilimenti. Il Parlamento europeo, nel voto del 28 aprile 2026, aveva evidenziato tra i punti centrali anche l’obbligo di microchip e registrazione, insieme al contrasto alle pratiche di allevamento legate a caratteristiche fisiche estreme.

Un altro punto riguarda mostre, esposizioni e competizioni. Cani e gatti con caratteristiche conformazionali estreme o sottoposti a mutilazioni non potranno essere utilizzati o inclusi in tali contesti, secondo l’impianto del regolamento. La misura mira a scoraggiare selezioni spinte da criteri estetici che possono compromettere la salute e il benessere degli animali.

Particolare attenzione viene riservata anche agli animali provenienti da Paesi terzi. Cani e gatti importati nell’Unione per essere venduti dovranno rispettare obblighi di identificazione e registrazione, così da evitare che il mercato europeo venga aggirato attraverso canali esterni meno controllati. Il Parlamento europeo aveva già sottolineato il rischio che animali introdotti formalmente come animali da compagnia vengano poi immessi sul mercato.

Per i consumatori, la novità più immediata sarà quindi la possibilità di riconoscere meglio un annuncio affidabile. La presenza di un microchip verificabile, di un venditore identificabile, di informazioni chiare sulla provenienza e di riferimenti registrabili diventerà un elemento decisivo. Al contrario, annunci privi di dati, con informazioni vaghe o non controllabili, dovranno essere considerati un segnale di rischio.

La riforma non produrrà effetti tutti insieme. Il regolamento entra in vigore dopo la pubblicazione ufficiale, ma l’applicazione delle diverse disposizioni sarà progressiva: il testo prevede una decorrenza generale dopo due anni dall’entrata in vigore, con ulteriori termini differenziati per alcune norme specifiche. Proprio per questo sarà importante seguire anche l’adeguamento nazionale e la concreta organizzazione delle banche dati.

Redazione
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