Buona Festa della Repubblica, ma con qualche amarezza

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Buona Festa della Repubblica a tutti. Buona festa per gli ottant’anni dalla nascita della Repubblica Italiana.

Una festa, quella del 2 giugno, che conserva ancora oggi qualcosa di profondamente agrodolce. Perché il 2 giugno 1946 il popolo italiano, o meglio una parte decisiva ma non totalitaria del popolo italiano, scelse di non essere più suddito. E la parola “suddito”, soprattutto nella storia italiana e nel rapporto con la monarchia, ha un peso particolare: indica chi è sottoposto a un altro, chi non è pienamente cittadino, chi vive dentro un ordinamento in cui la sovranità non gli appartiene direttamente. Da quella scelta nacque la Repubblica.

Ma nacque una Repubblica divisa, perché una parte enorme del Paese avrebbe preferito restare fedele alla monarchia. E nacque, in fondo, anche una Repubblica sospesa. Sospesa perché oggi l’Italia è una Repubblica parlamentare, ma conserva al vertice dello Stato una figura, quella del Presidente della Repubblica, che nei fatti svolge molte funzioni simboliche e istituzionali tipiche di un sovrano. Qualunque sia il Presidente in carica, il ruolo rimane quello: una figura di garanzia, non eletta direttamente dal popolo, posta sopra il confronto politico e scelta attraverso accordi parlamentari.

Allora quella soluzione fu adottata anche per ragioni storiche e geopolitiche, in parte per non scontentare del tutto le fasce della popolazione ancora legate all’idea monarchica, in parte per costruire una figura di equilibrio dentro un Paese uscito dalla guerra e profondamente lacerato. Ma oggi quella stessa figura meriterebbe una riforma seria. La soluzione, agli occhi di molti, è evidente: il presidenzialismo, o almeno il semipresidenzialismo.

Cioè la possibilità per il popolo italiano di eleggere direttamente il Capo dello Stato, senza dover passare ogni volta dagli accordi, dalle trattative e dagli equilibri dei partiti. Sarebbe un modo per rendere la democrazia italiana più diretta, più matura, più coerente con il principio della sovranità popolare.

Il tema del presidenzialismo è da anni al centro della discussione pubblica. Eppure, anche con un governo di destra, si è preferito inseguire altre riforme, lasciando sullo sfondo quella che forse sarebbe stata la riforma più solida e più coerente con una vera modernizzazione istituzionale. Si è parlato di premierato, una riforma con luci e ombre, che forse nemmeno vedrà davvero la luce e che, in ogni caso, sembra molto più compatibile con il mantenimento dello status quo europeo e politico che con una reale trasformazione della forma dello Stato. Non è quella la riforma semipresidenziale che potrebbe accompagnare la nazione verso una democrazia più compiuta. Detto questo, nonostante tutto, buona Festa della Repubblica.

Una Repubblica che resta il nostro ordinamento, la nostra casa istituzionale, ma che porta ancora con sé tutti i limiti della sua Costituzione e della sua architettura originaria. Limiti che, a ottant’anni di distanza, sono ancora chiaramente visibili.

M.S.

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Voci diverse, radici comuni: autori e pensieri che hanno contribuito a Secolo Trentino

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