In dieci anni il Trentino-Alto Adige ha perso 6.180 artigiani. Erano 33.496 nel 2015, sono scesi a 27.316 nel 2025: una diminuzione del 18,4% che racconta una trasformazione profonda del tessuto economico locale.
I dati arrivano dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che fotografa un fenomeno diffuso in tutta Italia. A livello nazionale il numero degli artigiani è passato da oltre 1,73 milioni nel 2015 a poco meno di 1,3 milioni nel 2025: quasi 434mila in meno.
Il calo continua anche nell’ultimo anno. In provincia di Trento gli artigiani sono passati da 14.468 nel 2024 a 13.794 nel 2025, con 674 unità in meno e una flessione del 4,7%. Quasi identico l’andamento a Bolzano: da 14.193 a 13.522, pari a 671 artigiani in meno e ancora un -4,7%.
Secondo la CGIA, dietro alla riduzione ci sono diversi fattori: invecchiamento degli operatori, scarso ricambio generazionale, concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce, costi fissi elevati e spopolamento delle aree più periferiche.
Una parte della contrazione, precisa l’associazione, dipende anche dai processi di fusione e acquisizione che hanno aumentato la dimensione media di alcune aziende.
La conseguenza più evidente potrebbe manifestarsi nei mestieri legati alle riparazioni e alla manutenzione. Idraulici, elettricisti, fabbri e serramentisti sono professioni nelle quali il ricambio generazionale rischia di diventare sempre più difficile.
Non tutti i comparti sono però in arretramento. CGIA segnala una maggiore vitalità nei servizi alla persona, nell’informatica e in parte dell’alimentare da asporto.
E anche l’intelligenza artificiale, secondo l’associazione, potrebbe diventare uno strumento utile: non sostituendo la componente manuale del lavoro, ma riducendo il tempo dedicato a preventivi, progettazione, amministrazione e comunicazione.

