Covid-19, gli Anziani in RSA sono al sicuro?

Esistendo alcuni centri colpiti la situazione è controllata passo dopo passo, criticità emerse.

Le domande a cui la gente si affida per avere un momento di serenità ultimamente sono tante, ma alcune ricorrono spesso. Gli anziani in RSA? Sono difesi rispetto al Virus Covid-19? Onestamente è questa la domanda che la maggior parte delle famiglie si sta ponendo: le fanno alla stampa, contando che ne sappia qualcosa, le fanno ai politici; se le fanno sia coloro che hanno i loro cari già in RSA, sia coloro i quali hanno i loro cari a casa, che rappresentano il 3% della popolazione anziana Trentina circa. Niente panico.

BISOGNA CHE GLI ANZIANI RESTINO IN CASA e che le RSA SIANO SUPPORTATE
Iniziamo subito con il dire che – se un anziano non riceve il servizio a domicilio e quindi non può “restare a casa“, senza neanche toccare le statistiche di cui parliamo dopo – è meno sicuro che in una RSA visto che lo troviamo al supermercato o in generale in strada. Infatti, se l’anziano permane in casa ed è assistito, la probabilità che entri in contatto da solo con il virus è bassa. Diverso discorso per gli anziani – ancora troppi – che vediamo fare la spesa, da soli, senza protezioni personali e senza nessuno che vada al posto loro a fare le commissioni in posta, farmacia e supermercato. Ecco qui.

Diciamo poi che – se le statistiche indicano tra gli anziani tutti gli over 65, pensionati o comunque di quel target, la questione attuale riguarda invece gli anziani over 80, cioè coloro che statisticamente sono più presenti in strutture RSA.

Procediamo quindi nel dire tre cose, che sono state affermate da UPIPA nella politica della gestione del Covid-19: le strutture Residenziali ormai da due settimane circa prevedono lo STOP al via vai di estranei e di visite per garantire la sicurezza; prevedono il Triage per le persone che accedono, dal 16 Marzo – secondo indicazioni emerse da diverse circolari – sono stati presentati i DPI nuovi, ovvero le protezioni che, a diversi livelli, vanno indossate. Non è stata cosa facile, inizialmente le reazioni di chi aveva ospiti in RSA sono state violente e di panico, con la minaccia di entrare a forza, ma la questione è cambiata, la razionalità ha prevalso sulla paura: i CARI si possono vedere via Tablet o videochiamata negli orari esposti sulle porte delle diverse RSA, tutto è trasparente, disagi tecnici permettendo. Servono tablet, servono smartphone belli grandi, ad esempio, volendo fare del bene a tutti.

MA ALLORA PERCHE’ IN TRENTINO ALTO ADIGE SI PARLA DELLE RSA E NON ALTROVE?
La prima delle risposte è che questa incidenza dipende dalla nostra fortuna di avere un servizio enormemente dispiegato sul territorio che raddoppia i posti letto rispetto al centro Italia e lo triplica rispetto al sud Italia, in fondo troveremo i grafici di uno dei più recenti studi accreditati.

QUALI SONO LE CRITICITA’ EMERSE?
Ci sono dei nodi da risolvere che Upipa ha evidenziato: il primo è la necessità di rimpolpare il personale presso alcuni centri, a prescindere da un concetto strettamente odierno, ma sul medio termine che sono i presidi delle seguenti strutture, APSP “San Giovanni” – MEZZOLOMBARDO, APSP “Fondazione Comunità di Arco” – ARCO, APSP “Giacomo Cis” – LEDRO, APSP “Santo Spirito – Fondazione Montel” – PERGINE VALSUGANA, APSP “Residenza Molino” – DRO, APSP “città di riva” – RIVA DEL GARDA.

Il secondo nodo è di risolvere la carenza strutturale nazionale e regionale di DPI, per cui è stato fatto un bando per la richiesta urgentissima (degli unici salvavita veri e propri per tutti) ovvero le mascherine a norma di legge, mediche per l’esterno, FFP2 e FFP3 per i reparti a rischio (esattamente come specificati nelle circolari) e quelli con malati, rispettivamente. Nonché gli occhiali protettivi, i copriscarpe, i camici. I copriscarpe, a torto sottovalutati, sono indispensabili dove ci sono malati, servono inderigabilmente per bloccare le contaminazioni incrociate. Sono oggetti di uso comune che sono indispendabili per chi lavora anche nelle RSA.

Premesso questo per chi lavora nelle RSA e ha a disposizione i DPI il lavoro è certamente più sicuro e controllato che non per chi lavorasse in un’edicola o in una ricevitoria e non avesse nessun presidio di protezione, lì dove il cliente non è oggetto di quarantena, prevista di fatto, non ha monitoraggio dei parametri, non è controllato. Questo è quanto emerge da una lettura attenta dei documenti di UPIPA.

MA ALLORA I CONTAGI? Purtroppo qui il punto negativo e vergognoso, cioè non sono arrivati in tempo i DPI, per cui molte persone che lavoravano nel settore sanitario si sono contagiate, ma per di più e non solo: i primi contagi nei NOSOCOMI sono avvenuti perché le persone hanno patologie multiple nel corso della loro esistenza, un trauma, un malore, una malattia cronica, non erano stati ricondotti al Covid-19. Così sono stati contagiati i primi operatori e infermieri. Scoprendo sul campo che le persone ricoverate stavano “covando” il Covid-19 ed erano contagiosi.

COSA DICE LA PROVINCIA IN RIFERIMENTO SPECIFICO AI CASI NOTI
Le RSA attraversano un momento di forte difficoltà, con assenze di personale che arrivano anche al 50%. Le persone che sono state contagiate in RSA superano ampiamente i 200 casi, ma dobbiamo considerare come detto sopra che i numeri dei nostri assistiti regionali sono altissimi. Anche il Centro Don Ziglio, che ospita persone con disagio psichico è sintomatico che sia amentato così velocemente in una settimana da una trentina di contagiati tra cui il personale.

COSA DICONO I PREPOSTI NEI SINDACATI DEI LAVORATORI
La voce autorevole in merito è stata già pubblicata da un quotidiano locale “Il Dolomiti” che fa un quadro esatto della questione: “Il sistema sanitario e socio sanitario assistenziale è stremato”.

“Occorre una presa d’atto significativa per mettere in assoluta evidenza questioni che non consentono più strategie a tentoni ma risposte inequivocabili. E’ necessario spiegare alle figure in prima linea che tutti i soggetti istituzionalmente preposti si occupano di loro. Il contagio resta alto seppure in lieve flessione e questo vuol dire che la pressione su sanità e case di riposo non diminuirà affatto nel breve. Anche la tenuta psicologica degli operatori è a forte rischio”. Luigi Diaspro, Giuseppe Pallanch, Marcella Tomasi, rispettivamente segretari della Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, e i responsabili di settore Roberta Piersanti (Cgil), Elisabetta Pecoraro (Cisl) e Elena Aichner (Uil).

I casi si trovano nelle strutture di Borgo Valsugana, Canal San Bovo, Pergine e Gardolo, Pellizzano, Mezzolombardo e Ledro, Levico, Arco, Dro, Riva del Garda, Rovereto, Pieve di Bono, Bleggio, Storo, Pinzolo, Predazzo, Brentonico e Cles.


LE STATISTICHE CHE SPIEGANO SIA LA PREOCCUPAZIONE CHE LA SITUAZIONE OGGETTIVA
Il Trentino di per sé presenta un rapporto tra ultra-sessantacinquenni e giovani stabile, nel 2017, ultimo dato studiato e letto scientificamente; in tutte le ripartizioni geografiche, si registra un indice di vecchiaia superiore a 100 mentre nella P.A. di Trento ci sono 146 ultra-sessantacinquenni ogni 100 giovanissimi (0-14 anni), a fronte di 163 registrati invece a livello nazionale e di 170 nella ripartizione geografica di afferenza. La quota di popolazione anziana (over 75) anni aumenterà complessivamente di +8,2 punti percentuali tra il 2016 e il 2066, anche se meno rispetto al dato nazionale.

Standardizzando il numero dei posti letto per la popolazione anziana dei territori considerati, di nuovo i valori delle due Province Autonome sono più che doppi rispetto alla media nazionale. In particolare, considerando i posti letto per 100.000 residenti di 65 anni e più, se ne registrano 6.262 nella sola P.A. di Trento e 6.418 nella Provincia autonoma di Bolzano, a fronte di una media Italia di 2.955. Considerando i posti per 100.000 anziani di almeno 75 anni, se ne registrano, rispettivamente, 12.500 (Trento), 13.084 (Bolzano) e 5.835 (Italia). Il trend dell’ultimo triennio è in discesa per tutte le ripartizioni, tranne che per il Centro e la P.A. di Bolzano. In particolare, si segnala la variazione media annua del -5,3% dei posti letto per 100.000 anziani delle Regioni del Nord-Ovest. Elaborato dal Centro richerche applicate alla SANITA’ del 2017 CREA.

A cura di Martina Cecco