Libertà, Virus, Terrorismo: una società rabbiosa che soffre e cerca il nemico pubblico. Rischiando di annullarsi.

Inadeguati ma sereni, verso la fine dell'Europa

Una riflessione sul mondo – che non è mai giusto – e sulla situazione italiana – che è tragica – a prescindere da chi parlasse in Parlamento. Ieri, oggi, in fin dei conti è sempre molto interessante ascoltare i nostri parlamentari, peccato che poi sulla stampa le cose più belle restino lettera morta e si parli solo delle cazzate. Consiglio in proposito ai lettori di non leggere quello che scriviamo noi giornalisti, classe opulenta e corrotta, servile al potere, ma di ascoltare da sé le sedute della politica, così ne trarranno beneficio, quanto meno a livello di lessico e di sintassi.

Premesso questo: Aisha Silvia Romano è una gran bella responsabilità parlare “noi” di una ragazza (laureata) che non ha ancora tenuto alcun pubblico discorso per parlare di cosa le sia accaduto. Sia chiaro: la nostra società è talmente debole, instabile, disciolta che non ascolta nemmeno i medici – per fare un esempio non poco tempo è passato da quando ho sentito follie ingeneri del tipo “il Coronavirus non esiste”, “è una strategia per vendere i vaccini” – figuriamoci se ascolta una ragazza (non la chiamerò cooperante, perché in onestà intellettuale le competenze di Silvia non sono una skill, è una ragazza normale che voleva andare in Africa per suo legittimo desiderio personale di aiutare).
Che c’entrano il Covid-19 e Aisha? Nulla.

Le grandi civiltà si sono estinte a causa della corruzione dei costumi” non certo a causa di un mercato infausto, di un virus, di una guerra, anzi. Non ascoltate noi giornalisti, saremo i primi.

Aisha ha ammazzato palesemente Silvia Romano, è questo omicidio, che capiamo essere opera sua e non dei rapitori, che ha fatto esplodere la rabbia. Non è il sequestro, ovvio. Tanta rabbia che almeno diamo colpa al terrorismo, così per fare qualcosa. Per trovare il nemico. E tanto che ancora non lo ha capito nemmeno lei. Lo capirà presto, riprendendo in mano la sua vita.

Personalmente credo che in questi casi non servano inchieste, ma basti una Daspo. Silvia non è un terrorista, principalmente perché l’estorsione e il rapimento non hanno a che fare con il terrorismo, ma sono una frangia di criminalità che esiste a prescindere dal terrorismo, nozioni che qualsiasi sociologo laureato in antropologia dell’Africa sa benissimo, ma non scomoda, per non sciupare la campagna del Governo che preferisce sciacquare. Lavorare in Africa è dura. E’ andata male. Basta. Il mondo è grande, ma quando non va, non va. Non può tornare in Africa, Silvia. Tantomeno Aisha.

Tornando a cose più ampie. L’omicidio del costume, avvenuto a causa – solo ed esclusivamente – dei sensi di colpa causati dalla nostra attuale corruzione dei costumi, illustra – senza tanto girarci intorno – il pericolo epocale a cui noi andiamo incontro. Leoncavallo? Un centro sociale che negli anni ’90 era “da evitare”; oggi un modello di melting pot. Siamo finiti? Pier Paolo Pasolini, un autore sacrificato, dovreste leggerlo più spesso per trovare ispirazione. Certo. Capolinea.

Guardate questa Madonna. Ditemi che cosa resta se non le lacrime per una libertà incompresa che cede il passo a un’informe massa di cotone e seta. La paura VEDE il terrorismo, a rigor di logica lo Stato – se davvero fosse coivolta Al – shaababi – sarebbe costretto ad indagare questa ragazza. Poi cerchiamo informazioni in Africa e tutti assicurano che il terrorismo in senso stretto non è la causa del rapimento. Fine. Siamo di nuovo finiti. Persino i mass media – in Kenya – prendono le distanze. Il settore turistico del luogo lamenta che “parlare di terrorismo” è inadeguato. In Africa a Chakama/Malindi abbiamo dalla nostra parte un discreto numero di poliziotti, gli amici veri di Silvia. Abbiamo contro la lobby del commercio e del turismo. Fine.

Siamo vittime di noi stessi, prima di tutto. Vi pare normale che uno stato pagasse una cellula terroristica per un riscatto al fine di liberare una persona? Siamo in attesa di una verità che non emerge.

E poi confrontiamo quello che sappiamo, come si presentano le donne che hanno aderito ad Al – Shaababi, come sono ridotte le donne somale in prigione in mano ai terroristi e come si è presentata Silvia e ci viene il dubbio atroce che la povera ragazza sia stata vittima di una gigantesca truffa che ha colpito la sua ingenuità e buona fede. E la rabbia sale. Questa estorsione che fa perno sulla nostra bontà.

Sì, almeno fintanto che daremo la colpa al terrorismo sostenendo che “non si deve andare in Africa”, alla Silvana De Mari VIDEO – che ha sempre ragione nel merito e sempre torno nella forma (nella fattispecie dice che in Africa mancano specialisti ma non operai e tecnici ed è vero, ciò non toglie che ciascuno ha il diritto di andare a fare un viaggio dove vuole – un viaggio, 15 giorni, poi come il pesce se non ti sposi..) pure lei – si DEVE andare in Africa per turismo, per comprare, per sviluppare l’Africa e non per fare un’esperienza personale alle spalle del Buon Selvaggio“.

Non mandate cose in Africa. Si crea competizione interna con beni a prezzo zero contro beni a prezzo alto.

Compra in Africa, paga in Africa, quello è lo sviluppo che cercano in Africa. Il GRIDO di aiuto contro le immondizie che mandiamo noi, obsolete. Se qualcosa vogliamo fare? Mandiamo soldi! Invece no; chiaramente dare la responsabilità solo al terrorismo è il modo migliore per trovarcelo – un giorno – in Vaticano a rapire vecchie, con la motivazione che sono vecchie e che il Vaticano è un posto pericoloso. Malindi e Chakama – se hai un valido motivo per essere lì – non sono posti pericolosi.

Il pauperismo. La decrescita felice. La sostenibilità solidale. Da modello virtuoso a stile dannoso. Servono qui, cara Silvia, quei modelli .. non lì. SONO I NOSTRI antidoti alla fine. Sono veleno per chi non ha niente.

Tornando a noi: droghe, gioco d’azzardo, disoccupazione, reddito di garanzia sono tutti segni che la società è in piena corruzione dei valori e dei costumi. Non potremo MAI difenderci dalla Cina, dall’Asia, dalla Russia, dall’Africa: se manca la volontà di essere uniti (in questo senso sono un buon esempio gli ebrei che dal 1750 combattono contro la deportazione e la pulizia etnica della loro etnia/cultura) manca il popolo, mancano cives e civitas, significa un annullamento della civiltà, cancellazione, scomparsa.

Come mai Silvia Romano in pantaloncini e laurea è diventata Aisha nel sacco verde? Per il senso di inadeguatezza rispetto ai disagi del mondo. Del resto una persona sicura di non essere in difetto con l’umanità non si sposterebbe di un centimetro per andare in Africa. Ma l’Africa è cambiata.

Anche Aisha non è Silvia .. quindi? In un bel libro “Gli scritti” di Santa Teresa di Gesù Bambino (il regalo che fece mia nonna a mia mamma per il matrimonio) troviamo qualcosa che potrebbe interessare, ad Aisha. I libri non si aprono, si pensano. Posso pensare che una persona da sola, che non vede nessuno per 18 mesi, si metta a parlare con IL libro… se è il Corano – nella sua vita de “Le mie prigioni” alla Silvio Pellico diventa l’amico immaginario. Maometto, un libro, un parola. Normale. Il Corano.

E allora prendo delle frasi da questo, il mio, perché non mancava niente al cattolicesimo, se non la funzionalità politica del momento. Sia Chiaro.

“Il comandamento nuovo di Gesù”: 338 – Madre Mia, mi sembra di doverle ancora dare qualche spiegazione riguardo al passo del Cantico dei Cantici “Attirami, noi correremo” perché ciò che ho voluto dirne mi pare poco comprensibile. “Nessuno può seguirmi – ha detto Gesù – se il Padre Mio non lo attira“. Egli ci insegna a bussare perché venga aperto, cercare per trovare, tendere la mano per umilmente per ricevere ciò che chiediamo. Lo Spirito Santo dettò questa preghiera profetica: “Attirami, noi correremo“.

Cara Aisha, la differenza non la fanno Gesù o Maometto, la differenza sta nel cuore di chi prega. In questo caso il tuo. Puoi quindi continuare a pregare nel modo che preferisci, ma ad aspettarti c’era la tua famiglia. Non quella degli altri.

di Martina Cecco