Trento deve riprogrammare la sua industria turistica

Continua a tenere banco il tema delle chiusure domenicali dei negozi trentini, con un continuo botta e risposta tra chi sostiene che sia una misura a favore dei lavoratori e chi invece pensa che sia un mero strumento di propaganda elettorale perpetrato dalla Giunta provinciale.

Quest’ultimi, spingono particolarmente sul fatto che una chiusura del commercio – soprattutto all’ingrosso – spingerebbe molti turisti a preferire destinazioni diverse dal Trentino. Un’obiezione che potrebbe avere anche un certo raziocinio, se solo non si trattasse di una mancanza di visione allargata del territorio.

Andando con ordine, bisogna innanzitutto ricordare la posizione geografica del Trentino, circondato a Nord dall’Alto Adige, a Sud-Est dalla Provincia di Verona e a Ovest Sud-Ovest dalla Provincia di Brescia, non certo aree spopolate o di scarso interesse turistico. Queste aree, al momento, sono interessate da un gran numero di centri commerciali, spaziando dagli outlet ai punti vendita di marche multinazionali, passando infine per il settore della ristorazione Fast-Food, che vede proprio nell’hinterland bresciano e veronese dei punti strategici: basti pensare al fatto che alcune marche hanno pochi punti vendita in tutta Italia, ma due proprio in queste città.

Ora, un’offerta commerciale e alimentare completa attira certamente un gran numero di visitatori, ma affermare che i turisti visitino Verona, la bresciana o l’Alto Adige per la presenza di centri commerciali è abbastanza fuori luogo. I turisti saranno forse più attratti dal pollo fritto di una nota multinazionale, dai mobili a prezzo stracciato di una marca famosissima, oppure dalle numerose bellezze offerte da quest’area del Nord Italia? Sarà più interessante per un turista passare una domenica in un centro commerciale a provare stivaletti e costumi da bagno oppure visitare l’Arena, la Casa di Giulietta, Merano, Brunico, Desenzano del Garda, Sirmione o il Vittoriale?

Il ragionamento da fare, dunque, non è collegato ai negozi aperti o chiusi la domenica. Se si vuole parlare dell’offerta turistica trentina, bisogna porsi una riflessione che vada a toccare altri temi: cosa può offrire il Trentino per rompere il monopolio della montagna, rappresentato dalle Dolomiti altoatesine, oppure quello balneare e culturale, con il Lago di Garda e Verona a farla da padroni?

Il Trentino, se vuole arricchire la sua offerta turistica, dovrebbe innanzitutto puntare a una maggior conoscenza del proprio capoluogo: la città di Trento, infatti, ha molti punti a proprio favore, che andrebbero piuttosto divulgati e ampliati, ma sicuramente non avrebbe più turisti se avesse un grande centro commerciale. Allo stesso modo, Rovereto a oggi rappresenta una delle perle italiane per quanto riguarda l’arte moderna e il futurismo: per quanto sia assolutamente vero che la pubblicità come la conosciamo oggi nacque con la corrente artistica di Filippo Tommaso Marinetti, tuttavia la città dovrebbe puntare – come già parzialmente fatto in questi anni – in un turismo identitario, prendendo le proprie caratteristiche ed esaltandole.

Inoltre, proprio perché l’offerta altoatesina e quella lombardo-veneta della linea Brescia-Verona sono sature di centri commerciali e turismo d’assalto, il Trentino potrebbe puntare su un turismo a misura d’uomo, basato su una dimensione più cittadina e “slow“, intercettando così tutti quei turisti che non vogliono trovarsi imbottigliati in un parcheggio di un centro commerciale con 40 gradi in pieno agosto.

Inoltre, in conclusione, basta vedere il modello intorno al quale sono costruite – con successo – le città del Lago di Garda: è vero che a pochi chilometri dai centri abitati sorgono centri commerciali che sono delle vere e proprie astronavi, ma è altrettanto vero che il paese, quello visitato dalla maggior parte dei turisti, è tappezzato di piccoli esercizi commerciali e ristorantini. E un turista che cerca la pace e la tranquillità del Lago vuole proprio quel modello.