Recovery Fund. Proseguono ad oltranza le trattative. In gioco la credibilità dell’Unione europea

Conte Vs Rutte

Prosegue per il quarto giorno consecutivo il delicato summit europeo sul Recovery Fund, dopo l’ennesima nottata passata al lavoro. I ventisette capi di Stato e di Governo si sono ritrovati nuovamente alle 16 di oggi pomeriggio, con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che ha presentato un nuovo negobox, basato su una dotazione di 390 miliardi di euro di sovvenzioni, cifra molto inferiore ai 500 miliardi previsti inizialmente, ma che dovrebbe essere corredata da rebate più bassi. Per trovare l’accordo.

Questa nuova proposta, anche e soprattutto considerata la diminuzione dei fondi, non ha incontrato il favore dei paesi “frugali” (Paesi Bassi, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia), nonostante Austria e Olanda abbiano lasciato aperto qualche spiragli circa una possibile intesa.

Le posizioni dei principali leader europei

Il premier olandese Mark Rutte, direttamente da Bruxelles, si è espresso in maniera positiva in merito alla bozza presentata oggi alle 16 affermando: “Ora c’è un ottimo testo di bozza sul meccanismo del super freno d’emergenza, che riguarda la governance del Recovery Fund, e quindi il tema dell’attuazione dei piani nazionali delle riforme, che ritengo stia lentamente guadagnando consenso. Sono davvero contento, perché questa è stata una condizione cruciale per noi per essere in grado di costruire quel bilanciamento tra prestiti e sovvenzioni”. 

Anche il suo omologo austriaco Sebastian Kurz ha lasciato aperta la porta ad una possibile intesa, dichiarando: “I negoziati non sono ancora finiti, ma possiamo essere molto soddisfatti di essere riusciti a ottenere una riduzione dell’importo totale, che era la nostra richiesta principale, un aumento degli sconti per l’Austria e la garanzia che investimenti e riforme saranno controllati. E’ davvero un ottimo risultato”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Premier nostrano Giuseppe Conte che, a margine dei negoziati di questa notte, ha voluto specificare: “Michel non ha anticipato null’altro, ma ha detto che proporrà oggi una soluzione con una riduzione dei grants a 400 miliardi e 390 miliardi. La soluzione da 400 miliardi di sussidi nel Recovery plan condurrebbe un maggiore sconto per i Paesi che ne hanno diritto e quella da 390 miliardi un minore sconto. In questo momento ci stiamo avvicinando allo zoccolo duro delle rispettive posizioni e il confronto diventa più risolutivo.”

Anche il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha voluto esprimere la propria opinione in merito ai negoziati, chiarendo che “dopo giorni di discussioni, gli europei si aspettano una conclusione all’altezza di questa fase storica”, facendo comunque trapelare tutta la sua preoccupazione in riferimento ai difficili negaziati in corso. “Siamo preoccupati per un futuro che mortifichi la solidarietà europea e il metodo comunitario”. Il Parlamento Ue “ha indicato le proprie priorità e si aspetta che vengano rispettate. Occorrono subito nuove risorse proprie e una efficace difesa dei principi dello stato di diritto”. Inoltre, il Parlamento ha più volte chiesto la soppressione dei rebates. “Senza queste condizioni il Pe non darà il proprio consenso”. Il Quadro finanziario pluriennale “deve assicurare nel medio periodo la copertura adeguata delle principali sfide europee, come il Green Deal europeo, la digitalizzazione, la resilienza e la lotta alle disuguaglianze”.

Nonostante ancora non vi sia piena unità, le posizioni si stanno allineando per arrivare ad un’intesa. Ne va della credibilità dell’Unione europea. Serve una risposta all’altezza delle aspettative dei cittadini comunitari. Il peggio non è passato ed è qui che l’Unione deve mettere a tacere chi la accusa di negligenza e chi la percepisce come lontana o assente. Il rischio, altrimenti, è che quella rottura (seppur piccola nella sua colonna portante) apra un varco pronto a farla crollare. Assieme al peso e alle speranze in essa riposte.