Se si dimentica la bellezza delle Dolomiti

Nella mia vita da anfibio, spalmata tra Bergamo e la Val Rendena, se c’è una pulsione che non provo mai è quella di andare al mare: sarà che sono fotofobico, sarà che sono montagnino, ma davvero l’idea di brascarmi al sole e di salarmi nell’acqua mi fa pensare più a un branzino che a una vacanza. Non mi sogno, naturalmente, di negare la meravigliosa bellezza di tantissime località balneari della Penisola: io, però, scusate, preferisco il Carè Alto a Sorrento. Nonostante questa mia predilezione per il granito, rispetto alla sabbia, non mi sognerei mai, com’è logico, di additare al pubblico ludibrio quelli che si spalmano di crema e se ne stanno ore sotto il solleone, come pacifiche lucertole: mai mi verrebbe in mente di considerare dei poveri dementi quelli che amano il mare e ci trascorrono le proprie vacanze. E credo che, più o meno, la vediate così anche voi.

Chi, a quanto pare, non la vede così, invece, è la Vodafone, muscoloso colosso della telefonia, che ha lanciato un nuovo spot televisivo, che vorrebbe essere, forse, spiritoso, ma che, invece, appare decisamente offensivo per una buona fetta della popolazione nazionale. Oltre che, per inciso, gravemente lesivo dell’economia turistica delle regioni alpine. Nel filmato, infatti, appaiono, in rapida sequenza, giovanotte di belle proporzioni, in costume da bagno, che, guardando ammiccanti la telecamera proclamano: il mare, il mare! Come il mare non c’è nulla, ovvia, il mare è il mare! E, fin qui, per pubblicizzare un prodotto estivo, la cosa potrebbe anche starci: in fondo, il clichet è “Italiani, mandolino, pizza e spiagge agostane”.

Quel che non ho digerito è l’inserimento, tra tante femmine liete e procaci, di un tipo magrolino e dall’aria un tantino sfigata, dai tipici lineamenti retico-celti, che, solitario, domanda: ma la montagna no? La risposta arriva di lì a qualche secondo, quando, dopo un’altra infilata di bellezze al bagno e fessi in mutandoni, appare la fidanzata del poveretto: anche lei, peraltro, bruttarella e malmessa, che confessa: eh, però, il mare! Con un desiderio malinconico nello sguardo ovino. Il campo si allarga e si vede la loro tendina, con luce a gas interna, piantata nel niente, ai piedi di qualche picco dolomitico: un’immagine che ti fa venire freddo a vederla e ti fa rimpiangere le trune del Quinto alpini. Insomma, tutti al mare e chi non ci va o è un povero balla oppure è la fidanzata succube di un povero balla. Ora, io mi domando: non c’era un altro modo di vendere la propria merce, che non fosse quello di svillaneggiare la montagna. Intesa anche come alte terre, come un’economia fragile e difficile da difendere, come la parte, da sempre, più trascurata del Paese: e massime oggi, con la catastrofe Vaia, doppiata dalla catastrofe Covid.

Tutto qui: non voglio farci su troppe riflessioni. Semplicemente, questa pubblicità, tutta basata su di uno stereotipo preistorico e che punta sull’inesistente contrapposizione vacanziera tra chi va al mare (quelli fighi) e chi va in montagna (monomaniaci autolesionisti), mi ha particolarmente infastidito: come temo infastidirà gli amministratori delle nostre valli. Io, qui, ho tutto: laghi magnifici per farci il bagno e pietraie e ghiacciai, se voglio parlare con la mia animaccia fessa, pinete e campi da tennis. Fuori di casa ho perfino un golf club, casomai volessi cambiare sport. Ma non mi sognerei mai di insultare chi si fa un tuffo a Capri o a Riccione. Forse, in fondo, è questione solo di stile.

Marco Cimmino