Dalla sabbietta per gatti alla supervisione del Recovery Fund.

Vigilerà sul Recovery Fund uno che vendeva pappagallini e cambiava la sabbietta ai siamesi

Bisognerebbe sempre vedere il bicchiere mezzo pieno, soprattutto di questi tempi: io, onestamente, non mi potrei lamentare per quello che, finora, l’esistenza mi ha riservato, dal punto di vista professionale. Insegno storia, scrivo qualche libro, qualche articoletto: insomma, non posso dire di ammazzarmi di lavoro e, in compenso, guadagno di che vivere decorosamente. Va detto che, prima di fare tutto ciò, un tantinello di mazzo me l’ero tirato: nulla di straordinario, intendiamoci, ma, comunque, un rispettabile cursus honorum. Liceo classico, laurea, specializzazione, ordinariato: non ho fatto il fenomeno, ma neppure ho passato i miei primi trent’anni a grattarmi la barliga.

Tutto questo per dire che, alla veneranda età di sessant’anni, fino a qualche tempo fa, non mi sentivo di invidiare proprio nessuno: mi pareva di godere di un guiderdone acconcio e di non dover desiderare di più.

Questo, finchè nella mia quieta esistenza non è, improvvisamente, comparso lui: Sergio Battelli. Confesso che, fino a ieri l’altro, ignoravo del tutto l’esistenza del signor Battelli e che, se non fosse stato per i social network, avrei continuato bellamente ad ignorarla. Poi, ho letto un post, due, tre post indignati, che parlavano di lui e, da allora, la mia vita è diventata un inferno.

Perché ero passato indenne attraverso uno steward dello stadio che fa il Ministro degli Esteri, avevo metabolizzato un’aspirante preside con evidenti limiti culturali alla Pubblica Istruzione, non mi ero granchè preoccupato di un dj che fa il Guardasigilli, ma Battelli che presiede la 14a Commissione della Camera, ovvero quella che si occupa degli Affari Europei e che vigilerà sull’applicazione dei nostri accordi con l’Europa è un rospaccio che non posso digerire, neppure con un ettolitro di genziana della Boroni!

Battelli fa il deputato da sette anni: sono ottantaquattro mesi che gli accreditano un sontuosissimo stipendio a quattro zeri. E fino a qui passi: quanti morti di fame sono stati miracolati da una legge elettorale demente e ora fanno i nababbi con gli abiti di Caraceni? Ma questo ha la terza media e, come esperienze lavorative, ha fatto per dieci anni il commesso in un negozio di animali: capito bene? Vigilerà sul Recovery Fund uno che vendeva pappagallini e cambiava la sabbietta ai siamesi. D’accordo che il titolo di studio non conta, ma qui siamo al teatro dell’assurdo!

Ad altri, sarebbe scattata l’incazzatura, ma, alla mia età, non ci si incazza più: mi è scattata l’invidia. Un sentimento che credevo mi fosse estraneo, si è impadronito di me, in un battere di ciglia. Così, la mia Weltanschauung è radicalmente mutata. Voglio anch’io fare cose per cui non ho la minima preparazione: voglio fare l’astronauta, dirigere la Wiener Philharmoniker, scalare in libera “El Capitàn”! Se questo qui presiede la Commissione Affari Europei, io voglio, perlomeno, fare l’imperatore-dio di Dune!

Ecco, la politica, come al solito, mi ha rovinato la festa: guardo la mia bella casa, le mie automobili, le moto, perfino la mia chitarra, e non provo alcuna soddisfazione.

Altro che vedere il bicchiere mezzo pieno: mi attaccherò alla bottiglia.

Maledizione.

Marco Cimmino