Musei della Guerra Trentini, un patrimonio da pubblicizzare.

Musei della Guerra Trentini, u'enorme patrimonio culturale e di memeoria da diffondere.

Un museo è un museo: almeno originariamente, è un luogo dove si raccolgono ricordi. Questi ricordi, quasi sempre, fanno parte della cosiddetta “storia materiale” e permettono al visitatore di toccare il passato: di constatare senza il filtro, spesso deformante, di noi storici, quali fossero le condizioni di vita, gli strumenti, le armi dei nostri antenati.

Il Trentino è una terra ricca di memoria e, pertanto, di musei: inoltre, è un territorio sempre attento alle novità, di fronte alle quali, funge spesso da battistrada nazionale. Io, che la sola cosa che conosco un pochino è la guerra, vorrei dirvi di tre musei trentini che raccolgono la memoria della guerra più grande che il Trentino abbia conosciuto: tanto grande da divenire, per il mondo, la Grande Guerra per antonomasia.

Rispetto al capoluogo, questi musei si trovano a sud, a ovest e a est, rispettando, per così dire, l’andamento del fronte, che qui formava un saliente, ossia una specie di gobba rovesciata verso il basso, con il suo apice a Castel Dante e i suoi due lati in val Sugana e in val Rendena.

Il primo dei tre musei è quello di Rovereto: il museo della guerra, che è anche il più antico e il più importante d’Italia. Un gigante che rivaleggia con l’Imperial War Museum per collezioni e magazzini. Nelle sale e nei torrioni del castello di Rovereto e, ancor più, nei depositi del museo, c’è una raccolta preziosissima ed enorme di reperti, che farebbe girar la testa a qualsiasi collezionista di militaria.

Da qualche tempo, il MdG di Rovereto si sta evolvendo, grazie al capace lavoro dei suoi conservatori, in una direzione che definirei “epistemologica”: insomma, da semplice museo, si sta avviando a divenire un pensatoio museale, una proposta di percorsi didattici che, oltre a mostrare l’evoluzione della guerra, la spieghino. Credo che questa sia la strada: anzi, credo che questa strada andrebbe percorsa anche da chi si occupa di quel turismo colto che sta diventando lo stigma di certe regioni.

Per questo, aggiungo a Rovereto altri due musei che meritano senz’altro grande attenzione e che possiedono materiale, per certi versi, anche più interessante, rispetto alle collezioni generaliste del MdG. Uno è il bel museo di Borgo val Sugana, che, forse, anderebbe organizzato in maniera più ordinata, ma che espone reperti davvero unici, come l’equipaggiamento dell’asso ungherese Kiss. L’altro è il museo della guerra bianca adamellina di Spiazzo: autentica perla per quanto riguarda il recupero da ghiacciaio e la conservazione della memoria materiale di quel conflitto unico al mondo, che si combatté nel gruppo dell’Adamello e della Presanella.

Oggi, sta per essere inaugurato il nuovissimo secondo piano della struttura e io, che ho avuto la fortuna di visitarlo in anteprima, vi posso garantire che è davvero di estremo interesse. Luoghi della memoria bellissimi, nati e cresciuti per l’entusiasmo di volontari e grazie al desiderio di mantenere vivo il ricordo dell’identità storica trentina.

Ecco, due soli suggerimenti mi sentirei di dare ai responsabili di queste tre realtà così diverse tra loro e, al contempo, così simili nel sentimento delle cose e dei luoghi: la prima è quella di aumentare il più possibile la diffusione pubblicitaria sul territorio nazionale e nei paesi frontalieri, perché la gente interessata a questo genere di offerta culturale è tantissima, ma se non sa dell’esistenza dei siti, ben difficilmente verrà a visitarli. La seconda è quella di avanzare decisamente sulla strada dell’apertura verso l’esterno, in collaborazione con università e scuole, per irrobustire la capacità didattica e scientifica dei musei: trasformare, in definitiva, uno spazio conservativo chiuso in una finestra col territorio.

E, soprattutto, mai dimenticare l’arma vincente di ogni operazione culturale: collaborare, collaborare e ancora collaborare.

Marco Cimmino