Stop al Recovery Fund. All’Italia (per ora) resta solo il MES

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Le notizie che giungono dal Parlamento europeo sul Recovery Fund non fanno ben sperare, in vista di quella che sarà la stesura più difficile della Legge di Bilancio quantomeno nella storia recente. Oltre alla pandemia da Coronavirus, che non sembra ancora aver del tutto abbandonato il campo, si aggiunge infatti l’ennesimo battibecco interno alle istituzioni europee per quanto riguarda la concessione di fondi straordinari.

Già lo scorso luglio, quando si stava discutendo di come proporre al Parlamento europeo il Recovery Fund, si erano accesi gli animi portando allo scontro tra i cosiddetti “Paesi frugali” e il blocco mediterraneo, con l’aggiunta della Francia che è alla fine risultata decisiva nella chiusura apparentemente positiva delle trattative.

Su Twitter è andato infatti in scena un pesante battibecco tra Sebastian Fischer e Jaume Duch. Fischer è il portavoce del Comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio, attualmente a guida tedesca nell’ambito della rotazione semestrale della Presidenza del Consiglio dell’UE; Duch invece è il portavoce del Parlamento europeo.

Trovo deplorevole che il Parlamento europeo abbia perso l’opportunità di portare avanti i negoziati del Recovery Fund oggi. L’offerta di compromesso globale della Presidenza del Consiglio è valida. Il prossimo turno di colloqui trilaterali è ora programmato per mercoledì 14 ottobre. Il Consiglio europeo rimane pronto a impegnarsi” scrive Fischer, attaccando l’atteggiamento del Parlamento.

I colloqui per il Recovery Fund sono interrotti” conferma Duch in risposta. “Senza una valida proposta dall’attuale Presidenza del Consiglio europeo per aumentare i massimali è impossibile andare avanti. I margini e la flessibilità sono per esigenze impreviste, non per trucchi di bilancio” attacca il portavoce del Parlamento europeo.

Naturalmente la risposta di Fischer non si fa attendere. “Per ballare il tango bisogna essere in due. È necessaria la disponibilità al compromesso da tutte le parti. In ogni caso: non parlare tra noi non ci avvicina a una soluzione. E non che questo sia mancato: parliamo del più grande budget europeo della storia, ben oltre le richieste originali del Parlamento europeo” è la risposta del portavoce del Comitato dei rappresentanti permanenti.

Di fatto, delle tante promesse che erano state fatte sia dall’Europa verso il Governo Conte II, sia da parte degli esponenti governativi verso la popolazione italiana, rimane un litigio internazionale. Al momento attuale, tra l’altro, l’unico fondo europeo a disposizione dell’Italia è il MES.

MES che tra l’altro continua ad animare il dibattito politico nazionale, con Silvio Berlusconi che continua a spingere per attivare al più presto le risorse nel campo della sanità, “unica” condizionalità imposta dall’Europa per l’accesso a questi fondi. La proposta di Berlusconi, che vuole riscuotere credito avendo partecipato al Consiglio europeo nel quale si diede vita al Meccanismo europeo di stabilità, vede due forti alleati nel Partito Democratico e in Italia Viva.

La presa di posizione filo-MES dei due partiti del centrosinistra rischia però di mettere in difficoltà il Governo, dal momento che il MoVimento 5 Stelle sembra continuare a respingere ogni possibilità di accedervi. Dall’analisi che fa l’agenzia Agi, questo scontro tra grillini da una parte e dem e renziani dall’altra è palpabile anche nel testo della risoluzione della maggioranza. Un riferimento al MES c’è, eppure non c’è nessuna tempistica riguardo l’uso di questo strumento e si rimanda espressamente al dibattito in parlamento ogni decisione.

Lavoriamo perché l’UE continui a mettere in campo strumenti per sostenere i Paesi colpiti dal Coronavirus ma l’aumento dei contagi impone un nuovo senso di responsabilità: il Governo in primis deve abbandonare le incertezze e richiedere l’attivazione dei fondi del MES. Non c’è più tempo da perdere” è l’appello di Berlusconi. Parole alle quali fanno eco quelle di Matteo Renzi: “Sul MES ho chiesto al Presidente del Consiglio, al PD, al M5S e a Speranza di metterci attorno a un tavolo e decidere, sennò diventa una barzelletta. Serve che la maggioranza si riunisca, bisogna mettersi d’accordo. Ci sono 37 miliardi del MES e mancano i soldi per i tamponi?“.

Ma i deputati grillini in Commissione Finanze ribadiscono: “Abbiamo forti perplessità sull’introduzione delle clausole di azione collettiva, che renderebbero più semplice ristrutturare il debito pubblico di un Paese che richiedesse l’accesso al MES. Risetto all’impianto originario del Trattato, è un peggioramento anche il ruolo centrale che il MES assumerebbe nell’analisi di sostenibilità del debito del Paese richiedente“.

A non convincere il MoVimento è anche la linea di demarcazione più netta tra Paesi che possono richiedere una linea di credito precauzionale e Paesi che sarebbero destinati a una linea di credito a condizioni rafforzate. In conclusione, siamo entrati nell’autunno del 2020 e dei soldi promessi in primavera – purtroppo – non c’è ancora traccia.

Riccardo Ficara Pigini