L’informazione monocorde: un mostruoso, cacofonico lavaggio del cervello

Il nostro universo si è contratto. No, non preoccupatevi: non sto riferendo catastrofiche rivelazioni di qualche scienziato. Intendo dire che il nostro universo sensibile, la materia di cui si compongono le nostre vite, sta sensibilmente contraendosi: è un po’ come se la nostra stanza ci si chiudesse addosso, solo che lo fa senza movimenti di tavolati e soffitti.

E’ la nostra percezione delle cose che si riduce sempre più, fino a contare una sola, ossedente declinazione. Nella nostra vita, ormai, esiste solo il covid. La televisione, la radio, internet, le conversazioni, le quattro chiacchiere, il filò, ruotano sempre e solo su questo unico argomento. Non si sente più parlare di guerre, di cultura, di incidenti, di borsa, di cinema, di musica: tutto ruota intorno a un unico ipertema, che tutto coinvolge e tutto pare inghiottire.

Eppure, fuori di qui, la vita continua: ho appena sentito su Skype un mio conoscente di Zurigo, che svolge un’esistenza pressochè normale. E che si occupa di tutt’altro che di pandemie, grazie al cielo. Ad Andermatt non hanno mai smesso di sciare e sono sopravvissuti, mentre, secondo la versione italiana del cataclisma, la popolazione di Zugo dovrebbe essere stata sterminata. Altrove, insomma, le cose scorrono: certo, bisogna stare attenti, ma non esiste soltanto il virus. D’altronde, in Italia la comunicazione di massa è sempre stata un tantino drogata: il confronto tra il palinsesto di un telegiornale della BBC e uno della Rai l’ha sempre dimostrato impietosamente.

Solo che, una volta, c’era la politica a farla da padrona: tre quarti dei telegiornali servivano a raccontarci le formidabili imprese dei nostri politicanti. Oggi, gli stessi tre quarti sono dedicati alla capillare descrizione di nuovi ceppi virali, di vaccinazioni più o meno fantastiche, di blocchi e divieti, di morti, di malati, di asintomatici. Posso dirlo? Che due palle! Io non sono un complottista, mi vaccinerò senza fare una piega, appena si degneranno di vaccinarmi, ma non ne posso più di questo poema a puntate, di questa ecolalia infinita, che ci infligge gli spiegoni del virologo di turno, che smentisce quello di ieri e, talvolta, perfino se stesso.

Non è possibile e neppure pensabile che un Paese come l’Italia, debba subire, da un anno abbondante, questo mostruoso lavaggio del cervello: questo bombardamento mediatico senza precedenti, per cui, a reti unificate, si parli soltanto di questo stramaledetto virus. Perfino i cinegiornali Luce erano più vari! Ci credo che, alla fine, la gente sia spaventata, stracca, fatalizzata: e chi non lo sarebbe, dopo un martellamento del genere?

Suvvia, abbiamo un problema: ma non è il solo problema. Non è che non si muoia più per altre cause: non è che tutto il resto si sia congelato, in attesa del passaggio della pestilenza. E, soprattutto, mentre noi ci chiudiamo un’altra volta in casa, come se quest’anno di sacrifici non fosse servito a nulla, altrove stanno tornando alla normalità.

Ad Andermatt, invece, nella normalità ci sono sempre vissuti.

Ma la Svizzera, si sa, è su di un altro pianeta…

Marco Cimmino