I funamboli della politica camminano (anche) sul filo della sanità pubblica

Lettera al Direttore – 18 Giugno 2021



   Egregio Direttore, 

La scomparsa della dott.ssa Sara Pedri ha sollevato un polverone mediatico sui drammatici retroscena del reparto di Ginecologia dell’Ospedale Santa Chiara di Trento. L’utopistica riorganizzazione della dirigenza medica è stata impedita dalla fissità e dall’inadeguatezza di un Ordine incapace di schierarsi al fianco del Sindacato. Tuttavia, la sofferenza privata di familiari e colleghi è stata ulteriormente ridimensionata dalla superficialità di una classe politica messa alle strette.
Quando gli obiettivi e i microfoni della televisione nazionale bussano alla porta, l’incoerenza fa la sua comparsa per rispondere ai ben noti bisogni opportunistici. In uno scenario di questo tipo, scatta la corsa all’ego dixi: «la situazione all’interno di quel reparto è molto tesa da tempo» ha ribadito Claudio Cia, confermando così le «molte denunce che denotano una situazione difficile dal punto di vista relazionale». Ancora una volta, la classe dirigente tenta di preservare la propria autorità – o per meglio dire, la propria vuota credibilità – nella speranza di insabbiare una verità fattuale scottante: le segnalazioni dei medici impiegati presso il reparto di Ginecologia dell’Ospedale Santa Chiara di Treno sono state a lungo ignorate.
Nicola Paoli – segretario della CISL Medici – ricorda che: «quanto potrebbe essere avvenuto sul posto di lavoro alla dott.ssa Sara Pedri è accaduto innumerevoli altre volte ad altri medici che hanno optato per cambiare città e fuggire dall’inospitale clima trentino». Viene da chiedersi il motivo per cui la partecipazione di «chi di dovere» sia avvenuta con estrema celerità soltanto all’arrivo di televisione e giornali, soltanto a dramma avvenuto. Perché se è vero che l’incoerenza si alimenta a partire da una radicata ipocrisia, è doveroso puntare il dito contro la comunicazione vuota e inconcludte che nulla aggiunge alla realtà dei fatti. Nonostante le segnalazioni fossero insistenti, nessuno ha deliberatamente interrotto il gioco di potere vessatorio del reparto di Ginecologia.
Il trasformismo politico – che in campagna elettorale si declina in slogan e in provocazioni spesso aggressive – lascia spazio alla mansuetudine e alla neutralità di volti tristemente noti nel panorama trentino; funamboli della politica che parlano per sentito dire, ripetendo informazioni di seconda e di terza mano. E come potrebbe essere altrimenti a fronte di un disinteresse prolungatosi nel corso degli anni? L’incoerenza e la finzione di alcuni non rappresentano in alcun modo l’impegno profuso dai medici e dai professionisti della salute che, allo stesso modo della dott.ssa Sara Pedri, hanno continuato a operare in un clima che è stato definito «esplosivo».
Resta da scoprire chi abbia ignorato il «tic-tac» dell’ordigno, e soprattutto perché.
Il teatrino mediatico a cui abbiamo assistito nei giorni passati fa presumere soltanto una cosa: se la TV avesse inquadrato il profilo migliore della classe dirigente trentina, quel famoso «chi di dovere» avrebbe risolto le controverse questioni del reparto di Ginecologia a tempo di record. Tutto pur di prendersi gli applausi scroscianti della stampa nazionale. Quando capiremo che la politica – quella “buona” – viene fatta in silenzio?

Gian Piero Robbi