Maturità in tempo di Covid. Una devastante boiata

Il candidato si fa avanti, con passo incerto, esortato maternamente dalla presidente, che lo blandisce con garruli fonemi di sicuro impianto siculo. E’ allampanato e un po’ curvo: indossa una camicia di un bianco irreprensibile, sia pur di dubbia confezione, rigorosamente fuori da dei pantaloni a sigaretta, color can che scappa. Ai piedi ha delle sneakers orrende e, probabilmente, costosissime, naturalmente senza calze: questo aumenta l’aspetto già di per sé alquanto macerato delle calzature. Il candidato si accomoda davanti al computer, smanetta un po’ e, alla fine, riesce a visualizzare sulla lavagna interattiva il proprio elaborato.

Si chiama proprio così: elaborato. Perché chiamarlo “non si capisce cosa diavolo sia” risultava troppo lungo. Il candidato inizia ad illustrare un progetto di galleria: presupposti geologici, calcoli, gestione del cantiere. E’ lo stesso progetto che hanno già presentato in otto, ma il nostro Paese necessita disperatamente di infrastrutture e, massime, di gallerie: per questo, tutti i commissari sorridono amichevoli, ricacciando indietro lo sbadiglio.

Dopo aver confuso le ascisse con le ordinate un paio di volte, il candidato passa al testo di Italiano: l’ha scelto lui e lo definisce “approfondimento”, con un evidente propensione alla comicità. Dopo aver massacrato un paio di quartine di un poeta di cui vi risparmio le generalità, si giunge al pezzo forte: il documento random. Al candidato, sempre meno brillante, nella sua camicia marezzata di macchie di sudore, viene mostrata una fotografia (in realtà, una figura geometrica) da cui deve trarre molteplici collegamenti.

Ora, capirete anche voi che trarre molteplici collegamenti dall’immagine di un cilindro sormontato da un cono non è operazione semplice. E neppure tanto utile. Al confronto, le macchie di Rorschach sono un testo in chiaro. Perciò, il candidato infila due o tre azzardatissimi crossover e poi si tace. Gli viene in soccorso la presidente, che, con voce flautata gli domanda notizie delle sue esperienze PCTO, ossia di scuola-lavoro, per i meno avvertiti.

Il candidato farfuglia qualche informazione su eventi epocali nella sua formazione: tutte robe con nomi ridicoli, tipo “Cava Day”. La faccenda si risolve rapidamente e tutto l’esame si avvia verso la prevedibile soluzione. Cosa farai da grande? Tanti auguri. Non ti stringiamo la mano, causa regole anticovid: e poi sono certamente sudaticce. Alè, hop, avanti un altro!

Ecco, questo è l’esame di maturità tipo, nell’anno di grazia 2021. Una patetica farsa, che non indaga nulla, non dimostra nulla, non serve a nulla. Eppure viene celebrato in pompa magna da quei quattro macachi che stanno a Roma a partorire devastanti boiate sulla scuola. Mi aspetto anche che, tra qualche anno, gli studenti maturi si facciano fotografare con una siepe sulla testa, come quei fessi di neolaureati. Naturalmente, siccome il dolce viene sempre alla fine, quell’attempato buontempone di Bianchi ha tessuto le lodi di questa definitiva schifezza e scommetto che sta pensando di riprodurla nei tempi a venire, covid o non covid.

Lo dico a chi è in grado di sentirmi e di farsi sentire: fermateli, prima che sia troppo tardi!

Marco Cimmino