Sex and the Unreal City

Che regali fare a Natale? Ciascuno di noi è – o a breve sarà, non c’è scampo – alle prese con il dilemma, che poi è il solito ogni anno. Mi permetto di darvi un aiuto segnalandovi Sex and the Unreal City (Il Timone, 2021), un fantastico libro dell’intellettuale statunitense Anthony M. Esolen. Ovviamente, il mio consiglio non è causale. Vi parlo di questo testo perché l’ho appena letto, anche se più che altro l’ho massacrato, tempestandolo di note, sottolineature, appunti. A mia discolpa, posso dire che era da tempo che non leggevo qualcosa come Sex and the Unreal City.

Sì, perché il testo Esolen è davvero stimolante, a partire dalla colossale denuncia che lancia: quella secondo cui viviamo nella menzogna. Tutti quanti, sostiene l’Autore, dimoriamo nella Città Irreale, nel senso che «crediamo nella falsità» (p.V), nell’«ignoranza della storia» (p.83), storditi ed avvolti da una «seconda natura» (p.125), in un clima intollerante tale per cui «una domanda ovvia non può essere posta» (p.154). Come fare, allora, per uscirne, per «essere convertiti ed essere reali» (p.235)? Anzitutto, occorre capire bene che cosa sia questa Città Irreale che ci vede imprigionati pur senza avere mura.

La Città Irreale, infatti, non è un luogo: è una condizione. Per la precisione, una condizione spirituale. Un annebbiamento collettivo in cui ci siamo infilati e dove ora siamo tenuti, con le buone o con le cattive. E questo per un motivo banale: l’irrealtà è debole. Si deve essere tenuti dentro a forza e a questo contribuiscono i mass media, gli «scagnozzi della menzogna», perché «senza la pressione costante degli organi della società di massa, le persone si stropiccerebbero gli occhi e si sveglierebbero dall’incubo. Ma ciò non può essere consentito» (p.81). Gli effetti di questa detenzione nella Città Irreale sono molteplici.

Per esempio, crediamo che il divorzio sia una conquista di civiltà; che la contraccezione sia simbolo di libertà; che il matrimonio tra persone dello stesso sia un vero matrimonio; che ognuno possa «scegliere» la propria identità di genere e via di questo passo. Tutte menzogne, secondo Esolen, che alla diagnosi sociale ne accosta una spirituale: abbiamo iniziamo iniziato a posare i mattoncini invisibili della Città Irreale voltando le spalle a Dio, perché di questa onnipresente bugia «il bersaglio ultimo è il Creatore» (p.155). Ed è proprio con una nuova conversione a Dio, secondo Sex and the Unreal City, che sarà possibile convertirsi alla realtà.

Esolen però non si limita ad indicare la via d’uscita dal menzognero labirinto in cui siamo. Nel suo libro ci dà già un gustoso assaggio di realtà demolendo, una dopo l’altra, parecchie delle illusioni ottiche contemporanee. Nelle sue pagine, infatti, troviamo frecciate all’idea di dar il diritto di voto ai sedicenni (p.11), alla decadenza della cultura (p.24), alla deriva scientista (p.25), al relativismo (p.27), al politicamente corretto (p.40), al decostruzionismo (p.51), alla «sinistra pubica» (p.56), al laicismo (p.75), alla tiepidezza del clero (p.77), al perbenismo (p.92), perfino ad un ingenuo europeismo (p.125). Insomma, Esolen demolisce l’intera cultura dominante.

Il risultato delle sue fatiche, Sex and the Unreal City, può così esser considerato un formidabile manuale a cui fare riferimento per uscire, una volta per tutte, dalla Città Irreale. Certo, la fuga da una prigionia del genere non è mai semplice. Il servizio di sorveglianza è micidiale; la tentazione di restare, pure. Però la libertà della realtà sta altrove e, alla lunga, è dura resistere al suo richiamo. Soprattutto dopo che il compagno di cella Esolen, con il suo libro – che ho deciso di tenere sul comodino, tanto è illuminante e ricco di perle – ci ha svelato come organizzare la fuga. Buona lettura!