Russia e Ucraina, due punti di vista opposti e un conflitto crudele in corso

Si riporta in modo fedele quanto scritto il 14 aprile scorso sul sito Geopolitika in Russia che è diretto da Alexandr Dugin, noto pensatore russo contemporaneo, allo scopo di far comprendere quali possono essere gli obiettivi di questa operazione militare speciale in Ucraina, che ormai conta un numero di vittime e una quota danni assolutamente fuori da ogni previsione preventiva e che giorno dopo giorno porta a “radere al suolo” gli obiettivi, ormai sempre gli stessi, che sono nel mirino delle forze militari: Mariupol, Kharkiv, ma come oggi dichiarato anche i civili. Per la prima volta si parla di sterminio di chi resiste.

E’ evidente che a Mariupol la questione ha preso dal primo giorno la direzione precisa di eliminare una città, ma sono seguiti molti attacchi a obiettivi “morali” ad esempio Kiev per l’onore e l’occupazione di Chernobyl per la “supremazia della forza”, insieme a molti “sgarri” che puntano a una questione di sfoggio di potenza, al contrario delle città rase al suolo. Al netto dei morti che si contano come danneggiamenti opportunistici e ai danneggiamenti materiali e agli omicidi che sono stati inseriti nell’indagine per Crimini di Guerra. Si parla ad esempio di Bucha.

Dunque di seguito l’articolo in cui il giornalista che si firma Leonid Savin – all’indomani delle dichiarazioni di precisa volontà di radere al suolo Mariupol laddove non ci siano evacuazioni, «Chi proseguirà la resistenza sarà distrutto», ha detto il generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo, alle quali il presidente in carica in Ucraina Vlodomyr Zelenskyi ha risposto che non saranno cedute le terre del Dopnbass e che la resistenza procede come fino ad oggi – descrive la questione geopolitica dal punto di vista della Russia.

In foto di copertina una immagine che viene pubblicata oggi per raccontare la versione dei fatti che hanno portato alla guerra in corso, narrata secondo i russi, pubblicata da un’ora circa. QUI

LA VISIONE DI GEOPOLITICA IN RUSSIA, SECONDA PARTE INIZIA DA QUESTO PARAGRAFO

Poiché i negoziati si sono svolti a porte chiuse senza l’ammissione della stampa e la pubblicazione di dettagli, questa versione non può essere provata. La Russia ha una carta vincente per ulteriori negoziati con l’Occidente, che, di fatto, è il principale sponsor della crisi ucraina di lunga data.

Anche se di conseguenza, è noto che l’Occidente in solido intende rafforzare le sanzioni contro la Russia. Bene, come si suol dire, se sei consapevole, allora sei armato. E la Russia si preparerà a introdurre un ulteriore pacchetto di contro-sanzioni contro l’Occidente.

Per quanto riguarda la parte ucraina stessa, in primo luogo, va tenuto presente che ora la Russia e l’Ucraina non hanno relazioni diplomatiche. Sono state fatte a pezzi su iniziativa della parte ucraina dopo che la Russia ha riconosciuto la DPR e la LPR. Di conseguenza, questo crea un campo nuovo e unico per l’interazione legale internazionale. Il precedente in realtà sospende gli accordi precedentemente firmati tra i due paesi, sebbene la loro attuazione possa continuare.

Ci sono ragioni per la rottura delle relazioni diplomatiche come il conflitto armato, la perdita di soggettività legale e il cambiamento della leadership politica con mezzi incostituzionali. L’ultimo punto è particolarmente interessante perché nel febbraio 2014 c’è stato un colpo di stato in Ucraina, che, per molti versi, ha creato le basi per un ulteriore deterioramento dei legami russo-ucraini.

Anche se dopo le elezioni ovviamente ingiuste e non trasparenti del 2014 e la vittoria di Petro Poroshenko, la parte russa ha avuto a che fare con lui. Fu lo stesso dopo che Volodymyr Zelensky salì al potere. Anche se la legittimità di questa successione degli ultimi due presidenti è discutibile.

Per quanto riguarda la cessazione delle relazioni diplomatiche, è importante capire che negli ultimi 15 anni molti stati hanno interrotto le relazioni tra loro, quindi il caso russo-ucraino non è qualcosa di eccezionale. Tuttavia, il processo negoziale stesso è di particolare interesse.

In primo luogo, quali sono le rivendicazioni territoriali dell’Ucraina alla Russia. Ad esempio, nelle relazioni tra Giappone e Russia, c’è un problema insolubile delle isole Curili. E il trattato di pace alla fine della seconda guerra mondiale tra Giappone e Russia non è ancora stato firmato.

E la sua conclusione è direttamente correlata alle rivendicazioni territoriali di Tokyo. Ma questo non interferisce con le relazioni bilaterali e la cooperazione, che, tuttavia, è diminuita a causa delle attuali sanzioni. E il Giappone, pur essendo un partner degli Stati Uniti, non sognava nemmeno di restituire le isole Curili con la forza.

In Ucraina, a giudicare dai documenti catturati e dai dati di intelligence, c’erano tali piani. Pertanto, non è la Russia che dovrebbe dare garanzie, ma l’Ucraina, che si comporterà in silenzio e non invaderà la sicurezza della Russia e dei suoi alleati. Idealmente, al fine di controllare tali garanzie, sarebbe necessaria la presenza politico-militare permanente della Russia sul territorio ucraino.

Il secondo è il mancato rispetto da parte dell’Ucraina di numerose convenzioni internazionali al momento, dal corretto trattamento dei prigionieri di guerra russi alla deliberata creazione di una catastrofe umanitaria in una serie di settori (compreso l’uso della forza militare) al fine di accusare la Russia di questo. Tale comportamento mina chiaramente la fiducia ed espone l’Ucraina come un partito non negoziabile.

Dati i numerosi problemi all’interno di questo paese sullo sfondo della completa disfunzione delle autorità (ad esempio, saccheggi, linciaggi e sequestri di predoni), diventa ovvio che lo stato di diritto non esiste sul territorio dell’Ucraina in quanto tale.

Se, anche in politica interna, il regime di Kiev è andato oltre il campo legale, ha senso condurre ulteriori negoziati con esso?

Probabilmente, solo in quel caso avrà una logica, se Kiev non solo soddisfa tutti i requisiti precedentemente proposti dalla Russia, ma soddisfa anche una serie di nuove condizioni.

Cioè:

1) assistenza nel trovare e punire i colpevoli di incitamento alla russofobia e alla propaganda dell’ideologia neonazista sia in Ucraina che all’estero attraverso rappresentanti dello stato ucraino e singoli cittadini di questo paese;

2) piena cooperazione nelle indagini su tutti i crimini commessi dall’esercito ucraino, dai servizi speciali e dalle formazioni paramilitari contro l’esercito russo e i cittadini ucraini;

3) trasferire sul lato russo documenti dell’SBU, delle Forze Armate dell’Ucraina, dell’Ufficio del Procuratore Generale dell’Ucraina e di altre autorità relative a qualsiasi misura di influenza sui cittadini ucraini a causa della loro posizione filo-russa o del coinvolgimento nella Chiesa ortodossa russa;

4) trasferimento di beni dalla giurisdizione delle forze dell’ordine al ripristino e alla ristrutturazione delle infrastrutture civili;

5) appello all’Occidente affinché revochi tutte le sanzioni imposte contro la Russia dal 2014.

E’ auspicabile adottare tutto questo come un accordo “pacchetto” che indichi scadenze specifiche per l’esecuzione da parte ucraina.

[i]               https://ria.ru/20220409/zelenskiy-1782690769.html

[ii]          https://russian.rt.com/world/news/988803-es-ukraina-borrel

[iii]         https://www.kommersant.ru/doc/5283225

[iv]         https://ria.ru/20220411/kadyrov-1782837904.html

[v]          https://www.politnavigator.net/kancler-avstrii-edet-ugovarivat-putina-vypustit-instruktorov-nato-iz-mariupolya.html

Fonte

MC

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Giornalista scientifica, scrivo per Donnissima, già direttrice di Liberalcafé. Studentessa di Filosofia a indirizzo storico presso l'Università degli Studi di Trento.