Franco Nero si racconta a “I Lunatici”: “cinema di oggi non sarà più lo stesso. Prima non c’era televisione, streaming e tutto il resto”

L’attore e regista Franco Nero è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, parlando, tra le varie, della sua carriera e più in generale del mondo cinematografico.

L’attore ha iniziato il suo intervento parlando un po’ di se: “Come è iniziata la mia carriera? Devo tutto a John Huston, grandissimo regista che tutti conoscono, il quale mi ha voluto ne ‘La bibbia’ per fare Abele. Ero sulle copertine di tutti i giornali del mondo. Da lì è stato facile, tutti mi volevano. Lui stesso ha suggerito al regista di Camelot di prendermi per Camelot. Io non ho deciso subito di fare l’attore, canticchiavo, avevo una piccola orchestra. Poi sono andato a Milano, lì ho fatto due incontri importanti. Uno era Giorgio Strehler, l’altro era Ermanno Olmi. Olmi mi disse di andare di corsa a Roma, e così sono venuto a Roma e ho iniziato la mia carriera. Avevo un papà carabiniere. Mia madre mi ha sempre sostenuto, mio padre era incavolato, avrebbe voluto che facessi l’ufficiale dei carabinieri. Era il suo sogno. Poi però è diventato il mio più grande fan. E’ stato il mio più grande sostenitore”.

Proseguendo, Franco Nero si è soffermato sul cinema di Tarantino: “Tarantino è un genialoide. Io un giorno gli ho detto che è un bambinone genialoide. E questa non è un’offesa, ma un complimento. In Italia esisteva un poeta, Giovanni Pascoli, che diceva che nell’uomo c’è lo spirito del fanciullino. Quello spirito deve rimanere nell’uomo. In Tarantino quello spirito è rimasto. E’ stato sempre un appassionato di cinema. Ha conosciuto e visto tutti i miei film. Anche quelli che non andavano in America. La prima volta che ci siamo incontrati e abbiamo pranzato assieme lui sapeva le battute dei miei film e anche la musica”.

Altri aneddoti raccontati da Franco Nero: “Mi trovato a Los Angeles, con mia moglie che era candidata all’Oscar. A un certo una persona mi tocca da dietro, la spalla. Era Paul Newman. Mi dice ciao Franco, sono Paul. Devo chiederti un favore. Io sono rimasto un attimo così. Mi ha chiesto di fargli un autografo per il figlio. Lui era il mio mito. Sia lui che Brando. Ho incontrato anche Brando. I miei due miti.  Sono un privilegiato, lavoro in tutto il mondo, sono richiesto in tutto il mondo. Il cinema di oggi non sarà più lo stesso. Prima non c’era la televisione, lo streaming e tutto il resto. Adesso la gente fa molto meno al cinema. C’è stato il problema del Covid, le sale chiuse, però dobbiamo essere ottimisti. Speriamo bene”.

Sul suo rapporto con le donne invece, l’attore ha dichiarato: “Quante donne sono impazzite per me? Non lo so. Io ho avuto una grande donna, Vanessa Redgrave, la più grande attrice vivente, la madre dei miei figli. Mi dicono che piaccio, è un gran bel complimento. Se qualcuna ha mai fatto follie per me? Non lo dico. Che voto do alla mia vita? Dieci. Ho avuto tutto ho fatto tutto ho girato il mondo sempre dalla porta principale. Ho cenato con Presidenti, Governatori, Principi, Principesse. Ma anche con persone umili. Come contadini e pescatori. Che sono sicuramente più saggi”.

Sul mondo post pandemia: “In questo momento sono a Roma, tornato da Londra dove mia moglie fa uno spettacolo. Nei prossimi giorni andrò a Los Angeles. Dobbiamo essere fiduciosi. Io sono sempre sul chi va là. Metto sempre la mascherina. E poi dobbiamo sperare che questa guerra finisca”.

Franco Nero è stato il primo regista a far rilavorare Kevin Spacey: “Nel film che ho diretto l’anno scorso. Me l’hanno proposto e ho detto di sì. E’ un grandissimo attore. Ha sbagliato, ma sbagliamo tutti. E’ stato sfortunato nell’essere accusato nel momento del #metoo. L’ho preso, è stato molto professionale”.

Concludendo il suo intervento, Franco Nero ha speso qualche parole anche sul movimento #metoo: “Non so cosa dire. C’è sempre stato nella storia il fenomeno dei produttori che hanno promesso alle attrici ti faccio fare questo o quello”.