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Nuraghe di Santa Sabina. Credit Web
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L’opinione: perché le “civilizzazioni” finiscono per scomparire? Ma “spariscono” davvero oppure si evolvono?

Il collasso delle civilizzazioni, come l’Impero Romano o dei Maya, è una realtà molto complessa e questo dovrebbe portarci ad interrogarci sulle società contemporanee e la loro capacità a sopravvivere nel futuro, tenuto conto della «pressione demografica» e dei problemi climatici, ecologici e di rinnovo delle risorse alle quali il pianeta Terra ed i suoi 7 miliardi di abitanti.

In questo «giro del Mondo» delle civilizzazioni entrano in gioco cinque fattori per spiegare queste «scomparse»: danni ambientali, cambiamenti climatici, vicini ostili, rapporti di dipendenza con i partner commerciali e risposte basate sui valori di una società a questi problemi. Allora è giusto dire che «sono scomparse»? Non credo!

Penso piuttosto che si siano ‘’trasformate’’, ‘’adattate’’ in permanenza.

E’ solamente la nostra ‘’costruzione temporale’’ basata sulla visione dei giorni, mesi e anni che ci dà la scomparsa di una società e la ‘’storia naturale’’, con la scoperta delle grandi estinzioni animali, ha legittimato in un certo modo questa lettura. Una idea prima di tutto ‘’organicista’’ che consiste a pensare che una civilizzazione sia un periodo temporale con un inizio, una fine e un in mezzo, un punto culminante, un climax. Questa visione ciclica (nascita, crescita, morte) è stata la «scomparsa» dell’Impero Romano, uno dei più grandi e importanti modelli di civilizzazione. Scomparso poiché sottomesso allo shock delle invasioni barbare che hanno portato una costante trasformazione che ha fatto sì che l’Impero Romano si sia progressivamente ‘’annullato’’ lasciando il posto ad altre strutture geopolitiche. Così è per gli altri Imperi: quello dell’Inghilterra del XIX secolo, della Francia napoleonica, del regno di Alessandro e tanti altri ancora. Questo «fenomeno» potrà accadere anche alle nostre «società attuali», prendiamo ad esempio tre Paesi: Germania, Francia e Italia attraverso il fenomeno migratorio incontrollato.

Alla nascita una società beneficia di una posizione avvantaggiata poiché accumula ricchezze; poi, diventata ‘’potente’’ quasi a malincuore, come per esempio gli Stati Uni d’America del 1941 o la Roma antica, è obbligata ad intervenire in paesi vicini (per frontiera o cultura o economia) per mantenere la pace, finanziandoli, come con il «Piano Marshall» in Europa e gli aiuti economici specifici all’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale, prima di ritrovarsi rovinata; Ma tutto questo ha un costo e molto caro, come è stato il caso dell’Inghilterra del 1919: non avendo più i mezzi non è stata più in grado di mantenere la «grandeur» imperiale del suo passato e quindi la ‘’civilizzazione inglese’’ come società, modo di vita, cultura si è solamente trasformata. Non c’è stato un collasso. Queste società hanno finito le loro risorse e sono state obbligate a far entrare nuove risorse e queste nuove risorse hanno modificato il modo di vita della società che si è adattata. Trasformazione ma nessuna estinzione.

La scomparsa delle civilizzazioni azteca in Messico, o inca in Perù, è stata chiaramente causata dall’arrivo degli Spagnoli e Portoghesi con l’apporto della cultura e vita ma anche sistema economico e malattie alle quali queste popolazioni non si erano mai confrontate. E così possiamo dire per altrettante ‘’società’’ africane stritolate dalla pressione delle ‘’società europee’’ e ‘’società arabe’’ vettori di un annientamento economico e di un fenomeno che non è mai stato ‘’estirpato’’ da nessuna civiltà: lo schiavismo.

È la Storia che ci insegna qual è la via della «trasformazione sociale».

Marco Affatigato

Riguardo l'autore

Marco Affatigato

nato il 14 luglio 1956, è uno scrittore e filosofo laureato in Filosofia - Scienze Umane e Esoteriche presso l'Università Marsilio Ficino. È membro di Reporter Sans Frontières, un'organizzazione internazionale che difende la libertà di stampa.

Nel 1980 la rivista «l’Uomo Qualunque» ha pubblicato suoi interventi come articolista. Negli ultimi anni, ha collaborato regolarmente con la rivista online «Storia Verità» (www.storiaverita.org) dal 2020 al 2023.