A Trento si sale, e non solo metaforicamente. Il progetto dell’ascensore panoramico che collegherà viale Bolognini con Mesiano prende forma giorno dopo giorno. Una sfida ingegneristica, ma anche un tassello importante nella visione di una città più accessibile, più sostenibile, più in dialogo con i suoi cittadini e le sue colline.
È una corsa di 86 secondi, ma destinata a durare nel tempo quella dell’ascensore inclinato progettato per superare i 76 metri di dislivello tra il fondovalle e la collina est. Un’opera che nasce quasi per scommessa, o meglio da una richiesta concreta: quella degli studenti universitari, che già nel 2018 avevano dato vita a un comitato per renderla realtà. Oggi quel sogno sta per diventare infrastruttura.
Il sindaco Franco Ianeselli non ha esitato a riconoscere il merito di una comunità studentesca sempre più protagonista nel definire i bisogni della città. “Così come con il trasporto a chiamata On/Off, anche in questo caso è stato un input partito dal basso a generare un progetto utile a tutta la collettività”, ha sottolineato. L’ascensore, infatti, non servirà soltanto la sede universitaria di Mesiano o la biblioteca Bum, ma collegherà il centro cittadino al parcheggio scambiatore in fase di progettazione, con l’ambizione dichiarata di sgravare il traffico urbano e alleggerire la linea 5 degli autobus.
A distanza di pochi mesi dall’avvio del cantiere, le strutture in calcestruzzo della stazione di monte sono già visibili, così come la prima tratta della via di corsa in acciaio. In autunno si passerà alla seconda fase, quella più ripida, che condurrà verso la futura stazione di valle, nei pressi del liceo Galilei. In primavera sarà la volta dell’installazione della cabina per i passeggeri, con il collaudo finale che anticiperà l’entrata in funzione prevista entro la fine dell’estate 2026.
Non è solo un’infrastruttura: è un progetto integrato, che si inserisce in un disegno più ampio. Lo ricorda l’assessore Michele Brugnara, che sottolinea come l’impianto sarà connesso alla rete ciclabile cittadina e, in prospettiva, anche alla ciclovia della Valsugana. Le cabine saranno accessibili a biciclette, passeggini, carrozzine, per una mobilità davvero inclusiva. Una passerella laterale garantirà la sicurezza lungo l’intero tracciato, anche in caso di emergenza.
Dal punto di vista tecnico, l’ascensore panoramico si muoverà su un tracciato lungo 160 metri, a corsa singola e reversibile, con una velocità di 2,5 metri al secondo. A bordo potranno salire fino a 50 persone per volta, di cui 14 sedute. Il sistema sarà interamente automatizzato e presidiato da un operatore nella stazione a valle, dove sarà situato anche il centro di controllo.
Accanto all’impianto verrà realizzato un nuovo percorso ciclopedonale largo quattro metri e lungo trecento, che si svilupperà a valle del Dipartimento di Ingegneria e della biblioteca universitaria, fino a connettersi con via Mesiano. Sarà costruito con una struttura in terre armate, a dimostrazione di come ingegneria e paesaggio possano dialogare nel rispetto del contesto ambientale.

Il valore dell’opera, anche simbolico, è stato richiamato da Alberto Venuto, già delegato ai trasporti del Consiglio degli studenti universitari e primo promotore del progetto. “Da utente dei mezzi pubblici so quanto quest’opera potrà fare la differenza. In quest’area gravitano oltre seimila studenti, e il numero è in costante crescita. Ridurre l’inquinamento, snellire il traffico e migliorare l’accessibilità è una priorità per la città, non solo per l’Università”.
Il cronoprogramma prevede il termine dei lavori entro settembre 2026. Il costo complessivo, compresi Iva e somme a disposizione, si attesta sui 6 milioni e 50 mila euro. Una cifra significativa, ma proporzionata alla portata del progetto e ai benefici attesi, anche sul fronte turistico. Come ha evidenziato il geologo Lorenzo Cadrobbi, la posizione dell’impianto consentirà a cittadini e visitatori di godere di una vista inedita sulla città, passeggiare nel parco del Galilei e raggiungere a piedi l’orrido di Ponte Alto.
In un tempo in cui la mobilità urbana è spesso sinonimo di stress e smog, Trento scommette su un modello diverso. Un’idea che sale lentamente tra le colline e invita a guardare più in alto.

