Indro Montanelli nacque a Fucecchio nel 1909. Alto, affilato di fisico e temperamento, occhi cerulei increduli e scettici sul mondo, le sue vicende sono note e non le riassumeremo qui. La sua figura di giornalista e scrittore divenne particolarmente autorevole quando, nel 1977, le Brigate Rosse attentarono alla sua vita, attingendolo alle gambe: un osso duro anche da far fuori.
Uomo di destra liberale, è rimasta nota la sua esortazione a votare Democrazia Cristiana “turandosi il naso”. Quelle categorie, politiche e mentali, oggi non esistono più; ma una rilettura dei suoi articoli, anche di cronaca e costume, le famose “Stanze” sul settimanale Oggi, per esempio, riflettono una ruvida saggezza difficilmente replicabile.
In dissidio con la testata di cui era stato simbolo, il Corriere della sera, fondò “Il Giornale”, da opporre alla coetanea “Repubblica”; quando il quotidiano gli fu scippato da Berlusconi Montanelli maturò una sana avversione per un “ganassa” meneghino, da lui considerato il distruttore del vero liberalismo filosofico e morale. Fu così che un certo ambiente lo attirò, al punto da indurlo, ormai ultraottantenne e sconsolato sulle sorti italiche, a interviste periodiche e malinconiche ad Alan Elkann.
Divorziato dopo un breve matrimonio negli anni quaranta. Indro , ristabilitosi dall’agguato brigatista, si decise a sposare la fidanzata ultradecennale Colette Rosselli, giornalista e novellista, nota come dispensatrice di consigli al femminile con lo pseudonimo di “Donna Letizia”, che lo lasciò vedovo nel 1996.
Le sue posizioni irritarono anche le femministe e fu diffusa una vecchia storia: Indro avrebbe sposato una dodicenne etiope, al temo della campagna di colonizzazione italiana, circostanza ritenuta, a posteriori, abietta ai limiti della pedofilia. Egli ricordò che si trattava di abitudine consolidata per i colonizzatori di tutto il mondo; la ragazzina in seguito si sposò e chiamò il primogenito come lui.
La sua collana della “Storia d’Italia” (con alternate collaborazioni di Mario cervi e Roberto Gervaso) rimane un punto fermo per chi volesse avvicinarsi a quell’epopea con occhio da studioso non paludato.
Forse, in finale di vita, manifestò una severità eccessiva verso Bettino Craxi: anche Montanelli cedeva, periodicamente, a un furore alla Savonarola che offuscava la sua imparzialità
Il 22 luglio 2001 era l’ultimo giorno del G8 di Genova, si sbaraccava, si contavano i danni ( e un morto), si preparavano i processi, con reciproche e sanguinose accuse, ma Indro non fece in tempo a commentare: e proprio quel giorno salutò il mondo.
Carmen Gueye
