Vittorio “ Cranio Randagio” Andrei: quando la propria vita non ha valore

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E’ l’11 novembre 2016, a Roma, quartiere Balduina. Pierfrancesco Bonolis, fotografo e filmmaker, compie 22 anni e dà una festa a casa sua. Non è il caso di pensare alle feste degli anni sessanta/settanta/ottanta, il termine ormai significa altro, ossia quello che è accaduto da quella sera alla mattina successiva.

Bonolis lavora alle clip musicali di Vittorio Andrei, artista musicale in ascesa; ha vinto un premio per il numero di visualizzazioni di un pezzo del suo genere, rap, hip hop, o come si chiama oggi, visto che cambia denominazione di continuo, e si registra una sua partecipazione a X Factor, con lo pseudonimo di Cranio Randagio.

Andrei è nato a Milano nel 1994, da genitori che lavorano nel mondo dello spettacolo; il padre Mario, dopo inizi in lavori “comuni”,  è diventato sceneggiatore di fiction di successo, la madre è attrice e terapeuta di danza; la coppia ha altri due figli maschi. La famiglia si sposta poi a Roma.


Per motivi sconosciuti, e comunque imperscrutabili come quasi sempre in questi casi, papà Mario nel 2010 si toglie la vita; abbiamo la voce della vedova, che afferma di aver provato a “tenerlo” per diciassette anni, forse per qualche forma depressiva o di dipendenza. Dopo la tragedia mamma Carlotta decide il trasferimento della famiglia a Brisbane, in Australia, ma i quattro ci restano solo due anni, per poi tornare a Roma, dove lei lavora in RAI e come cameriera in un ristorante.

Vittorio è alto, snello, baffi alla D’Artagnan, porta occhialetti intriganti, viso che “buca” lo schermo, contornato da dreadlocks all’uso terzo millennio, sciolti, o raccolti, o arruffati ad arte, ed una certa somiglianza con il collega Ghali. I suoi testi sono quelli in uso; per noi ultrasecolari cambia poco dall’ uno all’altro, ma ci è sembrato di avvertire esistenzialismo, dolore per i traumi familiari, aspirazione a “volare via”, come recita il suo pezzo più famoso, “Petrolio”.

C’è anche, da tre anni, una bella fidanzata, che però quella sera è assai contrariata: non sempre libera nel fine settimana per via del lavoro, attendeva quel momento per stare sola con lui: saputo della festa, si rifiuta di andarci (tra la decina di invitati, pare ci fosse una sola ragazza).

Alla spicciolata si fanno vivi i convocati, della stessa età media del padrone di casa, e si inizia a festeggiare, oltre al suo compleanno, anche l’ uscita del prossimo brano di Vittorio, ovviamente con regia di Bonolis.

L’alcol scorre alquanto, si conteranno una trentina di bottiglie vuote di vino e birra, ma fosse solo quello; si fumano parecchie canne, e passi; purtroppo gira un po’ di tutto, tra coca, ossicodone, MDMA (un tipo di extasy) e ketamina, considerata un sedativo per cavalli, adattato a uso umano. Si ascolta anche molta musica, soprattutto di un certo tipo, finché Pierfrancesco e Jaime Garcia De Vincentiis, i due forse più intimi di Cranio, si isolano con lui in una stanza, dirà Bonolis, per ascoltare musica a volume più alto, visto che quella camera è più appartata e non confina con altri appartamenti ( ma ci sono sempre quelli sopra e sotto e una parete moderna non è un fortino).

Si filma la circostanza: i tre appaiono con quell’aria approssimativa e vaga, il sorriso di beatitudine ed empatia che, a quanto pare, è proprio l’effetto che si vuole ottenere con certe sostanze, che potremmo definire sostitute della vecchia eroina, paradisi più “ingegnerizzati”. Vittorio forse è più abbioccato degli altri, sta praticamente sdraiato e viene inquadrato mentre sembra dormire, un po’ “russare”, gli occhiali storti sul naso.

Ma un russare non era, si appurerà, piuttosto un rantolo soporoso, detto “gasping”, presto non più avvertito perché anche gli altri sono storditi; e chi si affaccia in camera, a parte scherzare un po’ su questi pisolini lisergici, poi evidentemente se ne va: non è chiaro se salutando, alla chetichella, a che ora.  Verso le nove di mattina la stanchezza ha il sopravvento su quelli rimasti e si cadrà in un sonno profondo fino al risveglio, verso le 13: il risveglio di due soli, perché Vittorio non respira più.

I poliziotti, giunti dopo l’ambulanza, riferiranno di non aver trovato traccia di stupefacenti, evidentemente fatti sparire, solo una cappa di fumo stagnante. Il medico legale parlerà di un mix letale di tutte le droghe, tra le quali la ketamina, da sola, sarebbe bastata a provocare la morte del giovane.

Dopo cinque anni si arriva a un processo, in verità alquanto strano. Tutti i presenti alla festa si defilano da responsabilità, lasciando intendere che Cranio era stato l’ unico consumatore compulsivo della nottata, probabilmente uscendo per rifornirsi.

Quali sarebbero le accuse?  Ai due amici, di favoreggiamento nei confronti dello spacciatore, Francesco Manente, che aveva fornito una quantità incessante di quelle sostanze, durante le ore di bagordi, accusato di morte in conseguenza di altro reato. Il risultato finale è l’assoluzione di quest’ultimo; due anni e sei mesi per gli amici, che hanno proposto appello, mentre i reati si stanno prescrivendo.

In udienza la presidente non ha risparmiato una polemica con la madre della vittima, che ha ammesso di non essersi mai accorta di altro che di qualche spinello, ma ha protestato di aver dovuto mandare avanti da sola una famiglia e che il dialogo con i figli non è mai mancato; aggiungendo che, dopotutto, anche un figlio è padrone della sua vita e poco ci si può fare.

E’ il caso di celebrare processi del genere? Una volta si andava alle feste per pomiciare. Vittorio, che la vita pur stava ricompensando in cambio dei suoi dolori, ha preferito mollare la sua ragazza per una notte di follie, probabilmente per dimenticare i drammi alle sue spalle. Forse la sua fine ha salvato altri da eccessi senza causa, dal cupio dissolvi che sembra essersi impadronito di tanta parte della società.

Carmen Gueye

Carmen Gueye
Carmen Gueye
Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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